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Alexis de Tocqueville

Curatore: P. Ercolani
Editore: Dedalo
Anno edizione: 2008
Pagine: 346 p. , Brossura
  • EAN: 9788822055101
Tocqueville non solo è un autore di moda, ma anche un precursore conteso. Sempre più spesso, per dare autorevolezza a una presa di posizione nel dibattito politico attuale, si fa il possibile per collocarsi nella scia dello scrittore normanno. Una prova di questo assunto la offrono questi due volumi, in cui viene presentato, con accenti diversi, un problema controverso dell’esegesi tocquevilliana. Tocqueville aveva infatti perso la fede nel corso dell’adolescenza, però riteneva essenziale il ruolo di collante sociale della religione nelle società democratiche, dove non esiste più l’ordine cetuale e dinastico. Questo intreccio tra convinzioni personali e analisi sociologiche da applicare alla politica può prestare il campo a equivoci, portando a presentarlo volta a volta come un campione del laicismo o come un criptoclericale. Per quanto propenda, fin dal titolo, per il Tocqueville non credente, la raccolta curata da Ercolani risulta utile perché mette a disposizione del lettore i passi delle opere e delle corrispondenze dedicati al tema religioso, consentendo di apprezzare la complessità della posizione toquevilliana. Il lavoro è però viziato da un’ostilità nei confronti del liberalismo. Di questa lettura preconcetta fa le spese anche Tocqueville che, anacronisticamente, è presentato come un teorico dello scontro fra civiltà. L’altro volume raccoglie alcuni articoli del 1844 sul problema della libertà di insegnamento e un saggio di Anna Maria Battista, pubblicato originariamente nel 1976, dedicato appunto all’analisi di questi scritti tocquevilliani. In copertina campeggia il nome dello scrittore, però i suoi articoli coprono circa quaranta pagine, mentre lo scritto della compianta storica romana occupa i due terzi del volume. L’operazione editoriale è volta a sottolineare come Tocqueville sia non solo rispettoso della libertà religiosa, ma sia convinto che la chiesa possa svolgere un’essenziale opera di libertà. Da qui la sua opposizione al monopolio statale dell’istruzione, che era invece tipica di molti liberali francesi del tempo. Non viene ricordato, però, che la posizione tocquevilliana suppone un regime di piena separazione con lo stato ed è cioè coerentemente anticlericale. Tuttavia, il problema non è quello di accordarsi sull’etichetta da affibbiare a Tocqueville, ma di intendere l’origine storica di questa sua idea. Problema non affrontato né nel saggio di Ercolani, che è un intervento di carattere politico-ideologico, né nello scritto di Battista, che pure ricostruisce con cura filologica la posizione di Tocqueville. Le sue convinzioni in materia di politica religiosa vanno lette alla luce dell’esperienza americana. Nel famoso soggiorno, fra il 1831 e il 1832, il giovane magistrato in missione rimase affascinato dal circolo virtuoso tra spirito religioso, legame sociale e libertà politica che vide nella repubblica di oltreoceano. A quel modello rimase sempre fedele e tentò, nella sua esperienza politica, di riproporlo in circostanze diverse.
Maurizio Griffo