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Curatore: A. Salza
Editore: UTET
Collana: Atlanti
Anno edizione: 1998
Pagine: VIII-412 p. , ill.
  • EAN: 9788802052762

recensione di Tozzi, M., L'Indice 1998, n. 3

"Come fai a comprendere un popolo che per spostare cento chili usa un bastone di bambù e per sollevare un chicco di riso ne usa due?". Ovvio che non avrebbero potuto mai vincere, gli statunitensi, in Vietnam, ma questa "è" antropologia? E - soprattutto - l'etnologia "è" una scienza? Ecco alcune delle domande che non troveranno risposta nemmeno nell'"Atlante delle popolazioni", ma che sicuramente verranno qui impostate correttamente, dandovi comunque l'impressione di un insieme di discipline ormai moderne e mature. E, insieme, basilari considerazioni che la congiuntura ecologica rende attualissime: l'uomo della biosfera - quello "moderno", occidentale - può rifornirsi di cibo e sostentarsi con derrate provenienti da qualsiasi parte del pianeta, può, insomma, scegliere. Ma quale sarà il destino dell'uomo appartenente a un solo ecosistema, quello che chiamiamo, a torto, "primitivo", che in caso di crisi non potrà rifornirsi altrove e soccomberà?
Alla base degli studi delle popolazioni c'è un lungo, attento e continuo lavoro sul campo, che si indovina in trasparenza attraverso ogni pagina dell'"Atlante" e che affiora decisamente nelle decine di box disseminati qua e là con apparente "nonchalance", ma, invece, luccicanti richiami per il lettore che si fosse momentaneamente sperduto tra le grandi pagine satinate. Merende a base di insetti e piccoli rettili in Nuova Guinea, attese di giorni per essere accettati da tribù se non come uomo almeno come "bambina" (!), ore per imparare a far parte del paesaggio, tè nel deserto con i Tuareg e molto altro nei piccoli riquadri beige in cui Salza ha distribuito in pillole la propria esperienza sul terreno e quella di altri famosi (e non) etnologi d'assalto o viaggiatori (non preoccupatevi, Chatwin non manca mai). Peraltro l'etnologia è uno dei pochi "mestieri" basati sull'osservazione in cui il protagonista può rifiutarsi decisamente (e talvolta furbescamente) di farsi oggetto e rendere vano il lavoro di anni con un semplice gesto. Insomma, gli aspetti dinamici delle popolazioni emergono non solo dalle moderne carte tematiche etnografiche (che costituiscono peraltro solo un capitolo del volume), ma anche da brani di esperienza vissuta, a dimostrazione del carattere empirico di una "scienza" che sembra ancora in attesa di una sua rivoluzione palingenetica.
Storia della specie umana, biologia evoluzionistica e ominazione compongono i primi capitoli dell'"Atlante": una parte organica, completa e ben riuscita che affascinerà anche il lettore meno esperto, sebbene il linguaggio non faccia di questo volume un testo per tutti. Fra l'altro svelerà, anche a chi era convinto del contrario, che la caccia non è affatto una strategia recente, ma una specie di gioco rituale che ha assunto solo per poco tempo valore di sopravvivenza per rientrare subito dopo (soprattutto oggi) nell'alveo ludico originario. Insomma chi vi dice che l'uomo è nato cacciatore sbaglia, e la dimostrazione viene dalla ricerca antropologica delle nostre origini fatta sul terreno, da cui si evince come raccogliere frutti e nutrirsi di carogne fosse molto più conveniente - in termini energetici - che cercare di catturare animali più grandi e molto più forti. "Prede" eravamo, e non ancora abbastanza moderni per inventare le armi che, all'inizio, erano decisamente inadeguate.
Altro problema; dov'è situabile la "razza nera"? Voglio dire, è in Africa o a Harlem, nel cuore dell'Australia o nel Suriname? Salza non fornisce risposte secche, ma ricorda che le razze biologicamente non esistono, vista la nota interfecondità degli uomini, con tanti saluti ai razzisti di tutte le latitudini. E poi: economia, rapporti uomo-ambiente, complessi etnologici, prima di arrivare alla geografia delle popolazioni e all'utile dizionario finale dei popoli. Peccato la mancanza di un indispensabile indice analitico (forse sarebbe stato sterminato), che neppure le fotografie o i suggestivi disegni esplicativi riescono a far perdonare. L'"Atlante" recupera a fondo lo spirito di tutti i libri di questo tipo: essere un luogo di navigazione culturale dove ognuno può costruirsi il proprio itinerario personale di lettura tra i moltissimi possibili.