Bestie da vittoria - Danilo Di Luca,Alessandra Carati - copertina

Bestie da vittoria

Danilo Di Luca,Alessandra Carati

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Editore: Piemme
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 26 aprile 2016
Pagine: 281 p., Brossura
  • EAN: 9788856649994

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Nel ciclismo tutti sanno la verità. Ma la verità è inaccettabile.

"Questa è la Gomorra del ciclismo. Dopo si potrà decidere di ignorare, ma non si potrà dire di non sapere".

Questa è l'altra faccia del ciclismo, il racconto di quel mondo parallelo fatto di ipocrisia, interessi e giochi di potere che sta dietro ai colori, ai tifosi lungo le strade, ai carrozzoni festanti delle grandi gare. Un sistema cannibale di cui tutti sono a conoscenza, ma di cui nessuno parla, perché tutti hanno troppo da difendere. Un libro denuncia che chi fa parte del sistema non potrebbe scrivere. Solo uno che non ha più nulla da perdere, come Di Luca, radiato a vita per doping, poteva farlo.
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    Filippo

    22/04/2020 14:45:52

    Un storia difficile raccconata molto bene. Un pugno nello stomaco per gli appassionati di ciclismo ma meglio sapere che essere ipocriti. Grazie Killer Di Luca!

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    FC60

    11/12/2019 13:18:58

    Ottimo per i maniaci di ciclismo. Di Luca ha un bel coraggio a scrivere, ma per coloro che non vivono nel mondo dei Puffi, niente di nuovo sul fronte del doping. Consigliato per aprirsi gli occhi.

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    mic

    11/08/2019 13:31:58

    Da appassionato di ciclismo posso dire che la cosa positiva è che descrive la vita di un ciclista professionista, anche negli aspetti più intimi. La cosa negativa è la triste descrizione dello schifo chimico (e non solo) che si nasconde dietro a questo mondo.. ci ripensi quando guardi il giro d'Italia e ti fai coinvolgere dai commenti entusiasti dei giornalisti...

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    Marcy85

    23/09/2018 20:22:31

    Ho adorato questo libro, fin da una prima lettura superficiale sono rimasta incuriosita dalle vicende narrate e dal personaggio: seguo il ciclismo da molti anni ed p innegabile che Di Luca abbia sicuramente segnato la storia del ciclismo italiano. Da una parte ritengo abbia avuto coraggio a parlare di certi argomenti, dall'altro lato è doveroso specificare che ha cominciato a farlo soltanto quando ormai non aveva più nulla da perdere, vista la radiazione a vita dalle corse per positività recidivante. Ho letto il libro tutto d'un fiato, è scritto bene, scorre fluido ed ci si appassiona davvero alla lettura. Si entra in un mondo fatto di sacrificio e fatica, giudicare da fuori è semplice, viverla da dentro non lo è altrettanto. I ciclisti sono bestie da laboratorio, vengono spremuti fino al midollo, tra gli atleti più controllati nello sport. Nonostante ciò, non credo sia fattibile correre "pane e acqua", è un mondo cinico, contano le vittorie, gli sponsor premono per i risultati, o sei dentro o fuori: se non sei disposto a tutto ci sarà qualcun altro pronto a prendere il tuo posto e a fare qualsiasi "sacrificio" serva. Da fuori può sembrare che Di Luca stia sputando nel piatto dove ha mangiato per anni, la verità è che appena un atleta viene trovato positivo a sostanze non consentite viene abbandonato dall'intera carovana e fa da capro espiatorio per tutti, del resto "nessuno sapeva"; non sei più nessuno, tutto ciò che hai vinto non conta più nulla, sei solo un imbroglione per le persone. Avrei voluto che Di Luca facesse nomi precisi a riguardo, parlare a metà non risolve nulla: purtroppo così sono solo sentenze pubblicitarie senza prove e senza alcuna concretezza. Detto ciò, non basta il doping per creare un campione: di base devi essere un cavallo di razza e lui lo è stato, a prescindere.

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    Eliana

    23/09/2018 13:01:42

    Sono veramente rimasta allibita leggendo questo libro. Ho sentito tanto parlare di doping nel ciclismo ma mai avrei pensato a questi livelli. A tratti l'ho trovato veramente inquietante. Lo consiglio a tutti per meglio comprendere quello che succede dietro le quinte. Scritto in modo molto chiaro anche per i profani come me. L'autore, come ciclista, non l'ho mai seguito molto, ma merita i complimenti per il coraggio di aver messo a nudo le sue vicende personali relative al doping. Grazie Danilo.

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    Ivan

    19/09/2018 07:57:26

    Di facile lettura, espone in modo essenziale tutta la vita del ciclista. Purtroppo non c'è solo la corsa nel mondo del ciclismo, ci sono interessi che vanno oltre amicizia e coerenza di comportamenti davvero scorretti anche da parte di persone insospettabili.

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    Pier

    07/10/2016 12:37:02

    Libro piacevole e scritto bene. Sono un profondo amante del ciclismo e non ho mai amato Di Luca come ciclista e non mi è mai piaciuto il suo approccio alle corse (non parlo solo di doping). La lettura del libro non mi ha fatto cambiare idea. Una frase del libro dice: "A quel giro d'italia eravamo tutti curati". Questa affermazione, senza fare nomi e senza fornire prove dirette, detta da un radiato dal ciclismo è a mio parere ingiusta anche solo per quella piccola percentuale di sportivi e ciclisti che provano a fare ciclismo professionistico in modo pulito.

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    ManuAma1

    22/09/2016 20:06:50

    Libro autobiografico che fa luce su uno degli sport a cui più facilmente si associa la parola Doping. Un libro a mio avviso sincero, scritto senza peli sulla lingua da un corridore che ha capito di aver sbagliato. Ammetto la mia ignoranza in tema ciclismo ma il libro è scivolato via velocemente, anche grazie alle spiegazione date atte a spiegare termini e momenti anche ai non addetti.

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    paolo

    08/08/2016 17:47:45

    Finalmente un ciclista professionista ha il coraggio di dire ciò che da sempre si sa: il doping nel ciclismo è una componente dell' allenamento. Gli organizzatori si vantano di costruire gare sempre più lunghe, difficili, con salite sempre più dure e numerose; gli spettatori godono nel veder far fatica gli atleti,nel verificare medie sempre più alte, nel veder rischiare la vita in discese pericolose che chiamano tecniche e tutti fanno finta di non sapere che le prestazioni al limite richiedono per la vittoria l' aiuto farmaceutico. Da quando esiste il doping non esistono corridori dopati o non dopati ma solo corridori "trovati positivi" e corridori "non trovati positivi" perchè nel mondo del professionismo conta e anche molto l' ambiente in cui si sta e la squadra che ti da la licenza per correre; l' influenza degli sponsor è sempre determinante; più soldi muovono e più l' ambiente ti da protezione; non devi essere un ribelle, devi chinare la testa e obbedire per poter fare determinate azioni, altrimenti sei da sacrificare come esempio e giustificazione degli investimenti sull' antidoping.

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    Astrifiammante

    21/05/2016 11:42:34

    Meglio tardi che mai. Ma i soldi vinti grazie al doping, li restituisce?

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    roberto checchi

    13/05/2016 20:43:57

    Il manuale del piccolo chimico che prende corpo e vita in questi giorni solo e soltanto per una "forse"azzeccata operazione commerciale che scredita quello che ho ritenuto a lungo un corridore, atleta istrione e imprevedibile, uno tra quelli capace di regalare ancora emozioni.Non pensate a niente di eclatante, è un'autobiografia che fa leva sulla "merda" in vena, tanto per scioccare le coscienze più deboli ma non crea cataclismi incontrollabili.Una cosa è sbagliata, parlare già nei primi capitoli del "TUTTI LO FANNO" come se questa dovesse essere l'unica giustificazione di un comportamento meschino che indirizza inevitabilmente verso il successo.Il racconto di una carriera costruita sui trionfi e i piazzamenti,la favola di un bambino che desiderava una bicicletta color oro e su quella bici ha mostrato forza e carattere, la crescita sportiva di un ragazzino, poi ragazzo e uomo un viaggio che si snoda tra tappe e classiche.Assuefatti, incoscienti, folli personaggi che buttan giù qualsiasi cosa anche ritrovati veterinari per BESTIE DA VITTORIA,pur di ottenere risultati.E'un libro d'interrogatori e d'interrogativi,di Procure e inibizioni, di soddisfazioni dentro un contagocce e di delusioni,troppe.E' un racconto della bella vita o forse solo dolce che a un certo punto diventa più amara delle medicine.E' soprattutto la ricerca affannosa di una resurrezione in un mondo di morti dal quale non c'è possibilità di fuggire.Debiti,fallimenti umani ed economici, scappatoie per niente agevoli,domande che piombano giù a cascata, poste da chi scalza e vuol sapere cosa nasconde un uomo dietro il banco degli imputati.TRADIMENTI,troppi,costruiti,studiati a tavolino,verso chi si è prodigato per dare ancora una possibilità,forse l'ultima o magari in cuor suo sperava fosse la prima di altre mille,ma in questo modo fatto di vento in faccia,"specorate"traguardi ambiti e mai raggiunti o arrivi sognati e conquistati c'è ampio spazio per la GENTE DI CUORE quella che ha fiducia nella speranza.

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    Paola

    10/05/2016 17:42:09

    Libro molto bello, consigliato a chiunque, non solo agli appassionati del genere o dello sport. Non è, nonostante quello che ci si può aspettare, una noiosa indagine sul doping nel ciclisimo. E' invece un libro molto bello e molto vero, che racconta la parabola di un uomo dentro un sistema più grande di lui. E' un libro davvero piacevole e interessante, scritto benissimo e capace di essere profondo e leggero allo stesso tempo.

Vedi tutte le 12 recensioni cliente

Danilo Di Luca, ex corridore professionista dal 1999 al 2013 e vincitore di illustri competizioni ciclistiche come il Giro di Lombardia, l’Amstel Gold Race, la Freccia Vallone, la Liegi-Bastogne-Liegi e il Giro d’Italia racconta, nel suo primo libro autobiografico “Bestie da vittoria”, ciò che si cela dietro le quinte del mondo del ciclismo che ha vissuto e lo fa con una precisione e chiarezza, a volte, disarmanti. Il libro è una vera e propriadenuncia chiara, cristallina a quel sistema che “governa” il ciclismo attuale e che spinge, consapevolmente o inconsapevolmente, gli atleti ad assumere sostanze dopanti di ogni tipologia al fine di vincere. In questo frullatore in cui si mescolano interessi economici, “poteri forti”, sostanze chimiche, atleti, squadre e mass media il vero perdente è uno solo: lo SPORT, quello vero e pulito!

Nel libro Danilo Di Luca ripercorre tutta la sua carriera ciclistica da quando, adolescente, cominciò a nutrire una passione sfrenata per il ciclismo e, soprattutto, per la vittoria, fino alla radiazione per doping. Seguendo la scia del tempo, Danilo descrive dettagliatamente tutte le emozioni che hanno accompagnato le sue gare, i rapporti conflittuali con allenatori, preparatori atletici e l’UCI (Unione Ciclisti Italiani), l’evoluzione/involuzione del suo matrimonio e le modalità con cui ha assunto doping regolarmente in tutti questi anni. Per l’autore il passaggio alla “cura” durante gli allenamenti e le gare è qualcosa di normale, una prassi imprescindibile a cui tutti i ciclisti professionisti, dai gregari ai capitani di squadra, devono ricorrere. Il doping diviene così un “fondamentale” di questo sport senza il quale si gareggerebbe ad armi impari.
Un libro che fa sicuramente riflettere: se la situazione è davvero questa , se tutti sanno, se tutti assumono sostanze illegali al fine di superare limiti che la natura ci ha imposto…che senso ha tifare o appassionarsi a questo sport?


“La gente non si rende conto che cos’è correre una tappa di 250 chilometri dopo venti giorni che sei in sella a una bici, la neve l’acqua il freddo il caldo la febbre la dissenteria il dolore la fatica. Quando sai che domani devi correre la stessa distanza e anche il giorno dopo e quello ancora, tutto quello che puoi ingerire lo ingerisci… Per un ciclista l’importante è vincere, non pensi mai ai ritiri, che ti possono beccare, che ti puoi ammalare, che puoi farti male. Esiste solo la vittoria. Quando i direttori sportivi dicono: ”Non so niente”, mentono. L’ambiente non ti obbliga a doparti, ti sollecita perché tutti hanno interesse che tu vinca, la squadra e gli sponsor hanno bisogno del campione, il campione crea un indotto che dà da mangiare a un sacco di famiglie. Ogni ciclista sa che tutti si dopano, eppure nessuno parla. La verità è che nessuno di noi pensa di sbagliare, facciamo tutto quello che un ciclista professionista deve fare. La verità è che tutti si dopano e che tutti lo rifarebbero, la verità per la società civile è inaccettabile. Come si fa a dire la verità e a essere credibile? Bisognerebbe accettare l’inaccettabile”.

Recensione di Stefano Carboni

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    Danilo Di Luca è stato ciclista professionista dal 1999 al 2013. In carriera ha vinto 54 gare, tra queste Giro di Lombardia, Amstel Gold Race, Freccia Vallone, Liegi-Bastogne-Liegi e Giro d’Italia. È stato radiato per doping nel 2013. Oggi è costruttore di bici a marchio Kyklos.Con Piemme ha pubblicato nel 2016 Bestie da vittoria, insieme con Alessandra Carati. Approfondisci
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    Alessandra Carati è scrittrice, editor e sceneggiatrice. Approfondisci
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