La battaglia che fermò l'impero romano. La disfatta di Quintilio Varo nella selva di Teutoburgo - Peter S. Wells - copertina

La battaglia che fermò l'impero romano. La disfatta di Quintilio Varo nella selva di Teutoburgo

Peter S. Wells

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Traduttore: D. Ballarini
Editore: Il Saggiatore
Collana: Nuovi saggi
Anno edizione: 2004
In commercio dal: 15 giugno 2004
Pagine: 260 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788842809968

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Nell'autunno del 9 d.C., le legioni dell'imperatore Augusto subirono una sconfitta devastante nel cuore di una foresta in territorio germanico. Ventimila soldati furono massacrati - oltre ai mercanti, alle donne e ai bambini al seguito dell'esercito - e Augusto, sconvolto dal disastroso episodio, ridimensionò l'intero disegno espansionistico di Roma. Il confine dell'impero fu riportato lungo il Reno, che divenne la linea di demarcazione tra il mondo latino e quello germanico. Protagonisti della battaglia furono Publio Quintilio Varo, legato romano in Germania noto per la sua politica oppressiva, e Arminio, condottiero germanico a capo del popolo dei cherusci, che concepì l'imboscata nella fitta vegetazione della foresta.
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    giovanni

    25/01/2012 17:22:50

    ho letto e riletto il libro,e,purtroppo,non mi e'piaciuto.forse l'approccio e'sbagliato.l'autore non e' uno storico,ma,un archeologo.questo e'il suo punto di partenza e il suo limite.ha basato la ricostruzione della battaglia sui reperti,pochi in vero, trovati sul presunto luogo dello scontro.partendo da questo punto di vista ha eleborato l'ipotesi,per me assurda,che lo scontro sia durato un ora o poco piu'.le fonti antiche parlano,a ragione,di una battaglia di logoramento di tre giorni.persolamente ho una teoria.nello scontro varo portava con se'parte delle tre legioni.andava a sedare una rivolta e non era necessario la forza l'urto di tre legioni e ausiliari.le legioni a ranghi ridotti spiegherebbero la riuscita dell'imboscata e la sua ristrettezza in termini temporali e spaziali.ovviamente,dopo la disfatta,il resto delle legioni,rimaste a presidio del territorio,ripiego' oltre il confine.l'unita'organica delle tre legioni era rotta per sempre e,per questo,gli storici latini parlarono di distruzione delle legioni.erano stati sconfitti,le aquile perdute e con esse il nome stesso delle legioni.anzi le legioni stesse.come era uso i superstiti,per me molti,furono inglobati in altre legioni.le legioni sconfitte non vennero piu' ricosituite e di esse si perse la memoria.per i romani era prassi costante.baso questa mia teoria su fonti classiche che attestano e cito a memoria:"varo,credendo di aver pacificato la regione dissemino' il territorio di guarnigioni...."allora se aveva a disposizione tre legioni e relative truppe ausiliarie se per sedare quella che sembrava una semplice ribellione porto'con se' tutto quello che aveva sotto mano cioe' circa 30.000 uomini chi rimase a presidiare un territorio immenso?30.000 uomini esperti,in gran parte veterani,per una rivolta non sono,forse,troppi?ciao a tutti.

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    CRISTIANO

    29/07/2011 12:06:31

    Se amate i romanzi è assolutamente da non perdere,se cercate un libro di storia evitatelo.

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    Riccardo

    21/07/2009 18:36:14

    Assolutamente inattendibile. Basta avere un minimo di conoscenza di questioni militari per rendersi conto che si tratta di una vera e propria 'americanata'. Andrebbe benissimo per un film holliwoodiano, ma come ricostruzione di un evento militare è pessimo. L'autore sembra non essere minimamente preoccupato di analizzare le sue affermazioni criticamente. L'idea dei germani che alzano un muro da cui attaccano i romani è a dir poco balzana. Una colonna di ventimila romani che si snoda su almeno quattro chilometri non si accorge di avere un muro alla sua destra con i germani nascosti dietro? A nessun centurione, a nessun ufficiale, a nessun soldato semplice è venuto in mente di guardare dietro il muro? Se l'autore avesse dichiarato che Arminio drogò l'intera almata dei romani, l'ipotesi sarebbe stata più credibile! Su Teutoburgo ne sappiamo pochissimo. Pochissimi furono i superstiti ed il libro di Velleio Patercolo che avrebbe potuto chiarire le cose, non è giunto fino a noi. L'unica cosa che sappiamo è che il traditore Arminio, decantato come eroe dal romanticismo tedesco, pose fine alla dominazione romana della Germania. Il resto sono congetture. Quelle del Signor Wells sono assolutamente non credibili. Una bufala!

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    Claudio

    06/09/2004 15:39:52

    Appassionato di storia romana (ma è ancora attuale esserlo nel 2004, dato che si mormora toglieranno quest'argomento dai programmi di studi?) ho acquistato con gioia un testo italiano -finalmente- sulla campagna germanica di Ottaviano Augusto. Tra di me pensavo: non sarà qualcosa di così accurato come i volumi della "Lorenzo Valla", ma ci sarà una seria analisi...Ahimè, l'autore ha invece propeso per una versione a fumetti della storia: l'obiettivo di coinvolgere il lettore non-specialista finisce per colpire a metà. Si è di fronte ad un testo nè carne nè pesce, pieno di inutili ripetizioni ed informazioni ridondanti e scollegate. E' chiaro l'intento di non presentare il materiale in modo arido, ma se l'autore desiderava scrivere un romanzo, dando sfogo alla sua fantasia, avrebbe potuto farlo senza mascherare l'operazione: dopo aver letto per l'ennesima volta che i colpi di taglio incrinano le ossa non si è più coinvolti, ma indisposti. Tanto più che manca, per esempio, un capitolo sui valetudinaria (Augusto fu promotore degli ospedali per le legioni, tramite il suo medico personale Antonio Musa, e probabilmente in quel periodo nacquero i chirurghi di guerra) e su come si potevano per l'appunto curare tali ferite: fa un po' sorridere vedere una foto di un reperto archeologico (uno strumento chirurgico) e leggere in didascalia che "serviva per operare". Di sicuro non serviva ad aprire cocomeri. In sintesi, un libro un po' ingenuo, sicuramente documentato ma molto (troppo?) leggero: un buon punto di partenza, ma da un libro di 260 pagine mi aspettavo veramente molto di più.

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    Aoxomoxoa

    31/08/2004 08:28:28

    Nonostante il tema "Romani in Germania" mi appassioni da sempre il libro, per me, e' stata una delusione. A titolo di esempio valgano le scene splatter dei colpi in battaglia e l'inutile descrizione della vita dell'Impero in quel tempo. Sicuramente mi ha chiarito che di battaglia non si tratto' ma piuttosto di un'imboscata a tradimento (uno dei piu' vili visto che Arminio era un Equestre) e probabilmente di una carneficina in cui i Romani non hanno neppure potuto difendersi (appunto, che battagia e'?). Varo era in Germania NON per guerreggiare ma per riscuotere tributi. Fra l'altro il libro banalizza (a parer mio) il "prima" e soprattutto il "dopo" (infatti Germanico fece, probabilmente, ben piu' strage di Germani di quanti ne avessero fatti i Germani a Teutoburgo, ma l'episodio e' liquidato in un paio di pagine perdipiu' messe in dubbio). Secondo me i veri argomenti di interesse erano/sono 2. Il primo e' la tattica militare Romana di conquista della Germania (secondo me non propriamente approfondita). Leggete il libro di Luttwack per approfondimenti. Il secondo e' il perche' Roma abbia lasciato perdere la Germania dopo Idistaviso. Questo e' forse il tema piu' importante. Secondo me, Germanico insegna che la Germania poteve essere conquistata come e quando si voleva ma probabilmente "il gioco non valeva la candela". A differenza della Gallia la Germania era boschi e paludi, ovvero poca ricchezza, ovvero pochi tributi (o perlomeno tali da giustificare i costi di occupazione). L'unica risorsa potevano essere schiavi e militari (tuttavia non poco visto che Roma si basa si potere militare ed economia di tipo schiavistico). Dopo Teutoburgo Roma non ha avuto noie serie dai Germani per quasi 200 anni, davvero la Germania non poteva essere conquistata ?

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    Massimo Pietrini

    24/08/2004 17:07:23

    La battaglia di Teutoburgo ha sicuramente avuto, come bene dice l'autore, un impatto importante sia sulla politica di Roma che sul processo di romanizzazione nell'Europa del nord. Le opere di divulgazione storica sono importantissime non solo perchè permettono anche al di fuori del mondo accademico la conoscenza del nostro passato ma perchè danno un valente contributo alla demitizzazione di personaggi storici. Molto interessante è la parte che ricostruisce il cammino di "eroicizzazione" di Arminio secondo modalità non molto differenti da quanto avvenuto per il gallo Vercingetorige. Ho trovato un po' "stiracchiata" la parte relativa alla descrizione della battaglia, soprattutto il capitolo splatter sulla morte dei soldati e vorrei sottolineare alcuni passi che ritengo essere imprecisi. Non concordo sul fatto che i Romani percepissero la tattica dei Germani di ritirarsi per evitare uno scontro campale esclusivamente come segno di vigliaccheria. Al contrario cito un passo di Tacito, Ann., I, 56, relativo alla campagna di Germanico del 15 d.C., dove traspare tutt'altra consapevolezza: " Cesare Germanico, incendiata Mattio ( capitale della tribù dei Catti) e devastate le campagne, ritornò verso il Reno, senza che il nemico osasse molestare alle spalle i Romani al loro rientro, come era solito fare quando si ritirava più per motivi tattici che per paura". D'altra parte è sicuramente vero che le campagne di Germanico furono molto dispendiose ma, nella strategia di mantenere l'iniziativa a difesa dei confini renani, il condottiero romano raggiunse notevoli risultati soprattutto nell'ultima campagna, quella del 16 d.C., nonostante i danni ingenti subiti a causa dela naufragio della flotta. Imputare il ritorno di Germanico a Roma e poi il suo invio in Oriente al solo esito negativo delle manovre in Germania, mi sembra riduttivo. Tacito è al riguardo molto chiaro: senza voler credere alla lettera a ciò che narra, è comunque evidente che un ruolo importante in questa vicenda lo giocarono gli intrighi di palazzo.

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    Valentino

    19/07/2004 19:47:36

    Confrontato con altri testi che trattano la battaglia nella selva di Teutoburgo questo libro di sicuro ricostruisce in maniera attendibile lo svolgimento della battaglia senza cadere nel grottesco (perchè se il sentiero sul quale si muovevano le legioni era così stretto da consentire la marcia per file da sei uomini, non è possibile che, come dice un'altro libro (Il generale inverno di Erik Durschmied) le legioni di Varo si possano essere organizzate, magari formando una testudo, e aver respinto il primo attacco dei Cherusci di Arminio). Altra nota positiva è la descrizione della società romana ai tempi di Augusto e l'analisi approfondita dell'armamento delle legioni (un legionario si muoveva marciando con 48 kg di fardello indosso tra armi scudo e zaino!!!!!!) Merita di essere letto.

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