Categorie
Editore: Mondadori
Anno edizione: 1993
Formato: Tascabile
Pagine: XLVII-272 p.
  • EAN: 9788804370857
Disponibile anche in altri formati:
Usato su Libraccio.it - € 5,94

€ 9,35

€ 11,00

Risparmi € 1,65 (15%)

Venduto e spedito da IBS

9 punti Premium

Attualmente non disponibile Inserisci la tua email
ti avviseremo quando sarà disponibile

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    KidChino

    19/02/2016 13.49.32

    Italo Calvino. Il barone rampante. Uno dei grandi capolavori della letteratura italiana del '900. È la storia di un uomo che ancora in giovane età fa una promessa. I suoi piedi non toccheranno mai più la terra. Perché? Perché mi chiedo io. Come atto di protesta? Forse. Come capriccio personale? Forse. Ma la mia chiave di lettura è un'altra. Citando un passaggio del libro: "Chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria." Perché i problemi che la vita ci pone davanti vanno visti da diverse prospettive. Da diverse angolazioni. Con questo atto così ingenuo ma allo stesso tempo rivoluzionario Cosimo vuol far capire qualcosa al mondo. Non solo qualcosa di se stesso ma anche di qualsiasi altro essere umano. Rivoluzioniamo la nostra vita. Cambiamo il nostro essere ed il nostro pensiero. Poniamoci delle domande e cerchiamo ad esse le risposte. Non fermiamoci in un punto a marcire. O almeno questa è la mia interpretazione di ciò...

  • User Icon

    Cristiano Cant

    08/09/2015 11.21.22

    In volo verso le incognite dell'altrove piuttosto che abdicare al proprio cosmo di dentro.Il libro della solitudine può non essere di una pagina sola,può toccare,scorgendo il suo indice,interi elenchi di novità,esperienze,curiosità,aperture.E non è detto che le stanze di un albero siano meno invitanti delle mura domestiche quando la resina che scola dalle pagine è di cotanta poesia:"Lui che passava le notti ad ascoltare come il legno stipa delle sue cellule i giri che segnano gli anni nell'interno dei tronchi,e le muffe allargano le chiazze al vento tramontano,e gli uccelli addormentati dentro il nido in un brivido rincantucciano il capo là dove più morbida è la piuma dell'ala".Su quei solai rimarrà a vivere,ondeggiando via via tra peri e platani,ciliegi e magnolie;sarà lì che si scriverà la biografia della sua rivolta,perchè gli accadrà di tutto:conoscerà un bandito a cui si affezionerà davvero,leggerà come un affamato che non conosce sazietà(Lesage,Voltaire,Richardson),amerà toccando dell'amore la perdita e gli entusiasmi,gli erotismi quasi leggendari e i silenzi più puri,scriverà missive a mezzo mondo,spegnerà un incendio e ucciderà in duello,e avrà addirittura l'idea di costituire uno Stato fondato sugli alberi.Poi sentirà gli aliti poderosi dell'89 sfiorargli le narici,ma senza scatenarne mezzo soffio,almeno lì dove lui vive:"Non eravamo in Francia,e la Rivoluzione non ci fu.Viviamo in un paese dove si verificano sempre le cause e non gli effetti".Riceverà per questo persino la visita di Napoleone,ma i frutti di questi eventi daranno in fine la Restaurazione.Sarà questa somma di cose a fargli decidere per la fuga,via,sfruttando un colpo di vento che abbassa fino alla sua presa un pallone curioso.Scomparirà in mare,fino a morire a 65 anni.Cosimo è un Don Chisciotte riuscito,la bava della coerenza che non negozia e tollera risvegli,la difesa riuscita di valori perduti,derisi,che egli innalza a bandiera e onora fino alle ceneri di un addio scelto.Indimenticabile.

  • User Icon

    gino

    15/03/2015 08.50.01

    Certamente un libro eccezionale con più livelli di lettura, una grande metafora sulla ricerca di un modo personale di vivere e sulla non omologazione passiva alle regole. Non solo consigliato ma imperdibile.

  • User Icon

    andrea

    10/10/2014 16.56.51

    Uno dei migliori libri che io abbia mai letto. Calvino, in uno stile piacevolissimo, porta alle estreme conseguenze un atto che tutti almeno una volta, da bambini, abbiamo immaginato di compiere. Quanto ne risulta è un ritratto paradossale e grottesco della realtà umana, colta nei suoi tratti più celati e autentici. Il tutto sullo sfondo di una meravigliosa Liguria che, come dice il libro "non esiste più".

  • User Icon

    Anna

    16/03/2014 16.15.32

    Romanzo complesso, di lettura tutt'altro che facile. Con la consueta levità, Calvino svela la cifra di numerose, profonde riflessioni sulla condizione dell'uomo, della storia e dello sguardo critico - cioè distaccato - su di essa. A fianco di giocosi espedienti narrativi, spicca la solitudine del saggio, dell'artista, del filosofo, condannato alla condizione di osservatore solitario che resta ai margini di un gioco forse più grande di lui, al quale non partecipa mai davvero.

  • User Icon

    ek

    01/05/2013 13.04.49

    Un libro che mi è piaciuto tantissimo. Apparente noioso, ma profondamente denso di significati. Calvino ha saputo esprime concetti importanti con una linearità e semplicità difficili da trovare in altri autori.

  • User Icon

    Gian dei Brughi

    14/06/2010 14.35.15

    Della trilogia è il libro più avventuroso, ogni capitolo è una sorpresa, una nuova puntata della storia di un eroe leggendario, simbolo di tenacia, testardaggine, di grande umanità. Questo è stato il libro che mi ha avvicinato a Calvino, per me scrittore/narratore impareggiabile.

  • User Icon

    Serena

    05/02/2010 22.11.51

    Bello... ma finisce male Viola che fine ha fatto? Boh...il libro (le vicende, la storia) non sono belle abbastanza da riempire il voto.

  • User Icon

    Francesco Madeo

    05/01/2010 14.47.35

    “Il barone rampante” è un libro che necessita di una seconda lettura, consapevole e in età matura, per essere apprezzato a pieno; questo lo accomuna a romanzi-capolavoro quali “I viaggi di Gulliver” e “Robinson Crusoe”. Solo in apparenza “il barone rampante” è un libro per la fanciullezza, sarebbe più corretto dire che esso è un libro della fanciullezza, essendo stato letto da noi tutti in età scolastica. I temi centrali dell’opera sono a mio avviso due. Il primo è la solitudine dell’uomo: Cosimo decide di mettere uno spazio fisico tra sé e gli altri vivendo sugli alberi, questo distacco vuole essere definitivo e parziale allo stesso tempo: definitivo in quanto Cosimo non scenderà mai più; parziale perché il nostro eroe non rinuncerà certo ai rapporti umani, anzi a più riprese è manifesta la volontà/necessità di comunicare e interagire con gli altri. Da questo ultimo aspetto si deduce che l’animo umano difficilmente approva la solitudine nella sua assolutezza, e che l’uomo, resta pur sempre un “animale di gruppo”. Cosimo non è l’unico personaggio che prova una sorta di estraneità nei confronti di chi gli sta più vicino, possiamo anzi asserire che tutti i protagonisti del racconto sono “soli”: lo è il Barone padre, ossessionato dal suo inesistente ducato; lo sono la madre e la sorella di Cosimo; lo è il Cavalier Avvocato Carrega, che ricerca nella natura, e nello specifico nell’apicoltura, quelle soddisfazioni che la vita di tutti i giorni puntualmente gli nega. Un secondo aspetto fondamentale del libro è quello della ribellione: Cosimo si ribella (alle idee della famiglia, o forse più in generale a quelle della società che lo circonda) e con ostinata perseveranza porta avanti il suo progetto di vita sugli alberi. Tonio Cavilla con riferimento a questo tema ha detto: “la disobbedienza acquista un senso solo quando diventa una disciplina morale più rigorosa e ardua di quella a cui si ribella”; e Cosimo infatti è estremamente ligio alle regole che si è imposto, prima fra tutte, quella di non scendere mai.

  • User Icon

    ladybrett

    30/07/2009 12.43.59

    voto altissimo ! un vero spasso se si vuol guardare il lato favolistico, una fonte di riflessioni se si vuol guardare il senso esistenzialista, una emozione continua se si vuol infine considerare il lato dei sentimenti. varie chiavi e tutte eccelse. forse più facile apprezzarlo in età post-scolare; non una lettura prettamente giovanile come la si fa passare, a mio avviso. e comunque straconsigliata a tutti.

  • User Icon

    hermione

    29/07/2009 13.20.06

    carino!si prolunga un pò troppo nella descrizione della vegetazione,certe volte un pò triste,ma bello.

  • User Icon

    Renzo Montagnoli

    16/06/2009 12.18.43

    Il barone rampante, opera ambientata in un immaginario paese della riviera ligure, Ombrosa, è connotata dalla vicenda del primogenito del barone Arminio Piovasco di Rondò, Cosimo, che ancora fanciullo, a seguito di un litigio avvenuto il 15 giugno 1767, decide di punto in bianco di andare a vivere sugli alberi. La storia è narrata dal fratello minore Biagio che invece preferisce restarsene nella casa patrizia, pur invidiando la scelta di campo di Cosimo. Detta così può sembrare la vicenda dello scemo di paese o di un fenomeno da baraccone, ma la figura di questo arboricolo si staglia netta in una serie di personaggi godibilissimi, vere e proprie caricature, e in un intreccio di fatti che gradualmente finiscono per il coinvolgere il lettore, al punto di desiderare di poter godere della stessa immensa libertà. Cosimo è per alcuni un originale, per altri un pazzo, ma in effetti rappresenta la massima aspirazione per una vita slegata dalle consuetudini, da qualsiasi cerimoniale e scevra da leggi e laccioli, tranne quelli della natura. Non è improbabile, anzi penso sia più che possibile che l’arboricolo sia l’alter ego di Calvino stesso. Del resto, il personaggio presenta comuni caratteristiche, quali quelle di essere un intellettuale e di battersi in favore della povera gente, che lo capisce infatti, al punto che, divenuto vecchio e malato, lo assiste amorevolmente, sempre senza che lui, da quando salì sugli alberi quella prima volta, debba mettere i piedi per terra. Questo desiderio di elevarsi dal mondo, di essere solo e unicamente padrone di se stesso, trova poi una geniale conclusione nella sua dipartita, una toccante ascesa in cielo. Il barone rampante è sicuramente un romanzo di grande valore e ne consiglio vivamente la lettura.

  • User Icon

    lucia

    28/03/2009 21.50.30

    geniale, come sempre del resto.

  • User Icon

    marco

    10/02/2009 10.49.38

    Vorrei rispondere a Kikka che si è detta annoiata da questo libro al punto tale da non terminarne la lettura. La prima volta che mi sono accostato a questo capolavoro avevo 12 anni e andavo alle medie; leggevo poco all'epoca e il libro sembrò anche a me noioso, nonostante persino il professore di matematica ne avesse parlato bene. In un mesetto circa ero riuscito a leggere solo metà dell'opera e alla fine decisi anch'io di interrompere la lettura. In prima Liceo Scientifico quasi per scommessa ho deciso di riprende in mano il "Barone" e l'intera trilogia dei "Nostri antenati": ne sono rimasto innamorato e questo "noiso" libro di Calvino è diventato il mio libro preferito in assoluto. Kikka, prova anche tu a riprovare a leggerlo quando sarai con l'animo disposto a farlo e rimarrai stupita. Ora ti lascio perché mi è venuta voglia di rileggero...

  • User Icon

    Dino

    18/11/2008 14.48.16

    Il protagonista ha deciso di non toccare più il terreno. Vive fra gli alberi, e quando sta per arrivare l'ora fatidica... nel finale si capisce perchè Calvino sia così amato.

  • User Icon

    sandro landonio

    10/11/2008 17.43.23

    Difficile classificare questo romanzo, che, in certi momenti sembra quasi una raccolta di racconti brevi con un protagonista sempre identico, ma con spirito ed argomenti propri solo del singolo capitolo. Il livello dello scrivere di Calvino è però quasi sempre fuori dall’ordinario e supera tutto quello che, solo riassunto, può sembrare artificioso. I dettagli (le teste tagliate, i tanti nomi d’uccelli e di alberi, la crudeltà di Battista verso gli animali, le fini tragicomiche del Cavaliere e dell’Abate) hanno suscitato in me tanto interesse da sopravanzare la vicenda principale. Infatti, alla fine, a chi importa perché Cosimo sia salito sugli alberi: è un fatto puro e semplice che la sua vita sia trascorsa lì. E che dire di Viola, sfuggevole, ma, se presente ad Ombrosa, centro delle attenzioni del protagonista: sfugge il motivo per cui anche lei, così vicina al sentire di Cosimo, si impaludi poi nella prosaicità; ma il fatto si registra e niente più.

  • User Icon

    otta

    24/09/2008 16.34.32

    Un libro ben scritoo con una storia molto noiosa. Pensavo si trattase di un libro migliore visto che tutti dicono che calvino sia 1 dei migliori scrittori mai esistiti

  • User Icon

    maurizio .mau. codogno

    11/07/2008 13.39.42

    Credo di avere letto per la prima volta <em>Il barone rampante</em> trentacinque anni fa, nell'edizione "ridotta per le scuole" che oltre a togliere il nome del torrente Merdanzo deve avere molto glissato sulle avventure amorose del Barone Cosimo Rondò di Piovasco - o forse ero io troppo ingenuo per ricordarmele? Ripresolo adesso dopo che mi è stato regalato non posso che confermare che è un capolavoro. A me personalmente non piace molto lo stile di scrittura soprattutto nei primi capitoli, che non so quanto sia un settecentismo voluto e quanto rispecchi l'italiano scritto di cinquant'anni fa; ma la storia ha una freschezza che regge assolutamente anche oggi, prendendo da un lato in giro il romanzo storico ma soprattutto facendo vedere come le cose, viste da un altro punto di vista, risultano spesso diverse. Non necessariamente migliori o peggiori; ma solo in questo modo possiamo scegliere. (e poi le scenette all'interno del libro sono davvero gustose!)

  • User Icon

    Carlo

    06/04/2008 09.24.49

    un bel libro ma Calvino ha fatto di meglio!!!!!!

  • User Icon

    Carlo

    20/09/2007 00.05.03

    Abbastanza noioso ma ben scritto. Raggiunge cmq la sufficienza per la storia e la struttura della narrazione.

Vedi tutte le 42 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione