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Cesare Cases scrive satire e polemiche da trent'anni, quando e dove gli capita. Non è la sua attività principale, e non è nemmeno un'attività regolare. L'ispirazione gli viene spesso dalle cose di questo mondo o dalla fantasia che ci ricama sopra e le spinge a quell'assurdo che portano già in sé. Ma non ha la vena del giornalista e ha respinto le proposte di collaborazioni regolari anche quando vi era molto vicino (ai tempi in cui teneva spesso la rubrica dell'"Espresso" intitolata Sottotiro). A impedirglielo possono avere contribuito le tiratine d'orecchi che gli dava l'ombra del suo grande modello Karl Kraus, acerrimo nemico del giornalismo. Tuttavia non sempre quello che usciva dalla sua penna avrebbe soddisfatto le esigenze di Kraus, e questo volume presenta soltanto una scelta alquanto rigorosa della sua produzione di questo tipo. Si aggiunga che la satira più di ogni altro genere è insidiata dal tempo, che rende lotane e indecifrabili occasioni, circostanze, anche persone. Qui l'autore ha raccolto ciò che gli sembra ancora attuale, o addirittura anticipatore di situazioni che si sono rivelate solo più tadi nel loro vero volto. E non è poco. Si pensi alla preoccupazione, che pervade tutto il libro dal racconto Il boom di Roscellino (di quasi trent'anni fa) alla polemica sugli anni cinquanta all'articolo Imparare dal nemico, per il pericolo che l'enorme aumento della produzione dei mass media cancelli ogni possibilità di scelta e quindi di critica. O gli attacchi all'esoterismo e all'irrazionalismo oggi imperanti. O alla pagina sul "pensiero debole", recentemente ripresa da un quotidiano a proposito delle ulteriori vicende di tale pensiero. Certo, parecchi di questi scritti, a cominciare dal pamphlet Marxismo e neopositivismo che apre la raccolta, sono ispirati al pensiero marxista che secondo molti è crollato insieme al muro di Berlino.