Barbari. Immigrati, profughi, deportati nell'impero romano

Alessandro Barbero

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Editore: Laterza
Edizione: 9
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
In commercio dal: 15 aprile 2010
Pagine: XVIII-337 p., Brossura
  • EAN: 9788842093299

nella classifica Bestseller di IBS Libri Storia e archeologia - Storia - Dalla preistoria al presente - 1. Storia antica: fino al 500 d.C.

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Gaia la libraia

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"Un mondo che si considera prospero e civile, segnato da disuguaglianze e squilibri al suo interno, ma forte di un'amministrazione stabile e di un'economia integrata; all'esterno, popoli costretti a sopravvivere con risorse insufficienti, minacciati dalla fame e dalla guerra, e che sempre più spesso chiedono di entrare; una frontiera militarizzata per filtrare profughi e immigrati; e autorità di governo che debbono decidere volta per volta il comportamento da tenere verso queste emergenze, con una gamma di opzioni che va dall'allontanamento forzato all'accoglienza in massa, dalla fissazione di quote d'ingresso all'offerta di aiuti umanitari e posti di lavoro. Potrebbe sembrare una descrizione del nostro mondo, e invece è la situazione in cui si trovò per secoli l'impero romano di fronte ai barbari." Per molto tempo la gestione di questo flusso di popoli attraverso i confini dell'Impero produce un equilibrio instabile ma funzionale, che garantisce ai Romani l'approvvigionamento di nuove leve per l'esercito e per la coltivazione dei campi, in cambio dell'assimilazione nei più grande "Stato" del pianeta.
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    Ades

    01/05/2019 03:29:52

    Un testo assolutamente imperdibile sia per gli studiosi e per gli studenti di storia romana che anche per i non addetti ai lavori. Barbero analizza in maniera mirabile il rapporto tra Roma ed i barbari e l'evoluzione che tale rapporto ha avuto attraverso i secoli. Si passa da una visione totalmente negativa, tipica dell'età repubblicana e dei primi secoli dell'impero, dove i barbari sono visti alla stregua di belve feroci da sterminare o ridurre in schiavitù e che erano presenti sia all'interno che all'esterno dell'Impero Romano, ad un atteggiamento diverso. Dai Severi in poi, in particolare da Caracalla, gli imperatori utilizzano i barbari sconfitti o che che sempre più spesso si presentano spontaneamente ai confini dell'impero chiedendo asilo ( i cosiddetti dediticii) come forza lavoro nei campi o come coscritti nell'esercito riuscendo ad integrarli perfettamente già dopo la seconda generazione. L'equilibrio si romperà nella seconda metà del IV secolo quando a causa della cattiva gestione del fenomeno e del numero sempre più alto di tribù che entrano nell'impero, la situazione si farà sempre più difficile fino al disastro di Adrianopoli e al definitivo crollo delle parte occidentale dell'impero.

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    Giorgio g

    19/10/2018 10:15:09

    Conoscevo il Professor Barbero per avere assistito ad alcune sue conferenze sulla Storia Medioevale, di cui è un apprezzato cultore, per averlo ascoltato, anche recentemente, in televisione nei programmi apprezzatissimi di RaiStoria e per avere letto alcuni suoi libri, primi fra tutti "I prigionieri dei Savoia" e "La guerra in Europa dal Rinascimento a Napoleone". Adesso passa a trattare un argomento che è estraneo alla sua specializzazione ma che è di viva attualità, anche se riferito a due millenni fa. E ci spiega che “la differenza principale fra l’immigrazione antica e quella odierna consiste dunque in questo, che in epoca romana il fenomeno si attuava normalmente in forma collettiva e assistita anziché attraverso una somma di percorsi individuali, e si concludeva con l’insediamento nelle campagne, piuttosto che nelle città”. E, aggiungeremo noi, un tempo c’era molta terra da distribuire, risorsa che ora manca del tutto. Una lettura piuttosto impegnativa, compensata dal fatto di acquisire nuove nozioni: forse non sapete chi erano i laeti, di cui il Professor Barbero parla nel XII capitolo.

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    Corrado

    10/06/2018 18:22:35

    In questo libro ho apprezzato forse più della attenta analisi storica l'interessante lavoro svolto dal prof. Barbero per evidenziare le analogie tra le attuali emergenze migratorie e l'epoca delle invasioni subite dall 'impero romano. Ringrazio il prof. Barbero per questo lavoro che mi ha aiutato a vedere con uno sguardo più ampio ciò che i telegiornali propongono come normale notizia di cronaca.

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    antonio malfitano

    27/06/2017 05:50:04

    Non è divulgativo come altri lavori di Barbero. Accurato, interessante, ma un po' noioso.

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    Renzo Montagnoli

    23/05/2016 16:21:42

    Subito ci si accorge di una straordinaria analogia con l'epoca attuale, caratterizzata da flussi migratori che ogni giorno che passa paiono sempre di più incontrollabili. Il motivo per cui l'Europa non riesce a contrastare queste masse di fuggiaschi è in pratica lo stesso che è andato a cercare Barbero per lo stesso fenomeno, non certo di ieri, ma di parecchi secoli fa- L'impero romano, giunto alla sua massima espansione, non aveva in animo di continuare le conquiste con nuove guerre, ma nuove guerre vittoriose significavano schiavi, cioè mano d'opera a basso costo; in uno stato come quello, pur in presenza di forti disuguaglianze sociali, nessuno moriva di fame, grazie proprio all'opera degli schiavi. Togliete gli schiavi e i campi non daranno più messi, dalle miniere non verranno estratti più minerali, oppure, in alternativa, sarebbe stato necessario remunerare adeguatamente i "liberi" che avessero voluto diventare salariati e operai. E allora perché non approfittare delle condizioni di estrema necessitò di popoli che fuggivano la fame o le guerre? Aggiungo che essendo questi immigrati non schiavi potevano andare a ingrossare le legioni che servivano sempre più numerose per difendere i confini da nemici vecchi, ma soprattutto nuovi;le reclute, così assoldate, erano simili a truppe mercenarie, sulla cui fedeltà non c'era poi da far tanto conto. A Barbero va dato il merito di aver affrontato il problema con la consueta correttezza e serietà, con un occhio rivolto ai giorni nostri, realizzando così un libro il cui contenuto dall'epoca imperiale romana pare proiettarsi sinistramente nel XXI secolo.

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    Cristiano Cant

    12/10/2015 12:09:59

    La storia non si nasconderà mai nei preziosismi e nei vezzi di una sola entrata in scena, di un caso o un episodio eccezionale consegnato all'unicità delle cronache, all'irripetibilità. Può senz'altro accadere, ma sono più i casi nei quali - inevitabilmente - le somiglianze sommergono l'analisi ripresentandosi sotto altre fattezze, periodi, scelte, vesti. L'asse sensibile muta come muta il linguaggio in campo, ma gli elementi che scandiscono i bisogni, le relazioni, le mosse e gli attacchi possono conservare nel loro midollo spezzoni di enorme parentela. Questo naturalmente va detto senza stringersi troppo in un parallelo col nostro tempo storico. Tuttavia potremmo almeno iniziare questa "invasione di commento" dicendo semplicemente che è un libro magnifico. La realtà mutevole, le dinamiche irrecintabili dei confini geografici e dei flussi migratori sono, nel ventre delle pagine, gli assi di un fenomeno eternamente in cammino, liquido, spinoso e violento in certi vertici bellicosi, ma anche, allo stesso tempo, modulato su basi di influsso, di sano e rispettoso contagio, di integrazione. Cadono dunque molte connotazioni di negatività nel corso della lettura; così non esiste solo una romanità dispotica che rade al suolo ogni centimetro di terra, ma accanto ad essa un percorso di scambi e di influssi che allarga e migliora l'umano dell'impero e attenua, oltre tutto, la netta divisione fra "barbari" senza civiltà e romani prosperi e vincenti. C'è l'ordine e la severità militare, è vero, ma c'è anche ascolto e apertura verso l'altro, questo il pregio massimo che il libro fa risaltare, non poco se si sposta lo sguardo a fenomeni vicinissimi a noi e si toccano bave di rancore e strepiti di paura. Sto scoprendo Barbero da alcuni bellissimi filmati in rete, la sua ironica dolcezza che stende sorrisi e arguzia nel cuore del discorso, la sua puntualità rigorosa nello specificare i dettagli, misura e metodo nel narrare anche questioni non maneggiabilissime. Molto molto bello.

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    Daniele

    20/04/2013 10:16:35

    Di Barbero avevo già letto un libro interessante sulla battaglia di Adrianopoli, molto divulgativo. Questa opera è di tutt'altro spessore: una sintesi accurata di un problema specifico come le politiche dell'Impero Romano nei confronti di chi, per le ragioni più diverse, si trovava nelle condizoni di "immigrato" nei confini dell'immenso territorio che si estendeva dalla Britannia sino alla Siria. Il libro è articolato secondo i canoni della più rigorosa storiografia tardoantica (penso a studiosi come P. Heather): uno studio letterale, quasi parola per parola, delle fonti (storiche e epigrafiche, mentre la trattazione delle ricerche archeologiche avrebbe meritato più spazio) e, sulla base di esse, la formulazione di ipotesi tra cui scegliere quella meno conflittuale con quanto a noi pervenuto. Dico "ipotesi" perchè, grazie a Barbero e altri storici della antichità, stiamo lentamente venendo a patti con una sola, grande verità: di questi tempi lontani, l'unica certezza è che non possiamo conoscere nulla di certo; ma vale comunque la pena di leggerlo.

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    Marco78

    28/08/2012 11:35:31

    Alessandro Barbero, oltre che eccellente e stimato storico è anche un abilissimo divulgatore e chi lo segue, anche solo in tv nelle frequenti apparizioni in programmi come "Superquark", ne avrà sicuramente colto la grande passione divulgativa unita alla precisa e concisa esposizione dei fatti. In questo libro affronta e sfata molto luoghi comuni relativi ai rapporti tra il mondo romano ed i barbari; infatti si ha sempre l'idea, complice anche una certa rigidità nei programmi scolastici, non sempre al passo con gli studi accademici più recenti, che esistesse un Impero Romano con confini ben precisi e ben protetti, circondati da popolazioni barbariche violente ed arretrate che premevano per entrare nella romanità al solo fine di devastare e saccheggiare. Leggendo questo bel saggio si scopre che la realtà era ben diversa, in quanto non sempre vi erano dei confini precisi (fiumi, mura, ecc..) e, anche quando presenti, comunque esistevano sempre relazioni con il mondo barbarico sia di tipo commerciale che relative a vere e proprie "politiche di immigrazione" attentamente programmate. Si scopre così che, per secoli, gli Imperatori hanno "trattato" con il mondo dei barbari, gestendo flussi migratori, effettuando accordi di natura fiscale, militare e commerciale. Non mancavano ovviamente le note invasioni, ma erano solo un tassello di un puzzle molto complesso. Un saggio un po' impegnativo ma meritevole di lettura per la nuova ed interessante visione che offre, suffragata da documenti storici abbondantemente citati. Gli appassionati più accaniti troveranno anche più di cento pagine di note ed approfondimenti.

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  • Alessandro Barbero Cover

    Scrittore e storico italiano. Laureato in Storia Medioevale con Giovanni Tabacco, nel 1981, ha poi perfezionato i suoi studi alla Scuola Normale di Pisa sino al 1984. Ricercatore universitario dal 1984, diventa professore associato all’Università del Piemonte Orientale a Vercelli nel 1998, dove insegna Storia Medievale. Ha pubblicato romanzi e molti saggi di storia non solo medievale. Con il romanzo d’esordio, Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo, ha vinto il Premio Strega nel 1996.Collabora con La Stampa e Tuttolibri, con la rivista "Medioevo", e con i programmi televisivi ("Superquark") e radiofonici ("Alle otto della sera") della RAI. Tra i suoi impegni si conta anche la direzione della "Storia d'Europa e del Mediterraneo" della Salerno Editrice. Tra i suoi... Approfondisci
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