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Alessandro D'Avenia

Editore: Mondadori
Edizione: 1
Anno edizione: 2016
Pagine: 216 p. , Rilegato

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

  • EAN: 9788804665793
Usato su Libraccio.it € 10,26

“Da te ho imparato, Giacomo, come si guardano le stelle da una finestra mentre il mare, specchio del purissimo azzurro del cielo, respira infaticabile e tranquillo. Da te ho imparato come ci si meraviglia, sovrastati dalle cose non fatte dall’uomo che ispirano quelle che ancora può fare.”

Uno dei giochi che il professore Alessandro D’Avenia ama fare con i suoi studenti del liceo è quello di iniziare a raccontare la vita di scrittori e poeti partendo da un’immagine o da una fotografia. A suo dire questo è un modo alternativo di fare le presentazioni, come se si trattasse di un amico incontrato per caso.

Con un solo poeta D’Avenia esordisce in maniera diversa, lo presenta come “Il più grande poeta moderno” e poi i ragazzi devono indovinare di chi si tratta. Difficilmente viene fuori il nome di Giacomo Leopardi, perché purtroppo Leopardi si porta dietro quel manto di “sfiga” e pessimismo che una certa critica gli ha affibbiato molti lustri fa. Non deve essere facile per un professore innamorato della sua poetica, convincere gli studenti che quello di Giacomo Leopardi non è pessimismo, ma che il suo pensiero anzi è vitale, esplosivo, tendente all’infinito.

Già il regista Mario Martone con il film Il giovane favoloso del 2014 ha provato, anche grazie a una magistrale interpretazione di Elio Germano, a capovolgere l’immagine del poeta di Recanati. Oggi D’Avenia riparte dalla stessa identica immagine, quella di un adolescente seduto vicino alla finestra e intento a leggere i testi dell’immensa biblioteca paterna ma sempre tenendo un occhio fuori, verso la natura, per creare un contatto intimo tra Giacomo Leopardi e tutti gli adolescenti.

In questo libro, che è una lunga lettera scritta in seconda persona, Alessandro D’Avenia si rivolge direttamente al suo amico Giacomo chiedendogli essenzialmente due cose: cosa vuol dire essere adolescenti e cosa rimane dentro di noi di questa età della vita. Per poi, naturalmente, ringraziarlo.

 “Grazie per avermi ricordato che l’immaginazione non è cosa da poeti, ma da uomini che fanno di ogni azione poesia, cioè compimento: è poesia un amore fedele, è poesia un piatto gustoso, è poesia una spiegazione appassionante. Questa lezione mi serve tutti i giorni in classe, quando devo mettere la mia immaginazione al servizio dei volti acerbi dei miei alunni, per vedere l’invisibile che si cela dietro il loro informe essere al mondo. Questa è la poesia del mio mestiere […]. Loro sono la mia biblioteca di inediti.”

Una cosa è subito chiara: gli adolescenti non hanno domande, ma sono domande, sono un continuo oscillare tra desideri e disastri (de-sidera, distanza dalle stelle e dis-astro, assenza di stelle). Ma come fare a trasformare questa estrema fragilità, questo limite incipiente, in bellezza? 

È Giacomo Leopardi l’unico poeta ad aver creato massimi esempi di bellezza partendo dai suoi stessi limiti ed è lui il testimonial migliore per spiegare a tutti gli adolescenti di oggi come fare a capovolgere in positivo le loro vite.

Attraverso la lettura delle sue opere, soprattutto dello Zibaldone che Alessandro D’Avenia dimostra di conoscere approfonditamente, partecipiamo alla creazione di un nuovo Leopardi e intraprendiamo un viaggio sorprendente al termine del quale la natura, la sapienza e il nostro io si congiungono in un unico elemento alchemico.

Se sia una lettura più indicata per l’adolescente che voglia affrontare con slancio questa fase della vita, o per il docente che abbia voglia di misurarsi con la grande sfida lanciata da D’Avenia, questo non possiamo dirlo. Di certo possiamo dire che questa nuova prova dell’autore di Bianca come il latte, rossa come il sangue non è solo un romanzo d’amore, ma è una dichiarazione d’amore, verso un’età della vita e soprattutto verso il suo mestiere di insegnante.

Recensione di Annalisa Veraldi

Recensioni dei clienti

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    Martina

    05/01/2017 17.11.47

    Apparentemente interessante e originale. Poco scorrevole anche se i concetti espressi fanno riflettere molto su alcuni aspetti della vita e le testimonianze riportate all'interno sono decisamente toccanti, non mi ha preso più di tanto forse perchè privo di una trama ben precisa. Ho apprezzato molto il linguaggio utilizzato dall'autore.

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    Nadia

    03/01/2017 12.17.50

    Questo libro contiene delle pagine davvero notevoli... io personalmente ho sottolineato diversi passaggi, e ho consigliato ad alcuni amici e famigliari di leggerlo. Tuttavia, come ha scritto qualcuno prima di me, spesso l'autore è ripetitivo fino alla noia, e questo ovviamente fa calare l'attenzione. Diciamo che bisogna saper avere pazienza nella lettura di questo testo, perché ci sono gemme disperse qua e là, e sarebbe un peccato lasciarsele sfuggire.

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    Talisie

    30/12/2016 09.04.07

    All’autore vanno riconosciute senz’altro una cultura letteraria approfondita e l’autenticità delle sue passioni, e cioè scrivere e insegnare, entrambe condotte in virtù di una “chiamata” personalmente ricevuta. Detto questo, però, il libro si presenta piuttosto ripetitivo, costruito sulla simulazione di un epistolario in cui a Leopardi vengono rivolte domande, spesso alla fine di un capitolo-lettera, su argomentucci di poco conto come la vita, la natura, la morte etc. Ad appesantire il tutto c’è poi la solita retorica dell' odierna adolescenza sigillata in un mondo virtuale, incapace di fruire dei veri beni; in tanto grigiore compare fortunatamente l’insegnante sensibile, che ha già capito tutto, il quale con adeguata maieutica riesce a salvare questi studenti maltrattatati dalla vita. Con ciò non si vuole assolutamente attribuire un atteggiamento di sdegnosa superiorità all’autore che, anzi, da quanto dice, risulta essere un ottimo professore, sicuramente e giustamente amato dalle sue classi, ma certo tutto l’armamentario polveroso sui disagi di quell’età delicata un po’, ammettiamolo, annoia. D’altra parte, ciò fa parte della storia della letteratura a partire dai lirici greci: essere giovani e melanconici, pieni di vigore fisico, ma tristi e spaesati è un topos che dura da secoli. Di certo Leopardi l’ha saputo esprimere meravigliosamente e D’Avenia ha citato passi adattissimi a rappresentarne il travaglio, ma una sintesi maggiore avrebbe giovato al messaggio. Un’ultima nota: chi le ha detto, caro collega, che i “Promessi Sposi” e la “Divina Commedia” sono i libri più odiati dagli italiani? Mi fa piacere correggerla rivelandole che, almeno nelle mie classi, riscuotono a tutt’oggi un grandissimo successo.

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    carlo

    04/12/2016 09.49.55

    Un libro da leggere per riscoprire dimensioni che il pantano della vita quotidiana tende a nascondere. Lo consiglio a chi pensa che la vita non abia piu molto da dirgli.

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    Francesco

    10/11/2016 20.31.13

    D' Avenia ha investito tutta la sua vita per i ragazzi ha un grande dono che mette a disposizione ho letto tutti i suoi libri e sono davvero interessanti e di sostanza cosi' e' anche questo libro

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    la libraia

    10/11/2016 14.33.00

    Letto in un giorno. Piacevole narrazione che parte da Leopardi per spaziare "in giro per la letteratura" e anche per riflettere sulla fatica di vivere. Nulla a che vedere con il film "Il giovane favoloso" di Mario Martone. Se cercate quell'atmosfera sarà una delusione.

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