Gli ateniesi d'Italia. Associazioni di cultura a Firenze nel primo Novecento

Laura Cerasi

Editore: Franco Angeli
Anno edizione: 2000
In commercio dal: 1 maggio 2000
Pagine: 240 p.
  • EAN: 9788846421814
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recensioni di Vittoria, A. L'Indice del 2000, n. 12

In un contesto storiografico generalmente poco interessato alla storia della cultura - seppure si stia lentamente affacciando una tendenza opposta - le vicende delle associazioni culturali godono ancor minore fortuna: di grande importanza, quindi, questo volume di Laura Cerasi che, attraverso una ricerca attenta e capillare, indaga diverse istituzioni culturali della Firenze tra la fine dell'Ottocento e la prima guerra mondiale, nell'ambito delle trasformazioni politiche e sociali e dei processi di modernizzazione del capoluogo toscano, che aveva vissuto per brevissimo tempo la gloria di capitale, "Atene d'Italia" come la si volle appellare.
Il volume costituisce una ricostruzione - attraverso le fonti a stampa e i materiali prodotti dalle diverse associazioni, affiancate da fondi privati e carteggi - del tessuto sia di relazioni personali sia di formazioni associative gravitante attorno alla rivista "Il Marzocco" e ad alcuni sodalizi tesi alla diffusione della cultura e alla tutela del patrimonio artistico: la Società Leonardo da Vinci, gli Amici dei monumenti, l'Associazione per la difesa della Firenze antica, la Società per l'arte pubblica, l'Associazione per la difesa e l'incoraggiamento degli studi classici, la Società dantesca e la più politica Società Dante Alighieri, per citare le maggiori. Associazioni che si trovavano a metà strada tra i cenacoli eruditi e i circoli d'élite ottocenteschi e le riviste e i gruppi d'avanguardia dell'inizio del secolo, e che svolgevano un ruolo diverso da quello, più propriamente educativo, dell'Istituto di studi superiori.
La funzione assolta da questo associazionismo culturale, solidamente radicato nella vita cittadina, non fu - come sottolinea l'autrice - "di accompagnare il contrastato processo di democratizzazione della vita pubblica", ma piuttosto "di costituire un canale di formazione e regolato allargamento delle classi dirigenti". L'attività e la produzione culturale di queste istituzioni si tramutò in una sorta di mobilitazione civile, che per alcune, verso la fine degli anni dieci, quando si andava sempre più radicando il movimento nazionalista, sarebbe poi divenuta di natura politica, fino all'interventismo al momento del conflitto mondiale.

(A.V.)