Editore: Chiarelettere
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
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Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 2,57 MB
  • Pagine della versione a stampa: 204 p.
    • EAN: 9788861905863
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      cristina

      20/03/2017 08:42:37

      Né romanzo né saggio, oppure si potrebbe dire con i difetti di entrambe le forme letterarie. Più che un libro feroce direi proprio cinico, quasi cattivo. Va bene la denuncia (indiretta certo, anche se è stato fin troppo facile capire di chi si trattasse) ma si poteva farla con una buona dose di ironia ed evitando magari quelle volgarità inutile nella parte finale. Più che un finale alla Dostoevskij direi un finale alla Tarantino. E poi non mi è piaciuta la definizione dei personaggi e delle loro azioni/motivazioni: da dove vengono, cosa fanno e perché? Insomma, pessimo libro a mio parere, pur con le buone intenzioni di denuncia.

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    Un romanzo vero e spietato. Con un finale alla Dostoevskij.

    I Buoni lottano per salvare il mondo. Le loro crociate si chiamano «progetti», il loro dio è la legalità. A guidarli c’è don Silvano. Lui è l’uomo santo con il maglione consumato e lo sguardo sofferente che predica sulla strada e nel palazzo, vicino agli ultimi e ai politici, alle rockstar, ai galeotti e ai magistrati. È nel suo tempio che approda Aza, ragazzina dei cunicoli, esile e fortissima, scampata a un passato di fogna e violenza con la forza dell’ambizione: a lei Silvano onnipotente ha concesso una lingua nuova, una casa, una carriera, persino un amore. Le ha dato la vita. Pazienza allora se il tempio è cartongesso, se la lotta è solo nei toni con cui si pronunciano parole di conciliazione: Aza dovrà tenere stretta la corda che la lega a don Silvano fino a scorticarsi le mani. Anche quando, attorno, ogni cosa comincia a precipitare. Luca Rastello ha scritto un romanzo lucidissimo e feroce, capace di mettere a fuoco ciò che è sotto i nostri occhi e che pure – per negligenza o istinto di conservazione–non vogliamo vedere. Ma non c’è retorica che possa reggere alla verità della letteratura. E a sentirci scoperti, alla fine, siamo noi: il nostro bisogno di convivere con il male fingendo di combatterlo, la necessità di accettare un mondo che ci stritola, abitandolo sotto anestesia.