Editore: Mondadori
Anno edizione: 2009
Pagine: 222 p., Rilegato
  • EAN: 9788804587538
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Recensioni dei clienti

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    cristina

    09/08/2012 15:06:46

    Un romanzo decisamente bello, delicato, pieno di ruvidi sentimenti e profondità di pensiero. Il primo che leggo di questo autore, sicuramente non l'ultimo.

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    Alberto

    23/03/2011 21:53:13

    Un libro molto dolce,che mi ha lasciato con la speranza che a volte queste storie possano esistere per davvero. Quando un libro ti fa provare emozioni vuol dire che è scritto con passione. Bravo Perrone, così sono subito andato a comperare anche il precedente, "Averti trovato ora" che è anche questo valido.

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    Valerio

    11/02/2010 20:13:12

    Perrone non tradisce...Forse è un filo sotto rispetto ad "Averti trovato ora" ma ci ritrovi la stessa narrativa...e sentimenti non detti e parole incrostate di sale..C'è un Giorno lungo una vita, c'è pioggia che inzuppa i ricordi, c'è il vecchio Genoa di mio nonno...C'è la speranza di cambiare e (ri)cominciare a vivere, fino all'ultimo dei giorni..

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    Annalisa

    31/01/2010 18:11:22

    Girolamo è un ruvido dal cuore tenero. Bello, attraente, con un passato di famiglia paesana, solitudine, lavori umili, dirittura morale e un grande amore. Silenzioso, solitario, nel suo appartamento presente da svuotare, vendere e dimenticare, e un rancore che lui a volte chiama odio e che stride con quello che, piano piano, si viene a conoscere della sua vita. In mezzo, una bambina, una ragazza, una donna che appare e scompare nei quadri di un’esistenza che ricostruiamo con lui, con i suoi ricordi. Perrone è abile a dire e non dire, suggerire e nascondere, tenere in sospeso e rivelare soltanto quando gli va. Forse il gioco è un po’ troppo scoperto, e, alla fine, dopo esserci chiesti il perché e il percome di molti pensieri o avvenimenti, la rivelazione appare quasi scontata. Solo alla fine, però, perché per tutto il libro Girolamo ci tiene saldamente per mano mentre ci guida nei saliscendi di Genova e della sua vita, con brusche giravolte, ritorni al passato, affondi nel presente. La storia, come detto, si sfilaccia soltanto negli ultimissimi capitoli, dove anche il linguaggio cede a volte a espressioni poco curate e a volte banali (come nella scena tra Girolamo e la nuora). Il puzzle di una vita tra le pieghe della storia.

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    massimiliano

    12/01/2010 10:45:19

    Un libro che convince: Roberto Perrone in un linguaggio asciutto ma mai arido, a tratti emozionante ma non affettato scrive una bella e credibile storia incentrata sul trascorrere del tempo. Gli anni del ricordo - dalla giovinezza di Girolamo Moggia fino a quel 21 settembre 1990 che cambiò la sua vita, affondò le sue certezze, tramutò in odio viscerale l’amore della moglie provato incondizionatamente fino allora - penetrano con prepotenza, in un’alternanza continua, le poche ore in cui si consuma l’attesa, tutta al presente, dell’arrivo del figlio da Milano per discutere di affari importantissimi: ritmicamente, come la risacca; ciclicamente, come una ballata appunto, in cui l’hic et nunc rappresenta il refrain ( o ripresa ), l’elemento fisso caratterizzante lo schema strutturale di questa composizione mentre il passato si identifica nelle strofe ( o stanze ) sempre cangianti, riassunte nei titoli di ogni capitolo. Tre le passioni coltivate dal protagonista; tre gli amici frequentati; tre le donne importanti: sarà proprio l’epifania femminile nel finale che con la sua confessione permetterà al picchettino genovese in pensione di ricomporre la frattura tra la memoria del passato ed il giudizio distorto sul presente, in un futuro prodigo di tutto quanto egli ha sempre centellinato per carattere, orgoglio, convinzione.

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