Attori, mercanti, corsari. La commedia dell'arte in Europa tra Cinque e Seicento

Siro Ferrone

Editore: Einaudi
Collana: Saggi
Anno edizione: 1993
In commercio dal: 1 gennaio 1997
Pagine: XXXII-353 p., ill.
  • EAN: 9788806131838
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FERRONE, SIRO, Attori mercanti corsari

AA.VV., Comici dell'Arte. Corrispondenze
recensione di Pieri, M., L'Indice 1994, n. 2

Fra sporadiche tentazioni di abbandonarsi a esercizi brillanti intorno a oggetti d'indagine presi appena come spunti per alludere ad altro e la pratica rassicurante di uno specialismo di massa sempre più esoterico e futile, la saggistica scientifica di materia umanistica sembra di recente avvolta in un fatale torpore, condannata a diventare un residuato irrilevante di tempi in cui l'accademia era in grado di garantire una qualità standard dei suoi prodotti.
È raro quindi registrare l'uscita di libri che, da osservatori storico-filologici, non si limitino a fornire informazioni, ma riescano davvero a spiegare qualcosa di nuovo con intensità comunicativa e senso critico adeguati. La Commedia dell'Arte, oltretutto, ha subito nella sua storia esegetica corsi e ricorsi di ogni genere, emancipandosi solo di recente da oggetto di equivoci amori eruditi a fenomeno storicamente e culturalmente rilevante, su cui si è cominciato a fare chiarezza disseppellendo documenti scritti e iconografici di vario genere e facendo luce sul contesto storico-economico in cui lavoravano gli attori che ne furono i protagonisti, e sulle loro stesse vite.
Questo volume di Ferrone sembra chiudere una stagione di riscoperte che è stata vivacissima e fruttuosa, e lo fa con chiarezza e coraggio, incorniciando con eleganza, anche narrativa, una mole imponente di dati, di personaggi, di fenomeni artistici, culturali, antropologici, geografici e politici, che solo nel loro reciproco intreccio potevano appunto restituire il senso globale di un fenomeno tanto atipico e liminale rispetto alla cultura alta quanto emblematico, per il suo carattere riassuntivo e trasversale, di una crisi del Rinascimento che è anche, talvolta lo si dimentica, la transizione verso la modernità che ancora ci appartiene.
Sulla scia di suggestioni scaturite dal lavoro in collaborazione con Ludovico Zorzi, suo predecessore sulla cattedra di storia del teatro della facoltà di lettere di Firenze, l'autore ha condotto una serie di ricerche d'archivio intorno ai luoghi, ai personaggi, ai libri, ai protettori e ai nemici del teatro professionistico delle compagnie che portarono all'Europa le grandi scoperte dello spettacolo all'italiana, focalizzando infine l'attenzione intorno a quel cinquantennio cruciale (1580-1630) convenzionalmente inaugurato dall'apertura dei primi teatri pubblici veneziani (segno esplicito di un rinnovamento sociologico del pubblico che sta infatti alla base del fenomeno) e concluso dal sacco di Mantova, traumatica fine di una civiltà signorile che aveva fatto dello spettacolo un tramite importante di autocelebrazione e di propaganda internazionale del proprio incerto prestigio. Fu in quest'epoca che fiorirono le più grandi compagnie dell'Arte, grazie alla genialità di alcuni attori-impresari-drammaturghi della terza generazione del professionismo organizzato, a cui ben si attaglia, in tutta la sua ampiezza semantica, lo status semilegale di corsari, secondo una fortunata metafora di Niccolò Barbieri, celebratore di "que' corsari illustri, che sgombrano il mare de' ladroni pirati e che s'oppongono a' nemici di nostra fede, ché vi è differenza da chi ha per arte il furto a chi ha per fine guerriero onore. Così vi sono comici tanto lontani dall'esercizio de' mimi e buffoni quanto da' corsari illustri a' pirati".
A costoro appunto l'opera è idealmente dedicata, come ai coraggiosi esponenti di un teatro che registra per la prima volta, proprio fra Cinque e Seicento, "il massimo scarto fra i punti di vista di chi fa e di chi vede lo spettacolo", facendosi insieme estremamente tecnico e sociologicamente estraneo all'esperienza degli spettatori, portatore di inquietudini e contraddizioni che ne costituiscono l'inedito fascino. Alla ricerca dei loro segreti il libro si snoda così lungo tappe diverse, dedicate alla storia materiale di quel teatro (i viaggi delle compagnie, i luoghi degli spettacoli, l'economia fra impresariale e mecenatesca che vi sottende) e al profilo biografico di alcuni suoi protagonisti: segnatamente don Giovanni de' Medici, l'avventuriero onorato protettore dei Confidenti, Tristano Martinelli, l'Arlecchino compare del re di Francia, ultimo dei grandi buffoni, Giovan Battista Andreini, Lelio, drammaturgo di fama europea, Pier Maria Cecchini, Frittellino, suo eterno e alla fine sfortunato concorrente, e ancora Silvio Fiorillo, inventore di Pulcinella, Orazio Barbieri, Beltrame, appassionato difensore dell'onorabilità del mestiere, e tanti altri minori e minimi.
Questo libro, così denso eppure capace di non perdere mai di vista le grandi coordinate storiografiche del problema, ne ha alle spalle un altro, che ne costituisce in qualche modo il laboratorio: la raccolta di corrispondenze dei medesimi attori, per la prima volta restituite alla lettura in esauriente veste filologica, uniche fonti di informazione veramente primarie (a differenza degli ambigui componimenti letterari dati alle stampe dai comici), "le più lontane dai disegni ideologici generali con cui gli storici della cultura hanno ingessato la storia del teatro". Si tratta di un corpus di più di trecento lettere, reperite soprattutto negli archivi fiorentini e padani e rivolte, nella stragrande maggioranza dei casi, a principi o a segretari di principi, che documentano con vivezza la quotidiana battaglia del lavoro attoriale, i suoi difficili rapporti con le corti, specchio non metaforico in cui i comici si collocano "come questuanti, dialoganti, negoziatori, supplicanti o prudenti antagonisti", l'organizzazione interna delle compagnie nel nascente mercato intellettuale, che vede intensi scambi di uomini, di libri e di idee fra le ultime signorie italiane e la Parigi in via di diventare capitale culturale d'Europa. Il recupero e la messa in sequenza di questi documenti consente di chiarire molti punti oscuri, di recuperare episodi e personaggi non marginali, di dare uno spessore storico a tanti sparsi riferimenti, finora indecifrabili, contenuti nella drammaturgia vera e propria degli attori. Da questa ricognizione interna essi emergono a tutti gli effetti come degli "autori", per quanto atipici: autori delle loro opere scritte, naturalmente, ma soprattutto, come osserva nell'introduzione Ferrone, dei loro personaggi, "pubblicati" sulla scena del teatro e della vita, meno facili da descrivere ma non meno reali e autorevoli, che fissano per i tempi a venire il "mito moderno delle maschere e della Commedia dell'Arte".
I testi sono accompagnati da un imponente apparato di note, da introduzioni biografiche, cronologie, bibliografie e da una schedatura analitica delle stesse lettere e di un manipolo di altre trecento contenenti riferimenti diversi agli attori. Particolarmente preziosa la serie degli indici: indice cronologico di tutte le missive schedate, dei mittenti, dei destinatari, dei ruoli e delle parti teatrali, degli autori e delle opere, delle piazze e dei luoghi teatrali, indice storico dei personaggi citati nelle schede. Uno strumento d'ora in poi indispensabile, ma anche un modello convincente e accessibile di edizione di testi minori ed effimeri, a metà strada fra la tradizione scritta e l'oralità teatrale.