Traduttore: B. Oddera
Editore: Mondadori
Edizione: 12
Anno edizione: 1998
Formato: Tascabile
In commercio dal: 07/04/1998
Pagine: 208 p.
  • EAN: 9788804450894
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Recensioni dei clienti

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    Cristiano Cant

    11/05/2018 05:20:56

    Un uomo messo al muro da se stesso, dal suo fradicio incontro col bere, da rottami di senso scovati nel naufragio di pensieri smarriti, da una solitudine che si dà alla scrittura con brusca e incantevole sincerità: "La sensazione di essere un uomo di fango, un mostro piegato in due che geme sottoterra in calda melma fumigante tirando in nessun posto un lungo caldo fardello, la sensazione di essere immerso fino alla vita in una bacinella gigantesca di unta bruna sciacquatura di piatti senza una sola traccia di schiuma di sapone". L'angelo dalle ali perse si arrampica lo stesso su corde di poesia e ridesta l'inchiostro, facendolo vibrare in pagine perfette, lì, in una cenciosa capanna, davanti alle vaste rive e al cielo smisurato di Big Sur. La penna si fa supplica e insieme sbeffeggio, si odia il mondo non meno di quanto lo si ami, e se anche sembri che non ci sia direzione e che valgano tutte nell'alcolico corteo di questa prosa, non importa, sta parlando il cuore di uno degli uomini più degni e belli che la letteratura abbia mai allevato: "So soltanto di essere un impotente pezzo di utile sterco di cavallo che ti guarda negli occhi e dice: Aiutami!". Debolezze incontrollabili diventato allora istanti meno angosciosi grazie ai baci di un amore che giunge e salva per il tempo che può, e se anche fossero i magri avanzi di un altro prestati per poche sere, la grandezza di quel mistero frugale sa alzare lo sguardo e farsi poesia ancora una volta: "Scalerò il mio dirupo a due gambe fino alla melma d'un milione di anni. Avanti, muori salmastra luce, il mondo sta bruciando e chiede acqua, chiacchiere di risacca, rose ancor chiuse. Un granello di sabbia possiede tremila mondi di felicità". Dormite e sbronze, sorrisi persi in faccia a nuvole scure, ma gli elastici delle palpebre si riaprono presto e trovano la Grazia anche in un vaso dimenticato con mezzo fiore dentro. "La vita è una stanza triste", ma che gioia quando si apre la porta e ci viene incontro, traballante, Jack.

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    Federico

    02/10/2017 21:28:41

    Affascinante descrizione di un'estate vissuta alla maniera dei beatnik. Kerouac stavolta non è più il vagabondo degli altri romanzi ma ricopre le vesti di uno scrittore affermato, che tuttavia non cede alla sua spasmodica ricerca di vivere e di essere libero.

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    Nicola59

    22/09/2016 10:58:09

    Non mi è piaciuto e sono rimasto molto deluso. All'inizio sembrava promettente, nonostante la scrittura sia un po' particolare, poi diventa sconclusionato e senza senso. Ho cercato di entrare nel 'mood' dei protagonisti e del particolare momento storico, ma continuare e finire il libro è risultato ostico. Mi sarei aspettato dei momenti di riflessione in cui capire meglio il bisogno di fuga, e invece tali momenti sono 'annegati' nel racconto dele vicende caotiche del protagonista e dei suoi amici. La poesia finale me la sono risparmiata.

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    Federico

    03/11/2011 18:56:47

    Questo libro, come del resto tutti i racconti di Kerouac, vanno semplicemente interpretati e non capiti. Io lo trovo geniale, vero, estremamente diretto, se poi andiamo a guardare virgole e punteggiature varie...beh abbiamo sbagliato libro. Il pubblico di Jack si identifica però spesso col suo stile di vita, quello della beat generation.

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    Corra

    13/12/2009 20:17:19

    Non sempre facile da seguire, non sempre intrigante ma comunque degno di un grande come Keruak. Sicuramente da leggere dopo almeno altri due suoi romanzi, è la descrizione dell'inizio della fine, un delirio per alcuni, un richiamo per altri.

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    S.A.

    24/06/2009 22:00:56

    Una delle prove migliori di un Kerouac ormai sconfitto dalla sua situazione, da leggere magari non come primo libro, completa sicuramente quello che dell'atuore viene fuori dagli altri romanzi e ne emerge una figura ancora più complessa e confusa di quanto non si sarebbe immaginato. L'infinita tristezza si affianca alla costante ricerca di qualcosa di puro e bello che dia un significato. La vita di Jack sembra essere una costante ricerca che però in Big Sur viene a vacillare, è la storia di una fuga, un'estate alla ricerca della solitudine, ma è già l'inizio della fine, emerge infatti a grandi passi la grande dipendenza dall'alcol. Tra entusiasmi e depressione questo libro testimonia con una scrittura autentica la difficile condizione dell'autore. Con Big Sur termina la spregiudicazza giovanile e si fa spazio il malessere dopo che la grande illusione è svanita, l'entusiasmo di questo romanzo è quello della disillusione.

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    ale

    03/02/2007 15:12:00

    Sarebbe un buon libro se l'autore sapesse usare le virgole e i punti e usasse i termini in modo più appropriato. Ma forse è il movimento beat stesso che impone questo modo di essere e scrivere... cmq per il resto non è male, ma c'è sicuramente di meglio.

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    stefania

    23/01/2005 11:20:08

    dire che questo libro è una "piacevole lettura" mi sembra offensivo... la prosa di kerouack è come sempre inarrivabile, può non piacere solo a chi ha il deserto nel cuore.. beati voi!!!!!

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    brjan

    04/04/2004 14:16:05

    Si, secondo me ci credono.

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    David Pagnanelli

    05/12/2003 09:55:41

    Sempre gradevole vedere nelle righe di Jack Kerouac degli scorci di paesaggio americano, quasi ti viene voglia di vivere parte della sua vita! Ma un dubbio ce l'ho sempre quando leggo dei libri beat: credono veramente a quello che scrivono? Piacevole da leggere.

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