La bellezza e la scienza

Enzo Tiezzi

Collana: Minima
Anno edizione: 1998
Formato: Tascabile
Pagine: 150 p.
  • EAN: 9788870785197
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    Fabio Marchioni

    11/09/2010 10:23:33

    Ho iniziato la lettura interessato più dall'autore che dal libro in sè. Il testo è breve per quanto interessante. Sicuramente l'autore vuole suggerire in questo lavoro spunti tratti dalla sua visione della conoscenza che va ben oltre la tradizionale separazione scienza/umanesimo. Dai brevi aneddoti emerge l'amore per la natura di uno dei padri nobili dell'ambientalismo italiano. Proseguirò la lettura di Tiezzi con tempi storici, tempi biologici.

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recensioni di Vinassa de Regny, E. L'Indice del 1999, n. 02

Secondo quanto racconta Margherita Hack, il suo collega Chandrasekhar, il famoso astrofisico indiano premio Nobel 1983, avrebbe detto: "Riconosco che la scienza ha distorto la mia personalità, e mi ha costretto a trascurare altri interessi come la letteratura e la musica. Se non l'avessi fatto, sarei un uomo diverso. Non so se debba rammaricarmene, ma sento che devo trovare un rimedio...". Qualche anno dopo probabilmente trovò il rimedio perché pubblicò un affascinante piccolo libro per la Chicago University Press, Verità e bellezza (1987; Garzanti, 1990) in cui erano raccolte alcune sue conferenze sulle ragioni dell'estetica nella scienza.

Enzo Tiezzi - come dimostra quest'ultima sua opera (e una raccolta di poesie da poco pubblicata da Marcos y Marcos) - non corre certo lo stesso rischio: pur essendosi dedicato alla ricerca scientifica, ha infatti sempre alimentato la sua passione per le discipline umanistiche.Chi conosce i suoi precedenti libri ritroverà qui - sistemati in maniera organica e attraversati da digressioni schiettamente scientifiche - quasi tutti i temi artistico-letterari che erano stati là appena accennati, o addirittura nascosti tra le righe.

Da un intreccio tra riflessioni e citazioni, tra ricordi e favole esotiche (tanto affascinanti da sembrare spesso inventati ad hoc) nasce infatti un fitto tessuto narrativo da cui emerge la triste realtà della ricerca scientifica attuale, quasi sempre schiava delle necessità del "progresso", ovvero del profitto immediato. Emerge anche la conseguente necessità di cambiare strada e di riprendere i temi della "naturalità" prima che sia troppo tardi, per noi e per i nostri figli, ma anche per il pianeta Terra ("l'unico che abbiamo"). Non si tratta del solito invito al "ritorno alla natura" di stampo tradizionale: Tiezzi è un ambientalista vero, che ama la natura e tutti i suoi colori, non soltanto il verde, l'unico che sembra caro agli ecologisti di professione: con un solo colore non si arriva molto lontano (come dimostrano purtroppo le vicende dei Verdi, e non solo in Italia). Sin da Tempi storici, tempi biologici (Garzanti, 1984, 1992), Tiezzi ha insistito sul fatto che la natura è un tutto armonicamente integrato e che le sue leggi fondamentali sono l'instabilità, l'incertezza, l'irreversibilità e la complessità. La natura va quindi affrontata in maniera unitaria - il suo studio non può essere suddiviso tra le diverse discipline tradizionali -, ma sempre in maniera scientifica, utilizzando soprattutto i più recenti sviluppi della fisica, della chimica-fisica e dell'economia. Non è necessario né mitizzare "i bei tempi antichi", né rinunciare allo sviluppo e al benessere. Per raggiungerli effettivamente occorre però avere il coraggio di riorganizzare completamente il modello produttivo e, soprattutto, di capovolgere la tradizionale visione dell'economia.

Finalizzata soprattutto alle applicazioni, la scienza ha perso il "gusto antico della bellezza" e, con i successi ottenuti nel tentativo di dominare la natura, ha probabilmente messo in forse lo stesso avvenire del nostro pianeta, come dimostrano le catastrofi "naturali", perverse conseguenze del progresso sotto gli occhi di tutti.

Il problema da risolvere è lo scontro tra due punti di vista completamente diversi. Da una parte i sostenitori dello sviluppo, che vedono nel progresso tecnologico e nelle attività economiche senza vincoli l'unica via percorribile per promuovere il miglioramento umano e la qualità della vita. Dall'altra coloro che, preoccupati dai potenziali effetti catastrofici del degrado ecologico, sostengono che sono ormai prossimi la distruzione dei sistemi di sostegno della vita sul nostro pianeta, l'estinzione delle specie e l'impoverimento sia materiale sia spirituale del genere umano.

Le differenze tra questi due punti di vista sono dovute al fatto che i loro sostenitori parlano di realtà diverse: i primi tendono a concentrare l'attenzione sull'aumento dei fattori materiali, quali la disponibilità di alimenti e di materie prime; i secondi si concentrano sulla sostenibilità dei sistemi geofisici e biologici e delle loro complesse interazioni. Come ha scritto Marcello Cini, il mondo degli uni è atomista e meccanicista, il mondo degli altri è reticolare e organicista.

Per uscire dall'impasse provocata dallo scontro tra questi due punti di vista, per salvare le risorse della Terra in nome delle generazioni future, per ritornare a un "governo umano degli esseri umani", Tiezzi propone di valorizzare l'elemento estetico presente nella natura mescolando scienza e poesia, creatività matematica e immaginazione artistica. Ma se ci si guarda attorno, la sua proposta appare purtroppo soltanto un'utopia: basta pensare al recente fallimento della Conferenza di Buenos Aires che doveva regolamentare l'applicazione del protocollo di Kyoto, creato del tentativo di rallentare i mutamenti climatici. L'economia globalizzata non riesce a tener conto del "capitale naturale", che dal punto di vista dello sviluppo sostenibile e della cosiddetta economia ecologica vale almeno il doppio del "capitale prodotto dall'uomo". I paesi ricchi pretendono troppo dai paesi poveri e spesso si lamentano perché questi tagliano le foreste. Ma, oltre a sorvolare sul fatto che i tagli sono commissionati dalle grandi multinazionali del legno, dimenticano che le regole della Wto (l'Organizzazione mondiale per il commercio, "guidata" dai paesi ricchi) non consentono di esigere che il legname importato sia accompagnato da un certificato che ne garantisca la provenienza "ecologica" (per esempio da alberi tagliati per sfoltire foreste così fitte da impedire la crescita di altri alberi). E, in nome del "libero commercio", la Wto proibisce la richiesta di molte altre certificazioni "ecologiche" dello stesso tipo (per esempio nel settore della pesca).

tanti anni fa, in A Defence of Poetry, P.B. Shelley sosteneva che "la pratica di quelle scienze che hanno ampliato i limiti del controllo dell'uomo sul mondo esterno ha, per mancanza della facoltà poetica, proporzionalmente ristretto i limiti del mondo interno; e l'uomo, essendosi fatto padrone degli elementi, rimane lui stesso uno schiavo". Oggi la situazione è a dir poco peggiorata ma, per risolvere davvero il problema, occorrerebbe che le tesi sostenute da Tiezzi - e da molti altri scienziati ed economisti famosi - prendessero finalmente piede. Ma quando?