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Traduttore: F. Aceto
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2013
Pagine: 328 p., Rilegato
  • EAN: 9788806208028
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Non accade molto sovente che settimane prima dell'uscita di un romanzo d'esordio i giornali già parlino così tanto di un libro, del suo autore, della sua vita. E quando a farlo è un magazine popolare come Vanity Fair, la faccenda assume aspetti interessanti e sospetti.
È dunque con una certa dose di diffidenza dovuta al battage che lo precede, che ho preso in mano questo libro - pur sempre amato da Rushdie e dal New York Times - attendendomi qualcosa di simile a una delusione.
E invece sin dalle prime pagine questo romanzo davvero ti coinvolge. Sin dalla descrizione acuta e leggera di un marito che cerca di non svegliare sua moglie scendendo dal letto, anche se lei "dorme come una bambina" o "come un cocoyam, una cosa priva di sensi". Sin dal racconto di una banale fine per infarto che si colora inaspettatamente nel panorama ghanese che la circonda. Sin da quel piccolo particolare, le pantofole smarrite, lasciate da parte, ricercate in tutto il romanzo. Sin da quella considerazione sull'inevitabilità della morte di un neonato "il genere di cose di cui ci si preoccupa tanto in America e per nulla invece in posti come Riga o Accra". Perché così è la vita. Così è ancora oggi in molti paesi del mondo che non ricordiamo mai; così è stata fino a pochi anni fa anche qui, ma dei decenni trascorsi tendiamo a non ricordarci mai.
È strana la condivisione, il comune sentire che scaturisce come un rivolo d'acqua in queste pagine. Si parla di Ghana, ma è come se si parlasse della Sila, della campagna emiliana o delle valli alpine. Ritroviamo qui l'universalità dei sentimenti e delle esperienze umane che generalmente sono patrimonio dei poeti. O semplicemente delle nuove generazioni di scrittori figli di un mondo "maggiore": più aperto, più disponibile, più multietnico.
Taiye Selasi ha coniato il termine afropolitan proprio per descrivere l'universo dei figli di africani immigrati degli anni Sessanta e Settanta che hanno raggiunto il traguardo dell'assoluta integrazione culturale, politica, sociale, economica nell'Occidente.
Il suo libro rispecchia questa esperienza personale e comune, descrivendo una famiglia sparpagliata nel mondo, narrandone le sue ragioni e le radici, i legami, le speranze, le delusioni e le sofferenze ma in modo molto contemporaneo, diretto, senza quell'eccesso di sentimentalismo che accompagna troppo spesso questo tipo di storie.
Avevo avuto qualche perplessità nell'affrontare un romanzo scritto tra New York Parigi e Roma, da un'autrice che pranza da Roscioli, vive al Vicolo delle Orsoline e a Trastevere, che ha un suo cocktail dedicato (una miscela di vodka e zenzero) allo Stravinskij Bar dell'Hotel de Russie, è stata selezionata tra i migliori venti scrittori sotto i quarant'anni dalla snobbissima rivista Granta e frequenta una certa élite internazionale radical-chic. Come può raccontare la verità o almeno una storia credibile? Incredibile, ma vero: può.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    Tony

    09/11/2014 18.28.52

    Pesante..... Linguaggio forzatamente elaborato troppo carico che rende la lettura assai poco scorrevole, storia bella ma contorta. Sono stato spesso sul punto di abbandonare la lettura, fortunatamente sul finale migliora .

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    cristina

    02/04/2014 12.31.27

    Condivido il parere di Tiziana, sulla fatica a leggere una scrittura aggrovigliata e appesantita da troppi flussi di coscienza a briglia sciolta. Io ho fatto una gran fatica iniziale ad entrare nella storia e soltanto nel finale sono riuscita ad appassionarmi un po' di più. Nel corso della lettura ho scoperto che l'autrice è stata una giudice del programma Rai "Masterpiece" e questa cosa, forse con un certo pregiudizio, mi ha colpito poco favorevolmente, non so perchè. In ogni caso il romanzo resta una buona opera prima - su un tema tutto sommato comune quali sono i ricongiungimenti familiari, ma narrati dalla prospettiva di una cultura diversa dalla mia - ma lo stile si pone sicuramente in modo ostico nei confronti del lettore.

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    marilia gallus

    01/04/2014 07.35.36

    Le prime cinquanta pagine affascinano. Poi stufa, c'è troppo, c'è tanto, c'è di tutto. Le ultime due pagine, di grande poesia, riscattano l'intero libro.

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    Stefania

    31/03/2014 09.31.28

    Lei ( la scrittrice- Taiye Selasi) bellissima e ho il vago sentore che la descrizione fisica della splendida e sensuale Taiwo di cui, nel romanzo, si rimarca più e più volte l'avvenenza fisica,sia in realtà una meritata autocelebrazione. Il romanzo, definito dalla "critica" magnifico ed eccezionale è, a mio avviso, molto meno bello di quanto si voglia far credere. Non brutto, ma faticoso.Forzatamente introspettivo fino a diventare, in alcuni tratti, pesante.Linguaggio molto poco convenzionale (e questo potrebbe essere un merito)ma così poco lineare da suscitare un certo fastidio fisico.Completamente privo di quello stato di tensione che tiene il lettore sulla corda, sorprendendolo ad ogni piè sospinto e facendogli desiderare che il libro non finisca perché vuole ancora assaporare quella bellezza letteraria che rinfranca l'anima. Le mie alte aspettative riguardo questa opera prima sono state decisamente deluse e ho avuto serie difficoltà a finire di leggerlo. Da una breve biografia dell'autrice, posta in fondo al libro, ho appreso che è stata allieva di Tony Morrison. Allora mi è stato tutto più chiaro.

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    Tiziana

    27/02/2014 15.33.13

    Mamma mia che groviglio, che fatica districarvisi!Una scrittura densa e greve come pennellate di pece nera a cui si resta appiccicati senza potersi liberare. Perché questa pesantezza? Sono così opprimenti il fardello dell'anima e la rete dei sentimenti? Non sono riuscita a provare benessere leggendo questa autrice che pur sembra tanto solare e seducente e qui al contrario è cupa e respingente. Grande prova d'autore? Non capisco perché, per essere acclamati come grandi, si debbano evitare la linearità, la semplicità e la limpidezza (penso lo stesso di Roth e della Munro). Questo tipo di stile mi fa lo stesso effetto della musica hard rock o heavy metal: mi fa saltare i nervi e non mi apporta il minimo arricchimento.

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    Ros

    04/02/2014 23.44.09

    Contenuto carino, ma scrittura confusa e sconclusionata. Una vera delusione.

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    Eleonora

    14/01/2014 10.11.36

    Bella la storia e il significato che vuole trasmettere ma, a tratti ,prolisso e scontato! La vicenda della violenza subita da Taiwo e Kehinde l'ho trovata esageratamente forte,il messaggio sarebbe passato comunque anche senza l'utilizzo di così tanti dettagli!

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    erika

    13/01/2014 17.14.00

    La trama è veramente bella ma la lettura risulta lenta e in alcuni tratti un po' "caotica". Sono dovuta tornare alcune pagine indietro per riprendere il filo ..... Per alcuni tratti è poco reale. Forse andavano dettagliate meglio alcune situazioni.

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    Maria Elisa

    12/01/2014 17.14.05

    Come si fa a parlare di letteratura?Un libro sclonclusionato, non scorrevole, necessità di rileggere pagine già lette per poter proseguire nella lettura, sfoggio addirittura di scrittura cinese, troppi, troppi aggettivi eppoi il ripetersi fastidioso :...succhio' l'aria tra i denti.Provate a farlo in società e suggerite agli altri di farlo.Io ci ho provato... è una "grimace"!Qualcuno ha parlato di poesia.Per me è un fenomeno salottiero.Evviva il mio Simenon.La sua è poesia altro che "succhiare l'aria tra i denti!" Ottima la traduzione.

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    sara

    12/12/2013 15.26.49

    La fiera delle banalità, dei clichè, degli stereotipi. Come si fa a parlare di letteratura?Si parla di famiglia nel modo più banale e poco interessante come non si è mai fatto, i "drammi" dei personaggi sono insulsi e inutili..e che dire dei personaggi stessi??...omuncoli comuni e pieni di ovvietà: quando sono arrivata al punto di leggere che il fratello gemello - che dovrebbe essere quello più particolare, profondo, un artista, sensibile - dà della pu...na alla sorella...l'ho chiuso senza beneficio del dubbio.Non fa per me.Ritorno alle mie scrittrici adorate: Dorothy Parker, Janet Frame o De Beauvoir...delle vere scrittrici, artiste profonde e sensibili.

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    regonaschi mara

    05/12/2013 18.42.20

    Stupendo romanzo sulla natura umana, sulla diversità dell'animo, del sentire le emozioni, del vedere ed interpretare gli accadimenti. Inizia con il racconto delicato e potente di una morte e della sua accettazione, dalla quale naturalmente non può che partire la narrazione di molte vite, quelle dei componenti della famiglia di Kweku, una famiglia solidamente unita dall'amore, fragilmente spezzata dall'impossibilità di far subire agli altri un'ingiustizia. E così essi, cosmopoliti e contemporanei, si ritrovano dopo molti anni di lontananza, di nuovo affettuosamente e solidalmente uniti nel loro luogo di origine, il Ghana: il figlio Olu, che ha seguito le orme del padre per vivere la vita che il genitore avrebbe dovuto vivere, i figli gemelli, Taiwo e Kehinde, la cui miracolosa bellezza non riesce a nascondere le loro ferite, la "piccola" Sadie, inquieta a causa di un sentimento di costante inadeguatezza. E lei, Fola, la sua Fola. Meravigliosa la leggera e delicata descrizione "a tratti "della morte che viene compresa solo quando la si accetta, perché prima o poi tutto morirà, e si potrà scivolare in riflessioni , ricordi e in altre cose che cominciano con ri: rimpianti, rimorsi, risentimenti, rivalutazioni. Si tratta di conoscenza e non di cognizione, una bolla che comincia piano piano a salire verso la coscienza, un'immagine che prende forma in lontananza uscendo fuori dallo spazio vuoto che la circonda. IMMANCABILE

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    sara

    03/12/2013 12.09.07

    Libro delicato e intenso, una lettura piacevole anche se non ne ho sempre apprezzato il tipo di scrittura a tratti sconnessa. Al centro del romanzo la storia di una famiglia improvvisamente distrutta dall'abbandono di un marito e di un padre, un uomo che di fronte ad un'evidente ingiustizia decide di non essere più degno dell'amore dei propri cari. La bellezza di questo libro risiede nei particolari, nei dettagli che l'autrice ha saputo creare per ogni personaggio, rendendoli a egual maniera più protagonisti che comprimari. La morte di Kweku obbligherà tutti a confrontarsi con le proprie radici, debolezze, sofferenze, i propri disagi e a riscoprire un nuovo modo di essere famiglia.

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    CLARA

    14/10/2013 15.42.45

    Trovo questo libro molto bello e delicato. Mi piace soprattutto il racconto fatto dai punti di vista dei diversi personaggi, che ci mostra le incomprensioni che possono nascere a causa di cose non dette.

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    Federica

    05/10/2013 12.30.43

    La storia è molto bella ma la narrazione non è fluida: l'autrice salta spesso dal passato al presente e da un personaggio all'altro. Spesso sono stata costretta a tornare indietro per seguire tutti i passaggi del racconto e la lettura è stata perciò un po' faticosa.

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