Editore: Einaudi
Anno edizione: 2002
In commercio dal: 2 aprile 2002
Pagine: 218 p.
  • EAN: 9788806160944
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Recensioni dei clienti

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    giorgio

    26/05/2008 12:55:56

    Un bellissimo romanzo i riferimenti storici sono precisi e attendibili anche se nascosti tra le righe, molto divertente e ben scritto.

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    Latinese

    29/04/2003 21:27:48

    Valerio Evangelisti non è uno che si monta la testa. E' uno degli scrittori italiani veramente letti dagli italiani, a differenza di tanti altri fini stilisti; e questo lo dicono le vendite e le incessanti ristampe dei suoi romanzi. E' uno dei pochi autori italiani di genere che non teme il confronto con gli americani. S'è fatto pezzo per pezzo. Il primo romanzo di Eymerich era l'opera di un dilettante dotato. Poi s'è fatto professionale, sempre di più. All'altezza di Cherudek rasentava la letteratura. Con questo romanzo c'è entrato dentro. Lui non si dà delle arie; è un uomo modesto. Dice di essere un artigiano, gli piace lavorare serialmente (vedi l'attaccamento ai suoi personaggi). Pesca i suoi materiali dall'horror, dalla fantasy, dalla fantascienza, dal giallo. Però dentro i suoi libri c'è anche altro: c'è la storia ben conosciuta e ben compresa. E c'è un rodimento, un malore, che non è roba fasulla. Metti tutto insieme, e alla fine esce fuori questo romanzo "americano". Che nella sua semplicità ha la comunicativa di un apologo, e la potenza di un sermone. Questa volta il Magister ha attinto al western. L'operazione è perfettamente riuscita. Questa volta, e sarebbe ora che certi critici se ne accorgessero, Evangelisti ha scritto letteratura. Il dilettante dotato è diventato scrittore. Con infinita soddisfazione di chi l'ha tenuto d'occhio dagli esordi.

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    maurizio crispi

    19/07/2002 00:55:47

    Una lettura facile e agevole, per quanto non certamente lieta È una nuova avventura di Pantera, palero (cioè stregone) e pistolero, già comparso in una delle storie di Metallo Urlante, con le commistioni tra passato storico e presente, tra passato e futuri possibili, ma sempre inquietanti, già ampiamente sperimentate da Evangelisti nei suoi romanzi precedenti – quelli che hanno l’inquisitore Nicholas Eyemerich come protagonista. Secondo le tesi di Evangelisti, il futuro trae la sua ragione d’essere proprio da quel passato attraverso un processo distorto e distorcente, ma viceversa ciò che accade nel passato è in qualche modo vincolato, in una circolarità senza fine ed imprigionante, a ciò che sta accadendo nel futuro, nel senso che in qualche modo gli eventi storici – e quindi anche le micro-storie dei singoli personaggi – sono in qualche misura simultanei e tutti appartenenti al presente anche se rinvenibili su piani differenti. In ogni caso, in questo libro, il riferimento al passato e alla guerra di secessione americana, è una maniera per parlare dello stile feroce e disumano in cui adesso si combattono le guerre, con la massima ipocrisia di negare che di guerre si tratti. Gli uomini sono dei lupi. I lupi che assumono finte sembianze umane ( con l’ammiccamento al Freud del Caso dell’uomo dei lupi, attraverso la ricorrente visione dell’albero sui cui rami stanno appollaiati sette lupi bianchi) e che imprimono un tono di disumana ferocia alla guerra combattuta senza risparmiare in alcun modo gli inermi e gli innocenti, rappresentano in maniera esplicita i signori della guerra contemporanei, per i quali la singola vita umana non ha più alcun valore: si sa bene che, in questo stato di guerra diffusa che contraddistingue il nostro tempo, le perdite di vite umane tra i civili vengono rubricate con l’ipocrita espressione di “danni collaterali”. I belligeranti che si accaniscono contro la popolazione civile, mettendo in atto ogni turpitudine e og

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