L' assedio. Troppi nemici per Giovanni Falcone

Giovanni Bianconi

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 24/04/2017
Pagine: Brossura
  • EAN: 9788806233709

14° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Politica e governo - Corruzione politica

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    Giancarlo Lupi

    26/10/2017 11:44:08

    Giovanni Falcone era un uomo solo. Come recita il sottotitolo del volume, egli aveva troppi nemici. Quali? In primo luogo Cosa Nostra, che Falcone portò alla sbarra facendone condannare i capi all’ergastolo. Poi l’area vasta di quanti erano contigui a Cosa Nostra, nel mondo politico e non. In terzo luogo (e verrebbe da dire soprattutto) molti ambienti della magistratura italiana. Falcone aveva svelato la struttura organizzativa di Cosa Nostra, basata su un’unica struttura piramidale di comando, che assumeva decisioni e deliberava i delitti e su regole interne inderogabili. Egli intuì che il contrasto alla mafia necessitava di metodi nuovi e di una Procura (e di un procuratore) nazionale antimafia, nella quale confluissero e fossero centralizzate tutte le indagini fino ad allora segmentate. Ma gran parte della magistratura ritenne che la Superprocura avrebbe ridotto il “potere diffuso” di indagine dei singoli magistrati e sarebbe diventata “un Cavallo di Troia per mettere in discussione l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e l’obbligatorietà dell’azione penale”. Di qui la diffidenza del mondo magistratuale verso Falcone, cresciuta dopo che egli divenne Direttore generale degli Affari penali quando ministro della Giustizia era il socialista Martelli, in un governo guidato da Giulio Andreotti. Il libro di Bianconi offre tanti spunti che meriterebbero di essere raccolti. Ma, alla fine della lettura, resta un interrogativo: dietro la morte di Falcone (e di Borsellino) ci fu solo la mafia? Bianconi non si pone la questione, ma nella “società politica” è stata più volte affacciata l’ipotesi che Falcone sia morto anche a causa di interessi internazionali intenzionati a stroncare alcune sue indagini su casi di grande riciclaggio (come quello legato all’uscita dalla Russia post comunista di ingenti somme di denaro nella disponibilità del KGB, sul quale il Procuratore russo Stepankov aveva chiesto e ottenuto la collaborazione di Falcone).

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    Maxdebe

    11/09/2017 07:17:49

    Un libro biografico che si legge tutto d'un fiato come un romanzo. Un'accurata e coinvolgente ricostruzione della carriera di un uomo che ha cambiato le sorti del nostro paese. Mi ha emozionato dalla prima all'ultima riga. Consigliatissimo.

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    Fernando Orsini

    02/05/2017 12:37:08

    Penso che sia il libro che mancava per spiegare per intero la vita più che la morte di Giovanni Falcone. Giovanni Bianconi, una delle penne più fini del panorama giornalistico italiano, uno scrittore-giornalista di razza che ha consultato migliaia di atti, colma con una scrittura incalzante quella lacuna, smontando pezzo per pezzo molte non verità e smascherando i tanti finti amici dell'uomo più odiato da Cosa Nostra. Non mancano pagine che mettono i brividi, emozionano e commuovono, ma non mancano altre che ti fanno comprendere come Giovanni Falcone sia (insieme a Paolo Borsellino) il giudice più amato da morto e, nel contempo, il più contrastato e perseguitato in vita da diversi poteri dello Stato. Un saggio assolutamente da leggere e che darà un significato particolare al 25* della strage di Capaci.

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Il nome ufficiale era Stay behind, che letteralmente significa «stare dietro»; sottinteso: le linee dell'ipotetico invasore dall'Est comunista, da scompaginare attraverso la rete clandestina di patrioti addestrati a sabotare e resistere. Un'operazione imbastita dall'Alleanza atlantica a metà degli anni Cinquanta, ma in Italia nessuno ne ha saputo niente - tranne pochi governanti e ufficiali del servizio segreto militare - finché il presidente del Consiglio Giulio Andreotti l'ha resa pubblica, a ottobre del 1990. Chiamandola col nome «Gladio», dal simbolo della piccola spada a doppia lama contornata dal motto Silendo libertatem servo, «in silenzio servo la libertà». Da quel momento cominciarono a inseguirsi interrogativi e polemiche, come sempre quando s'intrecciano politica e trame occulte, nel Paese a «sovranità limitata» imposta dagli americani. Stavolta c'erano di mezzo anche la Cia e i depositi nascosti di armi e esplosivi, quanto bastava per alimentare dubbi su possibili collegamenti con le bombe che hanno condizionato la vita pubblica dal dopoguerra in avanti. Dopo un anno e tre mesi di indagini, sospetti e scambi d'accuse, ecco le prime conclusioni. Giudiziarie e politiche. Ovviamente discordanti e contrapposte, come si addice ai misteri italiani.