Le ballate di Robin Hood

Curatore: N. Gruppi
Editore: Einaudi
Collana: Gli struzzi
Anno edizione: 1991
Pagine: XXXII-135 p.
  • EAN: 9788806127565
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scheda di Meliga, W., L'Indice 1992, n. 4

Rivisitare i miti è operazione spesso gradevole e diventa utile se accompagnata da adeguate chiavi di lettura. È questo il caso della presente raccolta preceduta da un'interessante introduzione. Il mito di Robin Hood è certo di quelli di lunga durata: già stabilizzato alla fine del medioevo, dura intatto ancora oggi dopo essersi salvato dal naufragio che nei secoli moderni ha colpito larga parte della cultura folklorica. Le ballate anonime raccolte nel libro, tutte databili fra Cinque e Settecento, documentano un parziale "ingentilimento" del protagonista, secondo un processo a cui, nel ricordo della gente, vanno spesso incontro le figure più famose di banditi. Non è ancora il Robin Hood a cui siamo abituati romantico e invincibile, patriota che ruba ai ricchi per donare ai poveri, ma certo l'eroe delle canzoni ha già assunto caratteristiche più o meno cortesi, anche se unite a tratti meno positivi e a qualche nota efferata, residuo di fasi precedenti. Il problema maggiore è però quello della vera identità di "Robin dal cappuccio" (o "Robin del bosco [Wood]"), ed è forse irrisolvibile. L'interpretazione realistica della sua figura è fondata su testimonianze storiche quattro-cinquecentesche e su documenti d'archivio, dai quali tuttavia si ricava che poco dopo la metà del Duecento Robin Hood era già uno pseudonimo banditesco. A essa si contrappone una spiegazione folklorica, secondo cui Robin non sarebbe che un "uomo verde", uscito fuori dalle saghe primaverili di ascendenza germanica.