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recensioni di Zublena, P. L'Indice del 1999, n. 11

Il titolo, innanzitutto. La biografia è sommaria in primo luogo perché i dati dell'esistenza sono minimi, essenziali, non inscrivibili in un ordine diegetico che ricomporrebbe abusivamente una non più credibile storia dell'io. Ma biografia sommaria anche come summa delle biografie: perché con la neutralizzazione del soggetto l'esistenza individuale perde i suoi contorni, l'autobiografia resiste solo come autobiografia di un altro, il rivolo dell'ontogenesi si immette nel vasto fiume della filogenesi; gli episodi, quasi sempre sovrapponibili a quelli delle precedenti raccolte, scoprono il loro carattere di scene primarie - lato sensu - provenienti da un passato che è stato necessità prima che avvenimento.

Nel gioco di ripetizione e differenza, la scelta dei temi non si discosta dal nucleo che siamo abituati a riconoscere in De Angelis: ed ecco dunque la lotta-confronto con la donna - come sempre guerriera amazzone -, il gesto sportivo che concentra l'apertura verso l'alterità, l'erranza attraverso la consueta Milano vestita di grigio e di cenere, insieme distinta e confusa tanto da comprendere infinite altre città. Di fronte a uno sguardo più approfondito, il libro rivela però la sua radicale novità, avvertibile sul doppio piano stilistico e tematico.

Si rifletta prima di tutto sul linguaggio. Che il regime di significazione di De Angelis sia sempre stato irto e impermeabile alla decifrazione è asserto tanto banale quanto sicuro. Che tale impermeabilità non derivi da una vicinanza orfica o ermetica con il misterioso indicibile, bensì dalla fedeltà a un dettato (l'autore ha esplicitamente parlato, in passato, di un indefettibile comando) che si impone come necessario fino a violentare il reale in sintesi vertiginose, pare poi un'acquisizione indispensabile per garantire l'onestà dell'esegesi. Ora, sembra evidente che in Biografia sommaria la cortocircuitazione delle immagini, il procedere non euclideo del senso - che aveva segnato in particolare il potente e ghiacciato astrattismo di Millimetri (Einaudi, 1983), la bruciante alogicità dialogica di Terra del viso (Mondadori, 1985), l'equivoco tragico e adialettico tra origine ed esteriorità di Distante un padre (Mondadori, 1989) -, inclini a una maggiore distensione e sequenzialità, persino a uno scampolo di narratività (si pensi alla sezione Capitoli del romanzo). Il ritorno, riscontrato da alcuni, ai modi del felice libro di esordio, Somiglianze (Guanda, 1976; poi 1990: seconda edizione riveduta), riguarda però soltanto la riemersione del narratum, in quanto Biografia sommaria mostra rispetto a quel libro una lingua più essenziale e meno imperativa. Rispetto al passato, il dire non più così violentemente animato dalla necessità del vero si permette anche qualche escursione in quel "bello" che già fu recisamente rifiutato ("contro l'istinto dell'arcobaleno / schifo sii netto", si leggeva in Distante un padre). Ecco quindi un buon numero di rime - talvolta anche impresse a finale sigillo del componimento -, e, accanto ai consueti reperti da arte povera, una trama verbale a volte toccata dalla classicità del canto che non censura ma contiene il grido. Va ancora notato come permanga l'abitudine di De Angelis all'intratestualità, spinta sino alla precisa citazione di singoli versi propri (nell'ambito del libro presente o delle opere precedenti): oggi però, tra i significati di questo fenomeno, accanto alla tensione al libro unico e al segnale di angoscia nei confronti dell'eterno ritorno dell'identico, andrà riconosciuto anche un movente palinodico.

In che cosa consiste la palinodia? Si direbbe nella nuova priorità della giustizia (che è amore e attenzione per l'altro uomo) sulla verità, che non sostituisce ma doppia quella antica della necessità sul senso. È così il sentimento della pietà per le personæ insieme nette ed evanescenti ad animare la magnifica sezione Capitoli del romanzo, il luogo certo più riuscito del libro.