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Descrizione

L’album omonimo con cui Bob Dylan esordì nel 1962 è uno dei dischi meno pubblicizzati con cui qualsiasi musicista di qualche significato si sia mai affacciato sulla ribalta internazionale. Legato a filo doppio alla musica roots americana, in questo disco Dylan rese omaggio anche alla tradizionale musicale del suo paese e ne allargò la portata, mettendo la sua firma su una serie di brani ben conosciuti che sotto il profilo metaforico funsero da terreno di coltura dei nuovi stili che si sarebbero affermati pienamente solo qualche anno più tardi. Grazie a un approccio del tutto esente da eccessivi personalismi e a un’esecuzione impeccabile sotto tutti i punti di vista, Bob Dylan seppe presentare al pubblico un disco d’esordio che si collocò sullo stesso altissimo livello di quelli che avevano lanciato giganti della musica del calibro di Elvis Presley e dei Rolling Stones. Rimasterizzato con il celebre impianto della OMR e stampato presso la RTI, questo doppio LP da 180 grammi a 45 giri consente di apprezzare i brani contenuti in questo album fondamentale con una qualità sonora vicinissima a quella del master originale. Assolutamente trasparenti come nel nastro originale, i semplici timbri della voce, della chitarra acustica e dell’armonica di Dylan riprendono magicamente vita, ricreando quella sensazione di “buccia e corteccia” di cui il celebre critico Robert Shelton parlò nella leggendaria recensione del concerto tenuto da Dylan al Folk City di Gerde pubblicata sul New York Times. Con questo splendido disco la OMR permette agli appassionati di fare un economico viaggio nel tempo fino ai caffè e ai locali folk del Greenwich Village in cui Dylan si fece le ossa, aggiungendo un incredibile realismo sonoro ed eliminando tutti i fastidiosi rumori di fondo. I solchi più ampi e profondi consentono alla testina di riprodurre un maggior numero di informazioni sonore, garantendo in questo modo un ascolto più ricco e piacevole. Nel corso degli ultimi decenni sono stati versati i classici fiumi d’inchiostro per descrivere l’indifferenza commerciale con cui venne accolta la prima uscita di questo disco. Va però detto che limitarsi a esaminare i dati di vendita e la tiepida reazione di un pubblico non ancora pronto a esaltare il nome di Dylan non permetterebbe di cogliere il nocciolo della questione. Evitando di collocarsi nel solco tracciato dagli altri dischi folk usciti in quegli anni, Dylan seppe sfoderare in questo disco determinazione, audacia e un assoluto rifiuto di ogni tentazione mondana, presentando al pubblico una serie di brani che contribuirono a spianare la strada che avrebbe ben presto iniziato a percorrere e sulla quale sarebbe stato seguito da schiere di fan adoranti. Riallacciandosi allo stile di Woody Guthrie, Dylan allo stesso tempo reinventò completamente un brano dai toni austeri come “See That My Grave Is Kept Clean” di Blind Lemon Jefferson, gettando un ponte tra passato e futuro. Con la sua ardita autorevolezza e in approccio da veterano, in questo disco Dylan affrontò anche temi scottanti come la morte, il dolore e il cordoglio con un tono leggero da vaudeville, spunti blues e l’intensità espressiva che solo un artista con tre volte la sua età poteva avere.