Bouvard e Pécuchet

Gustave Flaubert

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
In commercio dal: 23/06/2008
  • EAN: 9788806194444
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    Cristiano Cant

    18/09/2017 06:48:25

    Contro infinite greggi di intelligenze già tosate dalla nascita, cervelli su cui non potrà mai crescere un filo di virtù, volgari e stupidi a livelli da spavento, due tenerissimi illusi provano a ordinare la vasta marea delle idee e della cultura in uno sforzo che finirà per abbatterli. Ci credono davvero, l'intento è altissimo, ma sbagliano pensando che catalogare risolva tutto. Strepitosamente dirà Flaubert: "Occupati nel generale, non conoscono il particolare. Mancano di quel grado di benigna limitatezza che consente l'intensa concentrazione". Due scapoli maldestri, due anime ingenue e risentite contro un sociale ormai andato si isolano in campagna col cuore immerso nella pretesa più pazza. Attraversano ogni branca del sapere, si dannano in questa impresa titanica, ma finiranno per maledire ogni cosa capendo che hanno omesso, nel loro impeto enciclopedistico, le basi più semplici: "Conclusero che i fatti estremi non sono tutto, e che restano dati grezzi se non li illuminano le leggi del cuore. La storia è monca se la fantasia non la completa. E' per questo che occorre anche la scuola delle sfumature". E' il dentro in sostanza a smaccarli con le sue radici più antiche, la scienza e ogni vasto sapere restano rispettosi comprimari contro il vero sterzo che dirige la ricerca: l'interiorità, le sferzate del dubbio, l'eterno incerto che agita e smuove lo spirito al cospetto delle cose sapute. Allora la cultura è forse quella meravigliosa signora che, salvando singolarmente da un cielo umano disastrato, lo stesso non migliora i tanti, i molti, i troppi che restano. I due amici toccheranno questo sentendo nel cuore un'infelicità assoluta; soccombono sotto i colpi di un'impresa perduta capendo che gli uomini non si possono correggere. Una rabbia enorme li avvolgerà fino agli orli del suicidio, ma accadrà qualcosa che li farà desistere, un piccolo miracolo che li toccherà nel profondo nei giorni di dicembre. Durerà? Libro supremo, dall'incompiutezza inevitabile.

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    Bartolomeo Di Monaco

    09/02/2003 16:24:07

    Il celibe Pécuchet e il vedovo Bouvard s'incontrano per caso sedendosi contemporaneamente sulla stessa panchina. Ciò che facilita l'avvio del-la conversazione è il fatto che, posando i loro cappelli a lato, si accor-gono che hanno avuto entrambi la stessa idea di scrivere all'interno della "calotta" i propri nomi. Se ne deduce, quindi, la loro diffidenza nei confronti del mondo. La divertente circostanza mi ha fatto ricordare che anche a me capitò d'incontrare nella mia vita lavorativa un collega che legava alla scrivania con una cordicella la propria penna a sfera, nel timore che gliela rubassero. Non siamo fuori della realtà, dunque, e l'osservazione di Flaubert è assai perspicace e accusatoria. Il feeling tra i due è immediato. Entrambi sono impiegati: "Ognuno, ascoltando l'al-tro, ritrovava un aspetto di sé dimenticato" e la conversazione spazia subito su molti campi. Difficile trovare un fulminea e simpatica intesa come questa: "Per venti volte si erano alzati, si erano riseduti e aveva-no percorso il boulevard dalla chiusa a monte fino alla chiusa a valle col proposito di separarsi, ogni volta privi della forza necessaria, trattenuti da un incantesimo." Bouvard, più alto di Pécuchet, "camminava col cappello all'indietro, il panciotto sbottonato e la cravatta in mano", Pécuchet, più piccolo, "spariva dentro a una finanziera marrone, procedeva a testa bassa sot-to un berretto dalla visiera appuntita." Li accomuna anche il fatto di essere copisti, Bouvard in una ditta commerciale e Pécuchet presso il Ministero della Marina, e di amare lo studio. Mai combinazione più pro-pizia pare essersi incontrata sotto il nostro cielo: simili e complementa-ri, perfino nella risata: "Anche le loro piccole debolezze si compensava-no a vicenda." E tre nomi di battesimo ciascuno, addirittura: François, Denys, Bartholomée per Bouvard, e Juste, Romain, Cyrille per Pécu-chet, e entrambi di anni quarantasette! E in possesso di una bella scrit-tura alla quale dovevano il lavoro. Tutto questo non è un miracolo? Dotati di grande cu

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