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Editore: Mondadori
Anno edizione: 2009
Pagine: 401 p., Rilegato
  • EAN: 9788804584384
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Recensioni dei clienti

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    micky

    10/05/2016 17.01.39

    Probabilmente non vivessi a Torino, e quindi non conoscessi certe dinamiche e luoghi, non l'avrei apprezzato così tanto. Però la realtà è questa e ammetto che mi è piaciuto moltissimo...

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    manuel

    10/01/2014 15.50.23

    Sarà che non avevo troppe aspettative, ma alla fine il libro l'ho letto con piacere. I personaggi e l'intreccio non sono affatto una novità, rispetto all'editoria anche estera, ma funzionano. Magari la mole di pagine è effettivamente troppa rispetto alla storia, devo riconoscerlo.

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    Paolo

    26/03/2013 12.01.17

    Il libro è troppo ripetitivo, stanca. Anche in Il paese delle meraviglie e Un'estate al mare è evidente l'uso della ripetizione, ma in questo caso è esagerato. Potevano bastare 150 pagine. Il personaggio di Serenella è superfluo, come molti elenchi di brand e dischi che si saltano durante la lettura, per quello c'è wikipedia. Allegra non entra mai in scena. Il plagio di Welsh è evidente in alcune parti. Anche il profilo psicologico del protagonista non mi piace, in fondo lui era già solo dall'inizio, perché se ne stupisce alla fine? Sembra un luogo comune, ma molti scrittori dal momento in cui pubblicano per grandi editori perdono punti. Per fortuna questo libro me l'hanno prestato, 19 euro non sono pochi in un periodo del genere. La critica verso lo snobbismo e le generazioni vuote va bene, ma andiamo oltre, proponiamo soluzioni. Sono sicuro che anche a Torino c'è molta gente che vale.

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    elisa

    23/03/2011 09.34.16

    Dopo oltre un anno,con una media di una pagina al giorno ho finito questo libro!Pochissimo avvincente,a stento si girano le pagine che sembrano macigni.Certo qualche passaggio più brillante lo troviamo,ma nel complesso lo sconsiglio.

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    simone

    14/11/2010 17.08.46

    Dal mio punto di vista di torinese 30enne è un libro che ho letto con divertimento, più che altro perchè ci ritrovo parecchie scene - situazioni - persone che effettivamente si incontrano nelle famigerate notti di questa città sempre più finta. Ma una volta terminata la spinta gossippara non c'è molto da salvare. Detto ciò, capisco benissimo che per un non torinese questa sfilza di nomi, situazioni, gossip e luoghi sia piuttosto insignificante. Stilisticamente Culicchia ruba un po' troppo al Bret pack. Diciamo pure tutto. Ma la cosa più drammatica è che il tentativo di mettere alla berlina questi esseri insignificanti della torino da bere non riesce, e qualcuno di questi "poverini" potrebbe sentirsi perfino gratificato dal fatto di essere finito in un libro come questo. Il rischio è che chi legge questo libro senza conoscere altre realtà della città si faccia un'idea completamente sballata di come stanno andando le cose da queste parti. Culicchia forse dovrebbe farsi un po' di aperitivi e vernissage in meno e qualche giro in più a porta palazzo, a mirafiori o alla falchera. Che di materia letteraria più significativa di quella che ha scelto per questo libro, ne avrebbe trovata parecchia. Se si ferma qui, non è molto diverso dal protagonista del suo libro, che entra a san salvario come se stesse entrando in una riserva zulu.

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    Laura

    30/08/2010 13.56.02

    A mio avviso non è il migliore scritto da Culicchia. Risulta essere un troppo ripetitivo e non molto scorrevole nella lettura. Non so se il messaggio che ci vuole inviare l'autore sia la riproduzione di un mondo vuoto e incentrato sul consumismo, ma se così fosse ci mette sotto agli occhi una società malata e decadente. Ho interpretato l'opera come una sorta di caricatura della società del nostro periodo: da una parte il popolo della discoteca che brucia i propri soldi in stupefacenti e in beni di lusso; dall'altra la Torino bene che impone il proprio potere sui cittadini meno abbienti attraverso sfratti e sfruttamento. Ne sono un esempio la famiglia Deturpi e il padre di Allegra, sempre alla ricerca di affari per investire il proprio denaro, anche a costo di calpestare la dignità delle persone. Tuttavia, credo che il talento di Culicchia sia degno di nota, nonostante con questo libro non sia riuscito ad emozionarmi come con "Tutti giù per terra" o "Il Paese delle meraviglie". Ma si sa, non tutte le ciambelle escono con il buco. Ciò non significa che questo libro sia da condannare. Non interamente, per lo meno.

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    elena

    08/04/2010 22.31.07

    Un libro decisamente noioso, un "trainspotting" riuscito male...

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    Sceicco

    21/12/2009 12.59.22

    I libri di Culicchia li ho letti quasi tutti, e questo forse è quello che mi è piaciuto di meno. Non perchè non sia piacevole, ma perchè poteva benissimo avere 300 pagine, invece di 400. Ad un certo punto ho avuto la sensazione che si stesse divulgando troppo. In ogni caso il secondo capitolo e geniale, io poi l'ho sentito letto direttamente da Giuseppe ad un incontro, ed è stato veramente uno spettacolo...

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    francesco

    16/11/2009 16.01.48

    Una gran tristezza mi ha dato questo libro. Non per l'argomento, perchè non c'è argomento. Solite storie già scritte molto meglio da altri. Il signor Culicchia sembra abbia tirato fuori dal cassetto un libro che aveva scritto 20 anni fa e si sia detto: "Con la schifezza che c'è in giro questo può essere ancora leggibile!". Invece no, perchè fa la figura del Moccia. Cioè mi dà una grande tristezza...... 20 anni fa o giù di lì Murakami ha scritto Norwegian wood.....

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    Floriano

    27/10/2009 14.38.22

    Tragicamante già vecchio, perchè lento, noioso, prevedibile, sempre in affanno. Non tutto però è da buttare. L'immagine di questa "torino da sniffare", perennemente col complesso di inferiorità verso milano e verso il resto del mondo è reale, e personalmente trovo la cosa divertente. La scrittura però non scorre, culicchia osserva e racconta questa realtà, di cui fa parte lui stesso, con gli occhi ed il linguaggio di chi giovane non lo è più e la cosa non gli fa per niente piacere. Spesso è patetico e l'alone moralista che pervade il romanzo è parecchio fastidioso.

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    joe

    23/09/2009 12.30.45

    se amate la cultura underground alla "Gioventù cannibale" questo libro fa per voi. ottimo lavoro.

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    trota

    18/09/2009 20.00.10

    un libro nato vecchio, senza virtù nella prosa. Sconsigliato.

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    Silvia

    31/07/2009 14.05.44

    Che dire? Semplicemente che è un libro davvero brutto. I protagonisti, che oscillano faticosamente fra il grottesco e lo stereotipato, non mi hanno trasmesso alcun tipo di emozione, positiva o negativa. Inoltre le continue volute ripetizioni di alcune frasi e parole, unitamente al lungo, noioso elenco degli "sponsor", rendono il linguaggio poco scorrevole e la tentazione di leggere una pagina sì e una pagina no diventa davvero troppo forte per resistervi. Lo sconsiglio.

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    lucre

    25/07/2009 22.06.21

    Bello, ma la fine mi ha davvero lasciata interdetta!

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    Giorgio

    01/07/2009 10.32.48

    Negativo. Un libro pieno di nomi, posti, vie, marche. Se voglio cronaca, leggo un quotidiano oppure vedo una partita di calcio. Un romanzo è emozione non soltanto descrizione. E' la prima volta che leggo un libro di Culicchia e credo sarà anche l'ultima. Sembra Moccia,....Iaio, Boh, Zombi .....

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    Luca

    10/06/2009 20.47.11

    Da evitare come la peste...Un libro zeppo di luoghi comuni negativi sulla gioventù. Non voglio dire sbagliati, ma dipingere tutti i ragazzi oggi presenti in Italia in questo modo è deprimente. E poi vedere la mia città descritta in quel modo...Mi spiace per Culicchia, ma personalmente credo che abbia sbagliato in toto questo libro.

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    bix

    10/06/2009 10.09.39

    ma lo sai che alla fine un dubbio ce l'ho? Nel senso che se vuoi qui dentro ci puoi leggere la critica sociale di Culicchia, sicuro che c'è. Però quando giri l'ultima pagina del libro, tutto sommato hai appena finito di attraversare 400 pagine monotematiche, con l'ultimo capitolo in cui secondo me c'è anche una specie di morale ad indicare che senza 'valori' si è soli. Molto retorico, no? E poi non è nemmeno detto che sia così. Comunque a mio giudizio è un libro ben scritto con stile moderno, ma estremamente faticoso perché alla somma delle cose è anche di una povertà/aridità allarmante, e che con la scusa del vuoto che pervade i protagonisti gira sempre attorno agli stessi temi di eleganza, bamba e fenomeni trendy. Capisco che i protagonisti non hanno altro per la testa, però qui si sfrutta fino in fondo la pazienza del lettore. E poi sarà anche una buona tecnica narrativa, ma almeno un centinaio di pagine qui sono 'copia&incolla', quando non proprio tratte direttamente dagli yuppies di Ellis. Meglio 'Il Paese delle Meraviglie'.

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    bigliame

    29/05/2009 11.34.31

    Sono perfettamente d'accordo con Luca. Il libro è un'esasperazione della realtà: lo sappiamo tutti che Torino non è tutta così, ma questo modello sociale esist. Vogliamo continuare a tapparci gli occhi e vedere solo il bello? Le speculazioni edilizie, i vari "magna magna", la diffusione della cocaina, i ricchi e i finti ricchi...sveglia, esistono! Jessica vuoi un esempio? Davide Brocchi che alla fine del libro decide che forse non si candiderà, magari allora proverà a partecipare al Grande Fratello. Questa è la realtà.

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    Luca

    19/05/2009 10.04.08

    E' un libro geniale. Chi si indigna per quello che c'è scritto è perchè ha la coda di paglia. Chi come Jessica (che ha scritto qui) dice che questo libro non la rappresenta, significa che o non ha capito il senso, o non è in buona fede: Torino a livello organizzativo, musicale, politico è veramente così. Dal Traffic Festival, a HMA. Dalla riqualificazione del Quadrilatero Romano ad opera del cognato dell'ex Sindaco (e poi presidente del TOROC), al radical chic che pervade molti torinesi della "torino bene". Paris Hilton, l'Hummer H3, la tavola da surf sotto il braccio dei "giovani ribelli e creativi" sono solo metafore. Non prendiamocela... è il nostro tempo e la nostra città. Ne facciamo parte anche noi e contribuiamo a tutto questo incosapevolmente. Ora, anche se non è il Vangelo, grazie ad un semplice romanzo qualche dubbio ci verrà. Forse.

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    Jessica

    03/04/2009 12.15.10

    Ho finito di leggerlo a stento...perchà sono una mega amante della lettura e perchè AMO la mia città...Torinese di nascita e di vita...come il buon Culicchia che dipinge la mia città nel peggiore dei modi, che scrive anzi vomita storielle sulla Stampa sempre di cattivo gusto...non capisco come una nativo di questa fantastica città possa cadere in tanta banalità. Quindi scrivo per ricordare a tutti che gente come Dj Iaio e Dj Zombie non rappresentano la MIA città, che fare nomi e cognomi dei proprietari dei locali NON da maggiore credibilità al testo...che Paris Hilton non è assolutamente l'icona del MIO secolo ma forse quella di uno scrittore troppo presuntuso per VIVERE la vera Torino e solo capace di sputarci sopra...la grigia Torino è dipinta così grazie alle parole di persone grigie. La magia di questa città è riservata a pochi.

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