Brother and sister

Simona Vinci

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2003
Pagine: 111 p., Brossura
  • EAN: 9788806167424
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Recensioni dei clienti

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    valsecchiluca_DOC

    14/05/2005 18:52:04

    Di fronte a un mondo ove le macchine corrono veloci, i sentimenti sono confinati in una casa isolata. Ognuno dei suoi inquilini, seppur giovane, è custode di pesanti e misteriose verità quali l'amore , il dolore, la morte. Ma il bosco, forse, è solo un sogno... Romanzo-racconto da riflettere.

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    laura ch

    10/03/2005 14:27:34

    Sebbene sia un testo cosi semplice, riesce a trasmettere grandi emozioni. non credo sia una delusione,anzi,è esattamente il contrario. brava simo,hai colpito ancora!

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    atchoum

    21/09/2004 14:17:47

    Un raccontino senza troppe pretese, questo, inferiore al resto della produzione della Vinci. Mi ha ricordato, in piccolo (molto piccolo), "Il giardino di cemento" di McEwan.

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    maurizio crispi

    04/06/2004 18:52:24

    Una piccola opera narrativa di Simona Vinci, nata per la verità come sceneggiatura di un radiodramma, commissionato per la serie "Atto Unico Presente” di Radio Rai Tre. Denunciano questa origine, non solo i dialoghi asciutti ed essenziali e le precise caratterizzazioni d'ambiente e dei personaggi, ma anche la sostanziale unità di tempo e di luogo: la vicenda si sviluppa tra un pomeriggio ed una notte, sempre all'interno e nelle immediate vicinanze della cascina dove i tre vivono. è la storia di tre fratelli rispettivamente Cate, Matt e Billo, nel momento in cui sono rimasti senza la madre, morta a causa dell'aggravarsi della sua malattia in una casa in aperta compagna. I tre fratelli sono in attesa che qualcuno, forse degli Assistenti Sociali vengano a prenderli per portarli in un posto "sicuro" visto che non possono rimanere a vivere da soli in un posto così isolato. L'attesa che si dilata nell'arco di un intera notte assume presto il contorno di un commiato tra loro (non potranno più continuare a stare assieme, verranno separati crudelmente), di un addio alla felice condizione di bambini che presto, troppo presto, devono abbandonare le illusioni e la protezione di un guscio domestico, di inquieta apertura verso il mondo dell'adultità che rende possibile la contemplazione di possibili ribellioni ad un destino che non si condivide. La sera e la notte (le ultime) che i tre passano assieme finiscono il diventare una veglia funebre alla madre, morta solo da pochi giorni, ma la cui presenza nella casa è ancora tangibile, e una veglia alla loro infanzia ormai per sempre perduta. Ma, nello stesso tempo, questo tempo di veglia che fa da zona-cuscinetto tra l'infanzia ormai perduta e la possibilità di diventare finalmente adulto è esso stesso un momento formativo, cioè il momento in cui i tre, in maniera diversa e con strumenti interiori diversi devono confrontarsi per poter crescere con le proprie paure e con le proprie ossessioni, e con la notte per eccellenza la zona dell'incertezza e dell'indeterminatezza

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    giannimemoria

    23/04/2004 12:29:20

    Delusione, delusione, delusione. Dopo la maturità di "Come prima delle madri", la Vinci torna ai raccontini da concorso. Poco credibili, per di più. Tre ragazzini in un bosco, di notte?! Che si fanno una canna?!! Dei bambini l'autrice non sa proprio niente. Forte il sospetto che si tratti di un libro buttato lì giusto per assolvere ad un impellente contratto in scadenza. Provaci ancora, Simo!

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    Mauro

    23/04/2004 12:08:09

    Mah, che dire di questo breve racconto? Niente, non si può dire niente! E' un racconto che non esiste, con una trama esile esile, a tratti anche banale. La scrittura di Simona Vinci è come sempre efficace, diretta, precisa; non le si può negare una gran facilità nel creare immagini negli occhi di chi legge. Ma questo stavolta non basta. Mauro

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    Mirella

    22/02/2004 18:35:33

    L'autrice dimostra di avere una grande padronanza dei mezzi espressivi riuscendo a dare corpo ad una vicenda apparentemente senza una trama, mossa solo dall'interagire dei tre fratelli. La trama, il lettore la deduce dai rapidi, ma efficaci flash-back che lasciano trasparire ciò che è avvenuto e definiscono i sentimenti che legano i protagonisti-bambini di questa sobria favola moderna che non pretende di insegnare nulla, perchè si può imparare qualcosa solo dalle esperienze che ognuno vive in prima persona.

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    Massimo Tosi

    14/02/2004 09:12:22

    Un testo appassonante, con una struttura solida e ben congegnata, che ha tutti gli aspetti positivi della sceneggiatura del dramma radiofonico da cui deriva l'idea, ma nel contempo riesce a conservare pregi letterari e stilistici di un certo calibro, come per quanto riguarda l'aspetto linguistico: un forte realismo espressivo, mai immotivato nella sua crudezza, sa adattarsi ai protagonisti-bambini, rivelando a tutto tondo la loro infanzia disincantata, che li rende adulti prima del tempo ma anche desiderosi di ritrovare la serenità della loro fanciullezza. Coinvolgente anche la trama che sapientemente incastra elementi narrativi favolistici - con richiami letterari evidenti quanto adeguati - alla movimentata notte dei tre fratelli, non priva di suspence e di tensione.

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    brigidino

    13/02/2004 21:00:39

    non funziona, a dispetto delle poche pagine è il tedio a vincere...

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    Bartolomeo Di Monacob

    09/02/2004 20:15:49

    Si apre con un’atmosfera di attesa questo breve romanzo della Vinci. I primi personaggi, Mat, Billo (Francesco) e Cate, si muovono nella penombra. Non sappiamo lì per lì come sono fatti. Anch’essi ombre scure. Fuori, c’è un lampione dal globo giallo che un po’ riverbera la luce in uno spicchio della stanza e, a contrasto, fuori c’è la luna piena. Cominciano a parlare. Mat è il più vivace, è sui quattordici anni; Cate, la primogenita, di tre anni più grande, con gli occhi verdi, dice che non vuol finire in un orfanotrofio. Nemmeno i fratelli dovranno andarci, soprattutto Billo, il più piccolo di sei anni. Mat ha l’atteggiamento di un ragazzo già esperto della vita. Maneggia un fucile, con il quale, affacciato alla finestra, è pronto a difendersi se verranno a prelevarli. Ancora una volta la Vinci rivolge il suo sguardo al mondo sfortunato dell’adolescenza. Lo fa con la consueta lucidità e con grande partecipazione e poesia. Con la complicità del buio, in quella notte interminabile, essi crescono, il loro diniego a poco a poco prende atto della vita, il funesto passato si allontana e lascia il posto alla luce della speranza; diventano nei gesti e nelle parole degli adulti; specialmente Cate, la femmina, la donna, si muove presto con la dolcezza e la sensibilità di una madre. La Vinci ha scelto paragrafi brevi e intensi, che scandiscono un trascorrere lento del tempo, una lenta fioritura verso la vita. Nei frequenti silenzi, odono i rumori della notte che sta calando. La loro casa è isolata dalle altre e avvertono che: “Il bosco là fuori è una materia viva che respira”; “Di giorno, questo bosco sembra disabitato.” Ricordano le notti in cui udivano “un grido agghiacciante”, segnali di lotte tra bestie selvatiche, presenze paurose come quella del gufo, che anche ora, là fuori, ha attraversato il rettangolo della finestra e si è andato a posare su di un ramo. Da lì, sembra fissare “con i suoi immensi occhi gialli” quelli verdi di Cate. Quando accadevano queste cose, il papà chiudeva porte e finestre e restava accanto

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