Auschwitz. Ero il numero 220543 - Denis Avey,Rob Broomby - copertina

Auschwitz. Ero il numero 220543

Denis Avey,Rob Broomby

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Traduttore: E. Cantoni
Collana: Fuori collana
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 4 gennaio 2016
Pagine: 316 p., Rilegato
  • EAN: 9788854186668
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Auschwitz. Ero il numero 220543

Denis Avey,Rob Broomby

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Gaia la libraia

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Nel 1944 Denis Avey, un soldato britannico che stava combattendo nel Nord Africa, viene catturato dai tedeschi e spedito in un campo di lavoro per prigionieri. Durante il giorno si trova a lavorare insieme ai detenuti del campo vicino chiamato Auschwitz. Inorridito dai racconti che ascolta, Denis è determinato a scoprire qualcosa in più. Così trova il modo di fare uno scambio di persone: consegna la sua uniforme inglese a un prigioniero di Auschwitz e si fa passare per lui. Uno scambio che significa nuova vita per il prigioniero mentre per Denis segna l'ingresso nell'orrore, ma gli concede anche la possibilità di raccogliere testimonianze su ciò che accade nel lager. Quando milioni di persone avrebbero dato qualsiasi cosa per uscirne, lui, coraggiosamente, vi fece ingresso, per testimoniare un giorno la verità. La storia è stata resa pubblica per la prima volta da un giornalista della BBC, Rob Broomby, nel novembre 2009. Grazie a lui Denis ha potuto incontrare la sorella del giovane ebreo che salvò dal campo. Nel marzo del 2010, con una cerimonia presso la residenza del Primo ministro del Regno Unito, è stato insignito della medaglia come "eroe dell'Olocausto".
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    sebi

    27/04/2020 18:18:46

    Libro davvero pessimo, a parte la storia, ovviamente, che è molto commovente.. In sintesi si ha l'impressione di leggere un lavoro non tanto frettoloso quanto "scolastico" in alcune considerazioni banale, scontato, ipersemplificato. Per il resto, traduzione approssimativa, troppi i refusi, pessima l'edizione.

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    Antonello Arcuri

    03/04/2020 13:07:25

    Di testimonianze della vita nei lager nazisti ne sono state pubblicate tante, alcune di valore eccelso (penso a Primo Levi ed altri). Questi ricordi di un prigioniero britannico che volontariamente, in alcune circostanze, si scambia la divisa da prigioniero militare con un ebreo per accedere all'area in cui sono rinchiusi i prigionieri di religione ebraica e poi riesce a ritornare nel suo settore, ha un sapore particolare che costituisce un unicum nella documentaristica. Scritto con stile cronachistico, si legge tutto di un fiato

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    l9131

    07/03/2019 20:01:10

    Uno dei tanti libri di questo genere che ho letto, mi è piaciuto, un'altra volta si sottolinea la crudeltà dell'uomo, ciò che è in grado di fare, ma allo stesso tempo viene mostrata anche una storia dove qualcuno rischia la sua vita, già precaria, per riuscire ad aiutare almeno un po' qualcuno, che prima non conosceva nemmeno. Ci sono commenti che dicono che il libro non sia una vera storia, però io penso che anche se fosse così, sarebbe comunque un esempio di altruismo e di generosità nei confronti di coloro che ci circondano, soprattutto nei momenti più bui della storia.

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    Fabiana

    25/09/2017 13:38:42

    In genere apprezzo sempre quando in una testimonianza l'autore non parte dal punto cruciale, ma dal principio. In questo caso, Avey non parte dal suo arrivo ad Auschwitz, ma da quando ha iniziato la guerra, narrando il suo combattimento contro l'esercito italiano nel deserto del sud dell'Africa. Questo è fino a ora l'unico caso in cui il principio non l'ho apprezzato, sarà che le tattiche e le movenze della guerra io faccio fatica a capirle e sarà anche per un certo senso di patriottismo (Avey afferma di aver ucciso e preso in giro molti italiani e di non provare rimorso), ma mi sembrava di leggere a vuoto. "Auschwitz. Ero il numero 220543" è un titolo molto accattivante, ma anche allusorio. Io mi aspettavo una testimonianza struggente sulle fatiche e sulla disperazione del campo, io leggo questo genere di libri appunto per capire la Storia, il dolore e perché credo fermamente nel sottovalutato "per non dimenticare". Avey sì, entrò nel campo di concentramento di Auschwitz, ma come prigioniero inglese e, quindi, in una posizione molto più agevolata rispetto agli ebrei deportati. I tedeschi cercarono di evitare l'incontro tra gli inglesi e gli ebrei, ma non ci riuscirono e Avey incontrò Ernst, un uomo molto deperito e debole. Avey, PER PURA CURIOSITÀ, decide di rasarsi il cranio e scambiare con lui la divisa. Lo scambio lo faranno due volte ed entrambe le volte non durerà nemmeno 24 ore. Sarà comunque un'esperienza traumatica, ma mi sembra comunque un po' una presa in giro. La sua sofferenza, paragonata a quella degli ebrei, mi sembra un insulto. Avey, dopo aver assistito a numerose crudeltà, decide di voler diffondere la conoscenza e la consapevolezza in merito ai campi di concentramento, assenti nel 1944, e sa di non voler stare zitto. Parlerà, sessant'anni dopo! Prima soffre per il trauma e lo cura cavalcando tori in Spagna. Grande senso del dovere! Il libro è carino, ma un po' noioso, pieno di particolari inutili e Avey mi è sembra un ipocrita pallone gonfiato.

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    stefano

    01/07/2016 12:01:39

    storia particolare e molto interessante.

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    ST360

    01/03/2016 17:17:35

    Un testo sicuramente da leggere e su cui riflettere.

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    mamardieng

    21/08/2013 11:05:13

    Un libro da evitare, in primis per il titolo totalmente ingannevole, il libro infatti tratta principalmente le vicende di guerra nel deserto di questo pseudo-rambo inglese talmente abile ed eroico come soldato da partire caporale e finire soldato semplice per essere stato degradato. Un uomo che si descrive come conquistatore di donne tanto da averne un'intera collezione, poi però confessa che nel medesimo periodo era ancora vergine! Si descrive intelligente, colto e grande studente ma senza titoli di studio. Insomma un eroe solo sulla carta! Anche l'entrata ad auscwitz è una spacconata, infatti si scambierà sì con un prigioniero ebreo ma per 24 ore in tutto, suddivise in 2 notti da 12 ore, il suo gesto eroico è stato quindi dormire con gli ebrei per poi la mattina fuggire a gambe levate e tornare al suo più comodo campo da prigioniero di guerra. L'unica cosa che fa questo vecchietto in cerca di quattrini e gloria è denigrare per tutti i capitoli sul deserto, i poveri soldati italiani, sbeffeggiandoli e deridendoli di continuo. La cosa che più lascia perplesso è la medaglia avuta 70 anni dopo da Gordon Brown proprio per questa farsa delle 2 notti nel campo di concentramento, evidentemente in Inghilterra le medaglie le regalano o sono a corto di eroi veri.

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    Elena Balasso

    28/01/2013 10:54:07

    E' vero che il titolo non è molto adatto al contenuto, ma il libro rimane comunque una testimonianza fedele e reale del campo di sterminio di Auschwitz. E', per quanto mi riguarda, un racconto di forte impatto emotivo nel lettore e induce a riflettere sulle atrocità di cui è stato capace l'uomo in tempo di guerra.

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    Brunella

    26/01/2013 20:04:57

    Ben scritto e molto emozionante. Anche se il protagonista non era un vero prigioniero di Auschwitz, ha potuto però vivere per alcune volte l'esperienza del campo di concentramento effettuando uno scambio tra lui ed un deportato. Il racconto ha dei momenti davvero raccappricianti e, purtroppo come sappiamo, veramente accaduti nei campi di sterminio. Un'ottima lettura.

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    cesare

    15/01/2013 16:32:43

    mi è piaciuto molto, anche tutta la prima parte non ambientata nei campi. Lo consiglio se piace il genere sull'Olocausto

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    Noemi

    23/10/2012 17:48:32

    Mi sono trovata tra le mani, un racconto storico, raccontato come se fossimo dietro uno specchio protettivo. NON voglio sminire la testimonianza di Dennis, trovo che abbia avuto un gran coraggio e un grandissimo spirito di soppravvivenza. Sapere che una persona ha dovuto sopportare una cosa del genere, farebbe rabbrividire chiunque. Però, voglio incominciare a leggere un libro e sapere almeno a grandi linee in cosa mi sto tuffando... Se leggo " Inorridito dai racconti che ascolta, Denis è determinato a scoprire qualcosa in più. Così trova il modo di fare uno scambio di persone: consegna la sua uniforme inglese a un prigioniero di Auschwitz e si fa passare per lui. Uno scambio che significa nuova vita per il prigioniero mentre per Denis segna l'ingresso nell'orrore, ma gli concede anche la possibilità di raccogliere testimonianze su ciò che accade nel lager", io PRETENDO di leggere di una persona coraggiosa che passa il suo tempo al posto del detenuto! Non certo qualche scambio di appena una notte... Non certo quello che ho trovato qui.

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    Cinzia

    22/10/2012 16:06:01

    uhm???? Sono perplessa riguardo a questo libro! C'è un non so chè di strano e che non mi torna. Premettendo che nutro un grandissimo rispetto per tutto ciò che la razza ebrea è stata costretta a vivere a causa di quel pazzo, destabilizzato di Hitler e per tutti coloro che per causa sua sono stati chiamati alle armi questo libro ha qualcosa di strano. Riconosco che è bene scritto, lo stile è molto sciolto e scorre via velocemente nonostante le atrocità raccontate ma mi sembra un po' strano che lui prigioniero e non ebreo abbia avuto tatuato sul braccio il numero 220543. Era inglese prigioniero! Dal titolo mi ero fissata in mente un disegno di storia diverso cioè che fosse lui, di sua spontanea volontà entrato nel campo di concentramento, invece si di sua spontanea volontà ha solo scambiato la sua identità con un prigioniero deportato ebreo. Due notti appena! Che ha visto in due notti????? Altro punto che mi ha lasciato dell'amaro in bocca è che per le prime 140/150 pagine lui ha parlato e raccontato solo la sua esperienza di guerra, non accennando per niente agli ebrei e ai loro destini. Pecca di narcisismo?l'esposizione dei fatti sono troppo concentrati su Denis, sul suo essere grande e forte. Non credo che sia un libro adatto testimoniare direttamente sul quel periodo. Non lo consigliere mi spiace.

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    Vivi

    20/10/2012 20:11:58

    Avey racconta, peccando talvolta di irritante vanagloria, la sua vita di soldato e successivamente di prigioniero di guerra destinato ai lavori forzati durante il secondo conflitto mondiale. Il quadro intimo e psicologico che ci si aspetta di apprendere dalla testimonianza di un ex recluso - Levi docet - in questo libro è approssimativo, mentre si lascia largo spazio agli aspetti pratici e materiali. Lo scambio di identità, tra l'altro brevissimo, fra Avey e un prigioniero ebreo per poter accedere al campo di sterminio di Auschwitz mi lascia perplessa. I miei dubbi oscillano fra la veridicità o meno di un gesto tanto assurdo quanto avventato. Il titolo è scandalosamente fuorviante e ingannevole, ma dovendone recensire il contenuto, lo considero un libro discreto che non può comunque rivaleggiare con il grande Levi.

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    Gondrano

    09/08/2012 09:01:31

    Il novantenne Avey racconta parte della propria vita in guerra e dopo, incluse le due volte in cui volontariamente scambiò la propria identità con un detenuto ebreo di Auschwitz III per verificare coi propri occhi se le voci che si sentivano fossero vere. Scoprì che era anche molto peggio. Testimonianza efficace e coinvolgente. Unica pecca: sebbene l'esperienza in Auschwitz sia stata di gran lunga più sconvolgente che trovarsi in mezzo ad un bombardamento, è stata breve, ed il libro racconta molto altro. Evidentemente, come evidenziato da altri, il titolo è stato imposto dalla casa editrice per vendere di più. Lettura consigliata.

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    Lunetta82

    12/07/2012 09:22:48

    Concordo con le altre recensioni nell'affermare che il titolo del libro sia ingannevole. Il racconto clou sullo scambio avvenuto ad Auschwitz si è svolto in sole due notti e la prima parte in cui il protagonista racconta la sua esperienza da soldato britannico in guerra è lenta e poco incalzante. Più di una volta sono stata sul punto di abbandonare la lettura, sfiduciata dall'idea diversa che mi ero fatta nell'acquistare il libro. Ma poi, spinta dalla mia testardaggine a non lasciare mai le cose iniziate a metà, ho continuato la lettura fino in fondo e devo ammettere che alla fine il racconto ti lascia comunque un segno, derivante dalla testimonianza diretta di un uomo che seppur per poche ore ha vissuto tra i condannati allo sterminio, vedendo con i propri occhi quello che gli ebrei erano costretti a subire. E' un'esperienza che sicuramente ha cambiato la vita del protagonista e che sarebbe stata maggiormente apprezzata anche da noi lettori se il libro fosse stato presentato in maniera diversa. Reputo comunque il libro sufficiente in quanto contribuisce a tenere sempre acceso il ricordo sulla shoah e a non far dimenticare gli orrori commessi durante la seconda guerra mondiale nei campi di concentramento.

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    dani70

    13/05/2012 16:46:15

    Sono d'accordo sul fatto che il titolo è ingannevole, perchè anch'io mi aspettavo una storia diversa. Anche secondo me è una lettura un po' lenta, specie all'inizio. Però mi sento di dare un voto discreto a questo libro, per rispetto verso il protagonista e per ammirazione verso il suo coraggio.

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    Claudia

    24/04/2012 10:13:09

    Pessima lettura. Protagonista egocentrico. Mi spiace, ma secondo me la storia e' puramente inventata. Nulla a confronto con Primo Levi, Elie Wiesel, Pappalettera e i tanti testimoni dei campi di concentramento/sterminio.

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    Laura

    22/04/2012 11:57:00

    Il titolo è vergognosamente ingannevole, come hanno già scritto in altre recensioni. Se si fosse chiamato diversamente, penso che si sarebbero vendute molte meno copie. All'inizio è pesante e la lettura si trascina. Non lo consiglio.

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    vania

    16/02/2012 20:37:10

    ...molto molto commovente consiglio la lettura

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    bruno

    14/02/2012 07:18:35

    Sono completamente d'accordo con Simona,con l' aggiunta di un fattore "NARCISO".Molto deludente.

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  • Denis Avey Cover

    Denis Avey (1919-2015), arruolato nel 1939 nell’esercito britannico, ha combattuto nel deserto durante la seconda guerra mondiale. Dopo essere stato catturato, fu trasferito prima in Italia e poi nel campo di prigionia vicino ad Auschwitz III. Alla fine del conflitto, riuscì tra mille peripezie a tornare nel Regno Unito. È stato insignito dall’ex Primo Ministro inglese, Gordon Brown, della medaglia d’onore come eroe dell’Olocausto. Grazie a Rob Broomby, giornalista della BBC, la storia di Avey è finalmente diventata di pubblico dominio, prima con un documentario e poi con un libro tradotto in tutto il mondo: Auschwitz ero il numero 220543. Una storia vera (The Man Who Broke into Auschwitz), in Italia edito da Newton Compton nel 2011. Approfondisci
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