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Editore: Mondadori
Anno edizione: 1999
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788804464600
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scheda di Cresto-Dina, P., L'Indice 1997, n.11
(scheda pubblicata per l'edizione del 1997)

Da quando vent'anni or sono lo scrittore Wolfgang Hildesheimer mise in discussione l'idea che il rispecchiamento della vita nelle opere potesse costituire un buon punto di partenza per far luce sul mistero della creazione mozartiana, è divenuto un luogo comune appellarsi al carattere enigmatico di un'esperienza umana nella quale musicologi austeri avevano invece cercato conferme per le loro convinzioni estetiche e per i loro percorsi interpretativi. Anche il romanzo di Enzo Siciliano si affida al presupposto di un'enigmaticità fondamentale dell'"uomo" Mozart, impenetrabile a ogni filologia e non intaccabile dall'eventuale accertamento di circostanze fino a oggi ignote. Ma l'interesse di una tale operazione risiede tutto nella sua veste narrativa. Non si tratta cioè dell'enunciazione di una verità astratta - quella che attribuisce l'inattingibilità di un'autenticità originaria alla distanza temporale dalla quale necessariamente muove l'interprete - ma del tentativo di mostrare come questa distanza si produca già nel breve spazio dei ricordi che attraversano l'esperienza vissuta di coloro che sono venuti a contatto con l'incandescente libertà dei modi di vita del genio e si vedono in qualche modo impegnati in una loro personale elaborazione del lutto. Ne viene fuori una sorta di romanzo a più voci, anche formalmente eterogeneo, nel quale le testimonianze rese nel 1829 da Constanze e Aloisia Weber ai coniugi Novello si alternano con le lettere e i diari della stessa Constanze, con le considerazioni del colto cognato Joseph Lange e con il silenzioso culto paterno di Franz Xaver Mozart. In ossequio al postulato del romanzo, anche la genesi delle opere deve essere ricostruita attraverso la memoria postuma dei sopravvissuti. I dialoghi, le interviste, i ricordi sono naturalmente inventati secondo il filo di una fondamentale verosimiglianza, tale da rivelare una lunga consuetudine dell'autore con la propria materia. Ma forse proprio in virtù di questa competenza le opzioni interpretative, tanto nei dettagli quanto nella visione d'insieme, finiscono per non scostarsi troppo dagli schemi resi consueti dalla tradizione critica e si attendono invano quelle illuminazioni che il glorioso genere della novella mozartiana (da Hoffmann a Mörike a Furnberg) - cui del resto solo parzialmente il libro di Siciliano si lascia ricondurre - ha dispensato in forme tanto più libere e letterariamente feconde.