Bioetica senza dogmi - Luisella Battaglia - copertina
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Descrizione

Un orizzonte popolato dai nostri progetti di vita, dalle nostre utopie, ma anche dalle nostre anticipazioni della felicità: molte sono le figure che caratterizzano l'ideale di una "fioritura", di un'esistenza realizzata in tutte le capacità che un essere umano considera degne di attuazione. L'idea di una "buona vita", di antica ascendenza aristotelica, ma oggi riproposta dall'approccio delle capacità in una prospettiva liberale, ci aiuta a comprendere ciò che ci accomuna tutti ma, insieme, ci fa prendere coscienza del carattere irriducibilmente personale delle scelte che ognuno è chiamato a compiere. Se la categoria di capacità appartiene, per la sua apertura universalistica, a ogni cultura e rinvia, in senso forte, a un'identità di specie, è in grado di salvaguardare nel contempo il valore delle differenze linguistiche, religiose, culturali, giuridiche - in un mondo globalizzato. "Prendere sul serio le differenze" - a partire da quelle di genere - consente di aprire nuovi percorsi nella bioetica, di ripensare il rapporto tra i "diritti" e la "cura", di guardare al nostro prossimo oltre la prossimità spaziale, temporale e di specie. L'estensione delle richieste della giustizia al di là delle frontiere geografiche, delle barriere tra le generazioni e verso gli animali non umani asseconda una spinta etica intrinseca allo stesso umanesimo e configura il nuovo scenario aperto all'esercizio della nostra ragion pratica.
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Dettagli

2009
5 ottobre 2009
357 p., Brossura
9788849825527

Voce della critica

Con il nuovo millennio è mutato radicalmente lo scenario culturale, per cui assistiamo, ad esempio, al duplice fenomeno dell'eclissi dell'epistemologia fondata sulla fisica, scienza leader nel Novecento, e all'imporsi della biologia come scienza guida. Fanno da corollari le questioni della bioetica, le sfide della "rivoluzione biologia", l'affermazione delle biotecnologie, le domande nuove e cruciali sul nascere e sul morire, con l'affiorare continuo di problemi etici, filosofici, giuridici finora sconosciuti.
Luisella Battaglia, titolare della cattedradi filosofia morale e bioetica all'Università di Genova, parte da una convincente iniziale "mossa" teorica. Occorre, afferma, puntare sull'idea aristotelica di "buona vita" intesa non tanto o non solo come felicità o benessere, ma "come completo sviluppo delle capacità umane". Quest'idea è coniugata con i valori su cui poggia una società liberale; da ciò una particolare rilettura di Stuart Mill, teorico del liberalismo, nel cui pensiero è dato ritrovare un "nucleo forte" di valori condivisi, su cui si sofferma finemente l'autrice, con analisi in larga misura persuasive: la libertà, l'autonomia dell'individuo, su cui si fonda la sua autodeterminazione, e la diversità morale.
Un'analoga lettura innovativa è condotta a proposito di Simmel (e poi di Habermas), considerato il teorico del conflitto, che è un elemento costitutivo, fisiologico, degli individui e della società. I conflitti hanno funzione conoscitiva, dato che in una società sempre più complessa come l'attuale il progresso "rende la morale più difficile"; e rappresenta quindi una possibile via di uscita la loro accettazione come sfide che aiutano la formazione di identità e soggettività forti. Siamo di fronte a un relativismo morale? L'autrice propone una forma di "prospettivismo" inteso come negazione di un punto di vista assoluto e affermazione di una "pluralità di prospettive complementari". Di fronte ai contributi critici che il femminismo ha dato ai problemi bioetici, l'autrice individua i motivi della complementarità, ad esempio, fra la giustizia dei diritti declinati solo al maschile e la cura; tra un universalismo ritenuto fondato sul modello umano/maschile e una filosofia attenta alle specificità. Nel delineare una "nuova educazione liberale", l'autrice pone in evidenza la fecondità del suo "aristotelismo liberale" in cui il tema della differenza e quello della cura sono felicemente coniugati con la tematica dei diritti. Tutto ciò è fondato su un'idea di fondo originale: si tratta del principio di "vulnerabilità" che caratterizza la condizione umana nella sua finitezza, e che viene posto a fondamento di un'etica pubblica orientata a salvaguardare la vita specie nelle due stagioni, l'infanzia e la vecchiaia, in cui c'è più bisogno di attenzione.
In un momento in cui in Italia il dibattito bioetico ferve e affronta sul piano giuridico-parlamentare le questioni che stanno al centro della bioetica contemporanea, penso che questa proposta di una bioetica liberale, laica, che riscopre la tolleranza e la ragionevolezza, possa costituire un punto di riferimento importante.
Mario Quaranta

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