Traduttore: R. Montanari
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
Pagine: 208 p.
  • EAN: 9788806192730
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Recensioni dei clienti

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    Falco

    11/02/2016 08:55:59

    Poco ho da aggiungere ai commenti che mi hanno preceduto, puntuali e totalmente condivisibili. Si, McCarthy è scrittore da Nobel. Mai premio sarebbe più meritato!

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    massimo

    17/04/2015 10:22:23

    Pur essendo cavallo di razza McCarthy, in questo breve romanzo, non riesce a raggiungere il fascino disperato e assoluto del suo capolavoro "La strada". Il vagabondare dei due protagonisti in un mondo violento, lugubre, ma talvolta con sprazzi di vera umanità, convince ma non avvince, lasciando il dubbio di una confezione studiata a tavolino. Pagine comunque potenti e consigliate.

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    Alban

    31/10/2014 20:22:22

    Descrizioni perfette. Stile inconfondibile. Grandissimo scrittore.

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    marcello

    01/08/2014 19:50:16

    Di una crudezza, di una desolazione ma anche di una bellezza sconvolgenti. Cattivo, senza speranza , irredento ; vite inutili che cercano, incontrano, non trovano vite inutili. Il cavallo sul fiume ricorda un passo del vecchio ed il mare, la giostra dei maiali tti porta con sè fin nel precipizio. Alla fine hai lo satomaco rattrappito ma sei contento di averlo letto: Grande McCarthy e la sua natura matrigna anch'essa cattiva e senza una luce . Il buio in tutti i sensi è fuori ma è anche tanto dentro 4.5

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    Luciano

    18/05/2014 19:08:21

    Non c'é niente da capire, é una storia incompiuta, come tutti i romanzi di questo autore. Uno arriva alla fine aspettando un finale, una spiegazione, una rivelazione, ma non c'é più nulla. E' come un giallo al quale mancano le ultime pagine che spiegherebbero tutta la storia.

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    alessandra

    06/02/2012 09:30:06

    Non ci sono parole per descrivere la bravura di questo scrittore. La sua prosa è impeccabile, nitida e concisa nei dettagli, oltre che suggestiva nelle descrizioni di personaggi e scene. Dalla sua penna scaturiscono vere e proprie immagini cinematografiche, come ad esempio nel capitolo in cui un gruppo di uomini cerca di radunare affannosamente un'orda di maiali impazziti dalla paura, nel tentativo di allontanarli dal precipizio: << Ormai l'intero branco aveva cominciato a roteare aumentando la velocità e allargandosi sempre di più lungo il burrone, e i ranghi alle estremità si muovevano spinti da una forza centrifuga verso la scarpata, fila su fila, e sopra i loro strilli e i loro gemiti si levavano le urla e le imprecazioni dei mandriani, che ora, ritti in piedi in mezzo a quella baraonda di carne da dominare, coperti di sudore e di polvere, avevano cominciato ad assumere sembianze sataniche, con quelle aste e quegli occhi stravolti, come se in realtà non fossero porcai ma ministri delle tenebre a cui queste creature erano state affidate perché le conducessero al loro destino. >> (pag.185). Tutto il libro è denso di immagini di questo tipo, anche e soprattutto nella descrizione della Natura, tinteggiata spesso con sfumature inquietanti. Un autore da leggere e rileggere, dal primo all'ultimo libro.

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    corrado

    22/07/2011 22:01:09

    un libro meraviglioso, McCarty è sicuramente da nobel. In questo libro è sconvolgente la rappresentazione della natura e dell'uomo perso nella natura.

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    Piermaria

    28/01/2011 09:19:13

    Non è certo un libro da leggere prima di dormire. Quando ci ho provato il sonno se n'è andato perchè è difficile leggere Mc Carthy senza sentirsi un po' scombussolati. L'autore porta ad affacciarsi su baratri di male dove non ci sono punti di riferimento, dove anche la speranza sembra impiccata a un albero.

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    Giuseppe

    16/10/2010 10:50:12

    Ancora un capolavoro firmato McCarthy. Li ho letti quasi tutti ormai i suoi libri e posso dire che non ne ha sbagliato uno. Straordinario davvero. Come l'autore del precedente commento, anch'io ho conosciuto troppo tardi McCarthy: dopo il Pulitzer e dopo il film da Oscar dei Coen. Questo perché nessuno me l'ha consigliato, purtoppo. Ma ora considero fondamentali tutti i suoi libri e li consiglio a tutti.

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    Alex

    09/09/2009 17:54:29

    Sono contento che almeno in questi anni Cormac McCarthy abbia un degno successo commerciale, derivante dal Pulizer e dalle trasposizioni cinematografiche (l'Oscar dei Coen è anche un po' suo). Perchè c'è poco da fare, McCarthy è il numero 1. Francamente fatico a capire come uno scrittore del genere non susciti entusiasmi collettivi come altri nomi famosi, molto, ma molto meno talentuosi di lui. E' proprio vero che al giorno d'oggi ti perdonano tutto tranne il GENIO, come diceva Wilde. Per questo McCarthy l'ho scoperto troppo tardi ma ho rimediato all'istante divorandomi tutta la sua opera fra cui il suo secondo lavoro "Il buio fuori", sottotitolo "Una fiaba apocalittica". Il libro, dopo l'incipit, si snoda in due filoni che seguono separatamente il viaggio dei due giovani protagonisti, Culla e Rinthy, fratello e sorella uniti da un legame incestuoso. I due vagano per le lande rurali desolate, in cerca di chissà cosa, in un limbo apocalittico popolato dai tipici personaggi crepuscolari di McCarthy, inseguiti da una "trinità" misteriosa che sembra uscita direttamente dall'inferno. Finale cruento e meschino, come solo i GRANDI sanno raccontare. "Il buio fuori" - da leggere e rileggere. PS: Einaudi, a quando la versione italiana di "Suttree", il più lungo lavoro di McCarthy, il suo capolavoro a cui darei 6 stelle su 5? L'ho letto in inglese, però devo dire che le traduzioni di Raul Montanari sono ottime.

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    philo

    15/09/2008 10:28:56

    Un mccarthy forse meno violento del solito ma non per questo meno convincente.

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    Kuspide

    24/06/2008 14:56:34

    So che mi beccherò una marea di fischi e insulti, ma devo dire la verità, io non l'ho capito!

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    roberto

    17/03/2008 11:41:33

    Arido e banale. Non si puo' confondere un libro del genere con la letteratura. Mi meraviglio che a qualcuno possa piacere.

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    Standbyme

    11/11/2005 18:29:00

    Raramente mi è capitato tra le mani un libro che può essere paragonato ad un pugno nello stomaco. Chi me lo ha consigliato mi disse che con questo libro non si ride mai anche se, e qui ha ragione Greta, si coglie un sottile humour. Mi aspettavo tutti i personaggi negativi invece ho trovato tanta, ma tanta umanità tra queste poverissime persone che non negano un tozzo di pane o un fresco bicchiere d’acqua o un passaggio su uno sgangherato carretto a chi ha meno di loro. Certo c’è questa misteriosa “trinità” che più che paragonarla alla signora vestita di nero che impugna una lunga falce sarei propenso a raffrontarla con i “Cavalieri dell’Apocalisse”. Non mancano anche altri individui abbietti ma questo è il mondo in ogni epoca e in ogni luogo. Non meravigliamoci poi dell’abbandono di un neonato in una foresta…ora per la nostra società le foreste sono troppo lontane ma ci sono sempre i cassonetti non è vero? C’è così tanta miseria in questo romanzo che anche l’incesto, che con molta eleganza e sensibilità, McCarthy ci lascia appena appena intuire non ci dà fastidio. A fare da contrappasso a questa miseria umana c’è una meravigliosa natura che non sempre ti è amica: ha sì aiutato Holme nascondendolo ai sui inseguitori ma ha anche seminato morte con le impetuose correnti del fiume. Non credo infine che sarebbe stato giusto dire al cieco dove finesse quella strada. Forse proprio la sua infermità è la sua fortuna perché gli impedisce di vedere la fangosa e risucchiante palude da cui spira un vento che porta un odore di marcio che avvolge e soffoca il lettore.

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    Ceia

    08/05/2005 14:51:55

    Duecentoottopagine, talmente intense e crude e dure, talmente inquietanti da avermi lasciato stordita. Perché qui si descrive il Male. Ma il Male umano, il male dentro noi. E anche il Male che ci circonda. La storia… a esser sincera non ho capito né dove è ambientata, né quando. E non ho capito alcune parti, o meglio: la mia parte razionale non le ha comprese. Direi che è la storia di persone andate alla deriva, persone che non hanno morale, non hanno pietà, crudeli, se si può definire crudele quel senso di vuoto esistenziale, quella sorta di male neanche del tutto consapevole. I personaggi che si incontrano durante il cammino sono squallidi, morti dentro, marci. Quasi tutti. Perché il personaggio femminile, no. Lei mi ha fatto compassione, tenerezza. Gli altri fanno paura. Per farmi capire… sei lì che leggi, che ti sorprendi per certe descrizioni semplicemente deliziose… e zack! Di colpo di ritrovi nel mezzo un fatto, accidenti, non è nemmeno il fatto in sé (si leggono cose macabre o cattive, non è mica la prima volta) dicevo non è il fatto, è l’atmosfera. Quell’atmosfera che sa di fine del mondo…Ci sono molti animali, in questo libro. A volte sono proprio loro a annunciare il Male che arriva. Come dice mia nonna, che gli animali lo sentono quando c’è qualcosa di strano nell’aria. E di cose nell’aria, in questo romanzo, ce ne sono. Tre uomini a cavallo scandiscono i tempi narrativi. Le ombre. Le ombre nel buio fuori. Le ombre dentro di noi. Noi tutti. E McCarthy ha una prosa che fa venire i brividi. Brividi freddi e glaciali che mi hanno davvero turbata. E poi. Scrive come pochi. Potrebbe scrivere tutto quel che vuole perché ha un modo di porsi che è delizioso. La natura. Quante pagine spese per ambientare la storia di un uomo e una donna in viaggio attraverso questa natura. Una natura che reca in sé un qualcosa di indefinito e nello stesso tempo di angelico. Un qualcosa che non si può spiegare, è la sensazione che si prova leggendo a rendere questo libro così particolare. E così terribile.

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    Albys

    10/04/2005 11:49:07

    Un libro e un autore sui quali si potrebbe parlare per giorni. La copertina e la trama fanno capire quale micidiale mistura di orrore, miseria umana e violenza sia questo romanzo misconosciuto. Ma non si può invece immaginare quanto sia meravigliosamente bella la prosa di questo autore americano che sa descrivere la natura come nessun'altro al mondo: siamo di fronte al più grande scrittore "lirico" del secolo. Ancor più di John Connolly, le sue rappresentazioni del mondo che circonda i poveracci di questa storia malata sono talmente magnificenti da lasciare senza fiato. Una poesia mortale, una stupefacente capacità di unire immagini romantico-oniriche con l'inquietante carezza di un destino crudele che segna la vita di chi si trova a vivere in una Natura spietata. McCarthy è un Chandler cattivo, un cantore del fato che gioca con gli uomini, capace di creare pezzi di sconvolgente bellezza. In questo libro la voce del Male, dell'Oscuro, del Destino Segnato è sempre lì, viva e mortale, e abbraccia le notti e le menti di questi miserabili che intrecciano le loro vite in una sorta di fiaba apocalittica. La storia è una sorta di fiaba apocalittica senza tempo e senza luogo. Inutile cercare troppa razionalità in alcuni passaggi e in alcune figure - come i tre malvagi cavalieri venuti dal nulla - che servono solo per definire quella che è forse la visione del mondo di McCarthy: un luogo dove l'uomo è succube del destino e dove, da miserabile qual'è, viene sballottato qua e là da Entità superiori che gli preferiscono la Natura, l'unica vera figlia. Non è un libro per tutti e non è neppure un libro perfetto. Ci sono moltissime descrizioni naturalistiche e una certa lentezza d'insieme che irriterà i lettori veloci, e qualche tratto surreale che potrebbe non essere capito. C'è molta violenza sotterranea, quella che inquieta più di mille omicidi, quel tratteggiare il mondo che ci circonda come un qualcosa di maligno pronto a sferrarci una vergata finale. Ma IL BUIO FUORI ammalia e scuote, anche se ci chiede sudore e lacrime.

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    g.

    08/06/2002 23:18:52

    uomini come formiche: esseri viventi, nulla più. albe rosa, tramonti blu, foglie eterne, venti di velluto. E sole, acqua, cielo, terra... fine delle speranze. solo esseri viventi, in uno scenario di una bellezza che fa male.

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