Editore: Mondadori
Collana: Oscar moderni
Edizione: 2
Anno edizione: 2018
Formato: Tascabile
In commercio dal: 17 gennaio 2018
Pagine: 278 p.
  • EAN: 9788804685388

94° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Classica (prima del 1945)

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Recensioni dei clienti

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    Lettore clacciao

    30/04/2018 23:35:36

    Il miglior romanzo della letteratura italiana. Per stile e sensibilità si mangia verga Manzoni e compagnia. Eterno.

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    Cristiano Cant

    22/04/2018 09:49:52

    La verità di un disagio che strozza, che annienta, l'ombra dell'impotenza che invade il corpo e i pensieri di un uomo bellissimo. Come gestire questa fragilità nella rozza arena del sussurro di provincia, nei rintocchi della bugia cortese che ungono ogni stradina, fra saluti viscidi e sorrisi abbozzati, fra occhiate e sospetti che pian piano comprimono il cuore fino a logorarne battiti e pazienza? Uno sfondo magistrale, una Catania che brucia di sole e dove "lo scirocco strofina con più forza la sua umida pancia, mantenendo il selciato sempre fangoso". E' Antonio l'eroe del nostro racconto, l'uomo col macigno nell'anima, faticosa commedia da portare avanti con chiunque, col padre, con gli amici, e tuttavia spinta lo stesso in una tale difesa di sé che finirà per sfociare in un vero matrimonio. Dal quale inevitabilmente uscirà a pezzi, "un uomo inutile, una cassapanca da corridoio". E' quasi impossibile, in quell'angolo di natura tanto virile, con un'Etna che si staglia in alto a dominare i paesetti, non vivere dentro di sé uno smarrimento così tremendo. A contrasto del quale Brancati, con ironia stupenda, pone il segreto della bruttezza che conquista: "Sulla terra piena di misteri, il vivente più misterioso è forse l'uomo brutto". Come se anche l'aria leggesse nei caratteri, in quel complicato tempo sociale del Sud, fra quei sipari aperti su palchi di silenzio, imponendo schemi di doverosa menzogna così innaturali e violenti e tuttavia così necessari. Commovente quest'accostamento che inventa l'autore: "Il pipistrello vola, ma la sorte gli nega il canto; ed egli, vergognoso del suo strido, sbatte in qua e in là con un turpe silenzio, arrampicandosi irosamente per quei giri di cielo in cui la rondine ha lasciato il suo garrito e l'allodola il suo trillo". Lo stesso il destino del protagonista, smarrito e inetto nella sua corazza di bello, che pure non può non indossare. Una scrittura di lirica ricchezza, paesaggi e interni descritti con mano ineguagliata.

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    Fabio74

    14/11/2014 19:21:25

    Bellissimo spaccato della Sicilia nel periodo antecedente la seconda guerra mondiale.Con uno stile elegante e scorrevole l'autore ci racconta le vicende tragicomiche del protagonista e di riflesso della sua famiglia,talvolta con conversazioni veramente esilaranti.Romanzo da non perdere.Ciao a tutti e al prossimo

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    marcostraz

    09/10/2014 12:01:09

    Sicuramente un interessante affresco della realtà siciliana a cavallo tra le due guerre, anche se in alcuni passaggi l'ho trovato un pò troppo prolisso...

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    ninonux

    24/09/2013 15:27:43

    Spesso si è criticato lo stile di brancati, tacciato di manierismo o, meglio, di "barocchismo"; ed effettivamente non di rado lo scrittore eccede in ridondanze stilistiche e nell'uso di arcaismi linguistici; ma, personalmente, è proprio tale barocchismo che mi ha fatto innamorare di questo autore (e di altri autori siciliani similari da un punto di vista squisitamente stilistico, vedi consolo e soprattutto bufalino). Al di la dello stile, non riesco a non individuare in questo romanzo un capolavoro assoluto, soprattutto per la capacità di descrivere (e criticare) l'ottusità e l'ipocrisia della società siciliana dei primi decenni del secolo scorso (ma, potremmo dire, di sempre), il machismo e il gallismo quali caratteristiche peculiari dell'animus siciliano, una critica che si estende fino ad avere come bersaglio il superomismo che fu un tratto saliente dell'epoca fascista. L'ironia e il sarcasmo pervadono il romanzo dalla prima all'ultima pagina, a tratti mescolandosi con la tragedia in un mix che ha pochi eguali nella nostra letteratura; il dialogo tra Alfio mangano, padre del protagonista, e il cognato, lo zio Ermenegildo, è una degli episodi più esilaranti che mi sia mai capitato di leggere....

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    by Ax

    10/10/2012 14:00:43

    Brancati l'ho sempre ammirato nel ruolo di sceneggiatore per i grandi registi italiani con il quale ha lavorato, ma come romanziere mi mancava. Percorso inverso dunque, il mio, che anche in questo caso mi ha portato al libro passando prima per la pellicola di Bolognini (con Mastroianni e la Cardinale), film che mi aveva lasciato punti in sospeso sul comportamento del protagonista. Ora, terminato il libro e contestualizzato anche il periodo storico (assente nel film) nel quale Antonio si muove, mi è ancora più chiaro il senso di impotenza che lo investe, metafora di quel malessere esistenziale che colpisce l'uomo libero di pensiero che non intende assoggettarsi alla massificazione ideologica di regime, di quel regime vomitevole. L'utilizzo della satira da parte di Brancati rende divertenti, se non grottesche, alcune situazioni in grado di strappare più di un sorriso; altre volte, invece, l'autore vela la narrazione di pessimismo incupendo il romanzo.

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    Toture46

    11/01/2011 19:33:04

    Per quanto mi riguarda il libro è stupendo. A me è piaciuto tantissimo. Scorrevole ed interessante sia sotto il profilo storico che del costume siciliano o meglio catanese. Nel libro,allorchè si scopre la "disgrazia" di Antonio, tra le maldicenze ed i dialoghi dei vari personaggi ho trovato esilarante quello dei due cognati: Alfio ed Ermenegildo, rispettivamente padre e zio materno di Antonio, allorquando il primo non ricordando il nome del secondo chiede a costui come si chiamasse (scena interpretata magistralmente da Leo Gullotta nell'omonimo sceneggiato televisivo di qualche anno fa). Un indigeno, conoscendo usi, costumi, mimica compresa, può assaporarne tutto il piacere del dialogo. Bellissimo libro e grandissimo Autore! Peccato, per la nostra letteratura, che Brancati sia scomparso ancor giovane.

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    ant

    01/11/2008 22:27:34

    Inquandrato nel periodo storico in cui è stato scritto e il luogo dov'è ambientato, diventa sicuramente un romanzo di rottura e ultra critico della società del tempo, adesso è sicuramente un libro scorrevole e molto crudo e intenso

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    Pat Bateman

    19/10/2007 18:50:58

    La schiavitù a cui può portare la bellezza nel contesto di una Sicilia in cui l'onore, il nome contano come virtù. Attuale

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    Massimo

    03/06/2007 12:01:28

    I narratori siciliani, anche quando vengono considerati dei minori, non deludono mai! A mio avviso è uno dei romanzi italiani migliori della seconda metà del novecento per la costruzione dei personaggi e per come riesce a coniugare le vicende private alla Grande Storia. Da antologia le pagine finali sulla liberazione di Catania da parte degli americani.

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    baton

    05/09/2006 05:22:19

    Un Armance siciliano da uno dei nostri più grandi scrittori.

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    Enrico

    31/07/2006 09:11:01

    Questo è un signor libro. Ce ne fossero di più nel panorama italiano del secolo scorso, altroché.

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    angelo cutolo

    28/02/2006 17:10:31

    Il gallismo colpito nel suo tallone di Achille. La virilità perduta affonda senza appigli nella palude della vergogna, nella commiserazione ironica e compiaciuta tessuta con bisbigli tiepidi all'orecchio malevolo. Si spettegola con gioia alle spalle di chi sembra perfetto e invece piange lacrime inconsolabili per una tara che neanche per tutta la bellezza e la ricchezza del mondo un maschio latino vorrebbe accollarsi. Oggi l'impotenza non è più un'onta, una colpa, ma soltanto una malattia da curare. Negli anni 40 siciliani (e non solo), le cose non stavano cosi. Antonio è bello come il sole ed incarna il sogno di tutte le donne fertili di Catania, nubili e non, ma il destino gli riserva il dramma incommensurabile dell'impotenza. La bellissima moglie lo ripudia davanti alla Sacra Rota per non aver consumato il matrimonio e si risposa con un ricco e grasso barone. Il padre, prototipo dell'amatore esuberante, vanaglorioso e rissoso, non resiste all’inconcepibile situazione e va a morire in un infimo bordello, mentre la flotta aerea americana bombarda la città. Il più caro amico di Antonio, podestà di Catania, dopo aver rinnegato la fede fascista si compenetra nello spirito dei tempi, si pente per le scelte infelici del passato e, da uomo coerente, si macera nella consapevolezza di non potere riscattare il suo passato senza sembrare uno squallido voltagabbana. Questa impotenza morale e politica stride con le angosce sessuali di Antonio che non riesce a capire quanto il dramma etico del suo amico sia ben più grave del suo problema fisico. Il racconto si chiude in un lugubre scenario di rovine, tra i palazzi di Catania sventrati e saccheggiati dalla popolazione in trepida attesa degli americani, mentre i due uomini affranti da impotenze differenti restano inermi e colpevoli a rappresentare la trasformazione della scala dei valori sociali. Brancati non giudica, ma fotografa con spietata precisione. Immenso.

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    Barbara

    13/02/2006 15:34:57

    Tutte bellissime le recensioni che ho letto fin'ora sul romanzo, che condivido, ma cui aggiungerei due riflessioni: 1: L'impotenza sessuale di Antonio è una metafora per denunciare l'impotenza della filosofia e della letteratura a dare un senso all'esistenza umana, motivo per cui l'intellettuale Ermenegildo si uccide. 2: la storia d'amore tra Antonio e Barbara ricalca quella tra Dante e Beatrice: i riferimenti a Dante sono continui (vedi le citazioni a inizio cap); quando Antonio vede passare Barbara per strada si "scioglie" letteralmente; considera la donna un Angelo al punto da non riuscire ad avervi un rapporto fisico e non è un caso il nome Barbara, che inizia con la "B" come quello di Beatrice.

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    ColdWrite

    08/10/2005 20:14:14

    Ragazzi attenzione. Brancati condannava un certo bigottismo e provincialismo, assumendo senz'altro il ruolo del moralizzatore. L'impotenza del Bell'Antonio, però (e mi rivolgo ai 2 studenti spagnoli), è da leggere come una metafora usata per criticare e denigrare velatamente il fascismo, che attraverso i suoi pomposi rituali e le campagne imperialistiche voleva dare di sé un'immagine di forza e, appunto di "potenza"; ma che in sostanza era estremamente fragile, vacuo, pura apparenza. Così come un uomo, nella Catania degli anni '30, non poteva rivelare la sua impotenza con le donne o non sarebbe stato più considerato nemmeno un uomo, allo stesso modo il fascismo, ormai in fase calante, doveva nascondere di sé ogni forma di fragilità o "impotenza". Tema geniale. La prosa di Brancati, devo ammettere anch'io, un po' contorta e poco dinamica.

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    daniel arx

    31/08/2005 13:03:56

    "il bell'Antonio" ha uno stile elegante e scorrevole e Brancati da' una buona prova di come si possa scrivere con un ricco vocabolario e frasi abbastanza articolate senza risultare pesanti. La caratterizzazione dei personaggi mi è piaciuta proprio perchè di alcuni riusciamo a cogliere la mentalità ma anche le opinioni meno ovvie, mentre altri (soprattutto Barbara e la sua famiglia) ci appaiono ermetici e rigidi (quasi degli automi), vera metafora della mentalità siciliana di quegli anni. Sono gli stessi che, a differenza dei "perdenti", non hanno interesse ad avere opinioni politiche ed a cui, è evidente, non va la simpatia dell'autore ne' dei lettori.

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    carmen*carmen2

    14/07/2005 15:28:46

    QUESTO LIBRO METTE IN LUCE LA MENTALITà della sicilia degli anni 30 quando in Italia c'era il fascismo ed ha come proagonista un bellissimo ragazzo che può avere tutte le donne che gli pacciono,ma è comunque impotente.

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    Francesca..

    30/12/2004 23:08:01

    Quando ho comprato il libro sinceramente mi aspettavo qualcosina in più...Brancati è stato molto bravo a farci capire lo stato d'animo del personaggio,a farci capire quanto allora come adesso fossero importanti le apparenze ,quanto è difficile conquistare il rispetto della gente ma allo stesso tempo quanto è facile perderlo...ma alla lunga ho trovato noioso il personaggio di antonio e pesante e ripetitiva la storia.

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    cinzia

    27/12/2004 18:11:31

    Semplicemente favoloso: -la sicilia del fascismo -i pettegolezzi e le maldicenze che ti possono uccidere -l'egoismo umano che, di fronte ad eventi tragici come la guerra e la dittatura, concentra l' esistenza sul proprio io, sui propri problemi lasciandosi vivere come fa Antonio

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    Sara

    02/11/2004 13:15:35

    Libro bello,ma stretto nel suo racconto.Un piatto senza il contorno.Manca l'anima di Antonio,ciò che sente veramente nel suo cuore,manca la descrizione del tempo di quei famosi tre anni in cui non si sa come si è svolto il misero quotidiano di Barbara e Antonio.Accenni,solo accenni.Solo nelle poche pagine del colloquio con lo zios'intravede la tortura morale del giovane oppresso dalla sua disgrazia.Ma il silenzio è di Antonio o dell'autore?

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