L' azione perfetta (ciclo dell'eterno andare)

Giuliano Scabia

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 16 febbraio 2016
Pagine: VII-242 p., Brossura
  • EAN: 9788806229382
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Descrizione

Giavani donne ferite da Amore
che della mente cercate la cura
per lenire l'interno dolore
ascoltate di Sofia l'avventura.


Così, come un antico cantare, si apre "L'azione perfetta", terzo tempo della sinfonia romanzesca di Scabia composta da "In capo al mondo" e "L'acqua di Cecilia" (raccolti in Lorenzo e Cecilia). Siamo nella saga dell' "eterno andare" dove si narra dell'avventurosa vita di Lorenzo, violoncellista che suona per gli uomini, le bestie e le piante, e di Cecilia sua sposa, casalinga umile e realista, genitori di Sofia. Fra l'inizio della Seconda Guerra Mondiale e i primi anni del 2000 la protagonista, divenuta studiosa della mente, psichiatra, si imbatte nelle vicende spesso tragiche della storia, dentro le utopie, i teatri, gli amori e i terrori del '900, durante il tramonto del comunismo: e da tutto trae insegnamento per assolvere i tre compiti che si è data: ritrovare il padre salito troppo presto al cielo, capire chi sia veramente l'assassino del parroco che lei bambina, unica, ha visto in faccia, e vincere la morte - spesso dialogando coi due arcangeli bizzarri, il rosso e il celeste, traveggole sue e della sua famiglia. È il nuovo, visionario capitolo del narrare teologico-antropologico di Scabia.

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Quanto più la scrittura di Giuliano Scabia si distende in cicli che configurano saghe di ampio respiro, tanto più sembra ogni volta porsi, all’interno dei singoli episodi, un preciso traguardo: così a un movimento tendenzialmente infinitoe dispersivo, corrisponde una finalizzazione centripeta. In L’azione perfetta, che ora riprende il ciclo di Lorenzo e Cecilia (2000), il fine della quest è rappresentato dalla pluralità di obbiettivi perseguiti dalla protagonista, Sofia. Alla ricerca del padre prematuramente scomparso si affianca quella dell’assassino di un parroco e a queste una terza e ultima, vincere la morte. Si potrebbe allora dire che il fine dell’azione “perfetta” è niente di meno della fine della fine. Finalità (…) che espone bene la vincolante cifra utopica dell’opera dell’autore, la cui figura non è confinabile nella pratica di un “genere” ma si è anzi costituita, negli anni, nello sconfinamento e nell’interazione dei codici, in questo risultando unica e senz’altro anomala nel nostro consueto paesaggio: teatro, romanzo, saggio, pittura, musica (…). Il recupero del passato e lo slancio verso il futuro trovano nell’Azione un punto di fusione; ma attenzione, perché fini e ricominciamenti, trasfigurazioni e travestimenti non sarebbero così pregnanti, nel loro aereo intrecciarsi, se la sfida non affrontasse il terreno più infido e resistente all’utopia, cioè la storia. Questa non è mai stata qualcosa di alieno o eterogeneo rispetto al mondo di Scabia, e chi ne separasse la dura scorza dalla fantasia poetica del nostro mago-regista sbaglierebbe di grosso. Come la sua lingua non è un dialetto ma lo strumento artigianale e incantato di un’epica trasmissibile, così metafore e allegorie non si risolvono sul piano di un’estetica compiaciuta, ma attestano una fedeltà al vero risolta in immaginazione. (…). Non è un caso, in questo senso, che

L’azione perfetta contenga anche una parte intitolata Sullo sfondo, composta dai “frammenti espunti riguardanti la cronaca e la storia”. Il senso complessivo della narrazione doveva scaturire da sé stesso, quindi da Sofia e dalla sua ricerca (…). Per questo il regista doveva sì unire, collegare le storie, tentare l’affresco; ma doveva anche, levare, alleggerire, spaziare le maglie del testo. Eppure l’intera sezione Sullo sfondo non sarebbe estraibile dall’insieme poiché nel ritagliare l’arco temporale che va dall’estate 1953 al settembre 2001, la storia che importa all’autore si decifra come la storia della speranza: una storia fatta di tragedie e catastrofi, ma proprio per questo da tramandare, non addomesticabile in una narrativa compiuta, che tutto assolve, bensì racconto aperto, che chiede un diverso compimento e perciò dovremmo forse guardare ai frammenti sullo sfondo dell’Azione perfetta un po’ come Franco Fortini suggeriva di leggere i Promessi, sempre insieme alla Storia della colonna infame.

Recensione di Luca Lenzini