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Editore: Mondadori
Edizione: 14
Anno edizione: 1998
Formato: Tascabile
Pagine: 256 p.
  • EAN: 9788804460626
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Fra battute di pesca al largo della costa cubana e cacce nel Wyoming, fra il terzo matrimonio e la guerra di Spagna, nacquero i tre racconti di "Avere e non avere", pubblicati come un unico romanzo nel 1937. Protagonista del trittico è Harry Morgan, "onesto" contrabbandiere che naviga fra Key West e Cuba, al timone di un battello carico di cinesi clandestini e di alcol. Duro e coriaceo nell'affrontare una vita giocata sul filo del pericolo, a contatto con la peggior schiuma umana e sotto il tiro continuo della legge, Harry Morgan diventa l'emblema dei reietti, condannati a ricorrere ad ogni espediente per sopravvivere, in una società spaccata fra gli 'have' e gli 'have not'. In "Avere e non avere" Hemingway ha messo fortemente in risalto le istanze politiche e sociali, raccogliendo i motivi e gli umori contestatari dell'America rooseveltiana.

Recensioni dei clienti

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    Fabio

    30/09/2016 12.14.51

    Tre bei racconti che fanno un buon romanzo. Protagonista è Harry Morgan,avventuriero,contrabbandiere,pescatore.I luoghi sono le Keys e Cuba i personaggi sono i disperati,gli sconfitti dalla vita,quelli che ogni giorno devono trovare il modo di sopravvivere,anche a costo di compiere atti violenti e brutali. Harry non esita di fronte alla violenza ed è capace di uccidere,ma si comporta sempre secondo un'etica personale che non contempla viltà,opportunismo o menzogna,a differenza di quelli che potendo "avere" ciò che vogliono,non si tirano indietro di fronte a qualunque nefandezza morale o soppruso,giustificando in modo meschino i propri comportamenti disonesti e la propria viltà. Le parole finali di Harry moribondo sembrano quasi annunciare il senso del prossimo romanzo "Per chi suona la campana"."nessun uomo da solo può farcela..."dice Harry e non siamo molto lontani da "nessun uomo è un'isola". E' un messaggio forte e importante,che anche oggi dovrebbe essere ricordato,specie ai giovani,prima che diventino come alcuni spocchiosi recensori che nei romanzi di Hemingway vedono solo storie di sbronze,risse,caccia e pesca.

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    Travax

    15/03/2013 19.03.05

    Romanzo suddiviso in tre racconti. Unica pecca il terzo è a tratti un tantino prolisso e dispersivo (forse si doveva "riempire"). Spiace dirlo ma chi non apprezza questo libro credo sia perchè non abbia mai vissuto le strade, i quartieri poveri e malfamati. Non abbia nemmeno mai dialogato con un barbone o un delinquente o ancora un tossicomane. Insomma; il mondo è composto anche da questa gente (gli sconfitti). Il tutto condito con la grande penna di Ernest. Sempre liscio e mai volgare. Sarei propenso per un 4 abbondante, ma siccome libri così non li scrive (quasi) più nessuno, allora ci do un bel 5!

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    GL

    15/10/2012 13.31.20

    Hemingway è stato uno dei primi scrittori importanti della mia adolescenza. Poi, però, mi sono stancato dei suoi eroi sconfitti, del loro pessimismo feroce e della loro visione semplificata del mondo, dove l'unico paradigma etico è dato da loro stessi. Negli anni, ho letto soltanto 'Il vecchio e il mare', ricavandone la convinzione che fosse la cosa migliore da lui scritta, assieme ai racconti di Nick Adamas. Ora che è passato tanto tempo, ho letto questo 'Avere e non avere' e ne esco con un giudizio meno netto verso Hemingway. Qui la storia è molto abbozzata; ancora il mare, ancora il bere smodato; ancora Cuba. E però un mondo complessivamente confuso, sbandato assai più del protagonista. Qui non ci sono davvero eroi, ma solo sconfitti. Quindi, ancora, Il vecchio e il mare mi sembra la cosa migliore di Hemingway che io abbia letto; però penso che rileggerò qualcosa di suo, per vedere se mi sbagliavo prima.

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    Stefano

    04/10/2010 21.10.56

    per fortuna che libri come questo non piaciono a tutti, è come il fascino di una landa desolata: se fosse urbanizzata non sarebbe più desolata e perderebbe il suo fascino o per essere più simpatici potremmo dire "il mondo è bello perchè è vario", comunque...per scrivere qualcosa di bello non è necessario usare quei tipi di scrittura che indirettamente ti dicono "sono di harvard, provengo dalla bocconi e tu tuta blu stai zitto, non hai neanche finito le elementari". la scuola più dura, più difficile da superare è fuori dalle scuole, è sulle strade dove non ci sono preconcetti, dove c'è la legge del più forte, dove anche il più grande reietto ha qualcosa da dire e ti dice e t'insegna qualcosa, non solo chi ha il denaro o il potere. due cose che oggi vengono confuse dalla quasi totalità della massa con le parole cultura, arte, scrittura. le storie di vita, della gente normale, che riesce a malapena a tirare a campare sono bizzarre, non hanno lieti finali. non hanno sviluppi da romanzo di dan brown o ken follet. il mondo là fuori non risparmia neanche i più audaci perchè il mondo non è loro. Il mondo è dei potenti,dei ricchi, è della gente che ha opinioni che sono la proiezione di opinioni di personaggi che nella realtà non avrebbero senso di esistere. Questo dice 'sto libro, non so voi ma io, ogni volta che leggo libri come questi, mi sento sempre più uomo, più macho. Grazie papà Hem! PS: e tenetevi pure il vostro mondo, ve lo regalo!

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    AG

    03/09/2007 14.36.56

    Romanzo squinternato. Personaggi che appaiono per due pagine. poi spariscono. Pagine scritte a caso. Nessun senso o concetto profondo. Solo eventi legati alla vita di disgraziati per sbarcare il lunario. Scritto bene, ma freddamente, con distacco. Romanzo davvero inutile. Non lascia nulla. Sottointesi, fatti lasciati a metà o abbozzati, senza significati. Nessuna interessante descrizione o nozione dei luoghi, dell'epoca e del contesto. Autore sopravvalutatissimo. Continuo a non capire il successo di Hemingway. Una lista della spesa di Steinbeck ha più valore letterario. L'ho finito perchè non troppo lungo. bah.

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