L' azione perfetta (ciclo dell'eterno andare)

Giuliano Scabia

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2016
Pagine: VII-242 p., Brossura
  • EAN: 9788806229382
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Quanto più la scrittura di Giuliano Scabia si distende in cicli che configurano saghe di ampio respiro, tanto più sembra ogni volta porsi, all’interno dei singoli episodi, un preciso traguardo: così a un movimento tendenzialmente infinitoe dispersivo, corrisponde una finalizzazione centripeta. In L’azione perfetta, che ora riprende il ciclo di Lorenzo e Cecilia (2000), il fine della quest è rappresentato dalla pluralità di obbiettivi perseguiti dalla protagonista, Sofia. Alla ricerca del padre prematuramente scomparso si affianca quella dell’assassino di un parroco e a queste una terza e ultima, vincere la morte. Si potrebbe allora dire che il fine dell’azione “perfetta” è niente di meno della fine della fine. Finalità (…) che espone bene la vincolante cifra utopica dell’opera dell’autore, la cui figura non è confinabile nella pratica di un “genere” ma si è anzi costituita, negli anni, nello sconfinamento e nell’interazione dei codici, in questo risultando unica e senz’altro anomala nel nostro consueto paesaggio: teatro, romanzo, saggio, pittura, musica (…). Il recupero del passato e lo slancio verso il futuro trovano nell’Azione un punto di fusione; ma attenzione, perché fini e ricominciamenti, trasfigurazioni e travestimenti non sarebbero così pregnanti, nel loro aereo intrecciarsi, se la sfida non affrontasse il terreno più infido e resistente all’utopia, cioè la storia. Questa non è mai stata qualcosa di alieno o eterogeneo rispetto al mondo di Scabia, e chi ne separasse la dura scorza dalla fantasia poetica del nostro mago-regista sbaglierebbe di grosso. Come la sua lingua non è un dialetto ma lo strumento artigianale e incantato di un’epica trasmissibile, così metafore e allegorie non si risolvono sul piano di un’estetica compiaciuta, ma attestano una fedeltà al vero risolta in immaginazione. (…). Non è un caso, in questo senso, che

L’azione perfetta contenga anche una parte intitolata Sullo sfondo, composta dai “frammenti espunti riguardanti la cronaca e la storia”. Il senso complessivo della narrazione doveva scaturire da sé stesso, quindi da Sofia e dalla sua ricerca (…). Per questo il regista doveva sì unire, collegare le storie, tentare l’affresco; ma doveva anche, levare, alleggerire, spaziare le maglie del testo. Eppure l’intera sezione Sullo sfondo non sarebbe estraibile dall’insieme poiché nel ritagliare l’arco temporale che va dall’estate 1953 al settembre 2001, la storia che importa all’autore si decifra come la storia della speranza: una storia fatta di tragedie e catastrofi, ma proprio per questo da tramandare, non addomesticabile in una narrativa compiuta, che tutto assolve, bensì racconto aperto, che chiede un diverso compimento e perciò dovremmo forse guardare ai frammenti sullo sfondo dell’Azione perfetta un po’ come Franco Fortini suggeriva di leggere i Promessi, sempre insieme alla Storia della colonna infame.

Recensione di Luca Lenzini