Traduttore: S. Basso, D. Fargione
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2007
Pagine: 431 p., Rilegato
  • EAN: 9788806178819
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Recensioni dei clienti

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    Cristiana

    07/06/2014 23:39:06

    Questo libro è migliore di altri di Barnes anche se ha i difetti esattamente opposti a quelli degli ultimi romanzi: è prolisso ed eccessivamente analitico nella descrizione di personaggi a volte completamente insulsi come George. Quello che mi scoccia è che alla ricerca delle motivazioni per le quali questo autore è così spinto dalla critica ufficiale mi sto leggendo senza alcuna soddisfazione tutto quello che ha scritto.

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    francesco db

    29/01/2014 19:27:52

    Un libro bellissimo, di raffinata intelligenza. Coinvolgente. Perché non ripubblicare IL PAPPAGALLO DI FLAUBERT? Il vero capolavoro di un grande scrittore qual è Barnes.

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    alberto genovese

    16/02/2011 17:59:16

    In un certo senso lo si potrebbe definire un romanzo storico, se per storia intendiamo la cultura e la mentalità di un'epoca, vista attraverso la lente di ingrandimento di un minuscolo avvenimento di provincia, di quelli che non compaiono mai nei libri di storia. Diciamo "microstoria", nel significato proprio della storiografia francese del secondo Novecento. Romanzo nel senso più compiuto di questo ondivago termine: per il ritmo in crescendo, per la solida architettura degli avvenimenti sapientemente accumulati e concatenati con l'astuzia artigianale di un giallo e lo splendido intaglio psicologico dei personaggi.

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    Rudi Bertagnolli

    05/06/2008 16:22:34

    Deludente. Molto lontano dagli esiti felici de “Il pappagallo di Flaubert” (libro peraltro introvabile su IBS), che avevo apprezzato molto. Ho letto il libro perché il soggetto mi sembrava interessante e attuale (l’accanimento contro il diverso), sperando di trovarvi un resoconto dell’accaduto, magari attento anche a ricostruire il clima politico e culturale dell’epoca. Probabilmente la mia aspettativa era infondata: l’affresco di costume non è nelle capacità, e ritengo nemmeno negli interessi, di Barnes, decisamente più a suo agio con la psicologia del grande personaggio. La mia impressione è che la vera intenzione di Barnes è tracciare un ritratto biografico, in forma romanzesca, di Conan Doyle e il povero George esiste solo per magnificare la figura di Arthur: in effetti, a dispetto del titolo, nel libro c’è molto “Arthur” ma poco “Arthur e George”.

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    Roberta

    25/03/2008 09:45:58

    Un Sir Arthur Conan Doyle in versione investigatore per risolvere una storia realmente accaduta nell'Inghilterra vittoriana. Un bel raacconto giallo in cui due personaggi dalle esistenze differenti si incontrano per risolvere un caso giudiziario. Conan Doyle mette in pratica i metodi investigativi del suo celebre personaggio ma dovra' convenire che la vita reale ' e letteratura non combaciano.

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    f.

    17/12/2007 09:36:39

    Romanzo timidissimo, ambiziosissimo e bellissimo. Che andrebbe letto, e riletto, con attenzione. L'impressione che ho avuto è che Barnes abbia, con grande cura, pazienza e calma, decostruito, o smontato, se si preferisce, ciò che per gli esseri umani è quel liquido intrico di fatti, opinioni, emozioni, pregiudizi, desideri e rancori che va sotto il nome di realtà. A tratti mi è parsa una parabola che tenta d'illustrare le ragioni (e sragioni) di un paese come la Gran Bretagna in guerra con un altro paese. Ma l'autore è abbastanza elegante e intelligente da tenersene alla larga e si limita a ricostruire una vicenda vera accaduta all'inizio del xx secolo, poi vedrà il lettore se far “speculare” su questa storia vicende enormi e contemporanee come la guerra. Pensavo, e come sentiero da percorrere continuo a preferirlo, che per indagare il concetto di realtà si potesse farlo solo attraverso la lingua, lo sperimentalismo della lingua: costruire un sofisticato e agilissimo congegno linguistico e liberarlo nei campi della realtà, come ha fatto Joyce, o altri; Barnes mi ha dimostrato che si può anche fare utilizzando una lingua nitida, classica, composta (e qui ci vorrebbe un altro aggettivo, quello giusto, che sento di avere sulla punta della lingua ma che mi sfugge: fiduciosa?, affidabile?... boh, non so). La moltitudine di parole che va a costituire Arthur e George è sobria, dimessa, english, ordinata, fitta: ogni pagine sembra un plotone sull'attenti. Chiuso il libro mi sono detto: più si ha il coraggio di vedere come siamo fatti dentro, meglio si capisce cosa sta dinnanzi ai nostri occhi, meglio si riesce a vedere scorrere la realtà. Ottima lettura per le vacanze natalizie, tra una scorpacciata e l'altra.

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