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scheda di Cirignano, A., L'Indice 1994, n. 2

Una cosa, nel libro, manca. Potremmo definirla l'"ossessione del ritratto forte", ovvero quella disposizione di fondo, non rara nel genere biografico, che fa sì che la molteplicità dei tratti di un carattere e dei fatti che vi si collegano venga usata, a ragione o a torto, per portare acqua a un solo mulino, forzando così un'immagine finale univoca, chiusa, polemicamente orientata. Marchesi non ci sta e, benché innamorato di Toscanini e dunque incline all'indulgenza, assume piuttosto l'atteggiamento "di servizio" di chi dà voce a più testimoni; di chi lascia ai fatti la libertà di contraddirsi magari, ma anche di raccontare con la naturalezza della vita, senza fretta, senza risparmio di parentesi e di dettagli, senza l'artificio di continue strettoie probatorie. Emiliano - e parmense d'adozione -, egli dipinge con cura, all'inizio, i luoghi del giovane Toscanini, il temperamento generoso e passionale "d'oltretorrente", in una Parma postunitaria dove ancora "la disciplina stava alla musica come l'uniforme al militare". Il resto è cronaca: il calendario puntuale di una leggenda artistica (incarichi, repertori, scelte interpretative, critica) e umana riverberata nel vasto mosaico dei suoi frammenti aneddotici, spesso proverbiali. Quando alle tracce mnemoniche del mito si affiancano quelle tecnologiche (di nastri e dischi si dà poi una lista orientativa), il critico ed estimatore musicale contende la penna al biografo, e il "grande plastico del trionfo" toscaniniano, chissà come, si fa ancora più vivo, più vicino.