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Cacciateli! Quando i migranti eravamo noi - Concetto Vecchio - copertina

Cacciateli! Quando i migranti eravamo noi

Concetto Vecchio

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Editore: Feltrinelli
Collana: Storie
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 23 maggio 2019
Pagine: 192 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788807111525
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Cacciateli! Quando i migranti eravamo noi

Concetto Vecchio

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Vincitore Premio Estense 2020

Nel 1970 viene indetto in Svizzera il primo referendum contro gli stranieri nella storia d'Europa. E gli stranieri eravamo noi.

«Un libro ricorda il primo referendum elvetico per cacciare gli italiani. Era il giugno del 1970, e un politico adottò lo slogan che oggi, rivisto e corretto, va così di moda» - Fabrizio Ravelli, Il Venerdì

James Schwarzenbach, un editore colto e raffinato di Zurigo, rampollo di una delle famiglie industriali più ricche della Svizzera, cugino della scrittrice Anne Marie Schwarzenbach, a metà degli anni sessanta entra a sorpresa in Parlamento a Berna, unico deputato del partito di estrema destra Nationale Aktion, e come suo primo atto promuove un referendum per espellere dalla Svizzera trecentoquarantamila stranieri, perlopiù italiani. È l'inizio di una campagna di odio contro gli emigrati italiani che dura anni e che sfocerà nel referendum del 7 giugno 1970, quando Schwarzenbach, solo contro tutti (giornali, establishment, Confindustria sono schierati su posizioni opposte), perderà la sua sfida solitaria per un pelo. Com'è stato possibile? Cosa ci dice del presente questa storia dimenticata? E come si spiega il successo della propaganda xenofoba, posto che la Svizzera avrà dal 1962 al 1974 un tasso di disoccupazione inesistente e sono stati proprio i lavoratori italiani, i Gastarbeiter richiamati in massa dal boom economico, a proiettare il paese in un benessere che non ha eguali nel mondo? Eppure Schwarzenbach, a capo del primo partito antistranieri d'Europa, con toni e parole d'ordine che sembrano usciti dall'odierna retorica populista, fa presa su vasti strati della popolazione spaesata dalla modernizzazione, dalle trasformazioni economiche e sociali e dal '68. Schwarzenbach fiuta le insicurezze identitarie e le esaspera. "Svizzeri svegliatevi! Prima gli svizzeri!" sono i suoi slogan, mentre compaiono le inserzioni "Non si affitta a cani e italiani".
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    milu'

    08/09/2020 20:49:10

    "Si parla di razzismo perché c'è molta non conoscenza dell'altro, bisogna abbattere i muri o aumentano le differenze" - Liliana Segre, attivista politica e sopravvissuta al l'olocausto. Ecco questa frase racchiude tutto ciò che in Svizzera negli anni 70 non è avvenuto, noi eravamo i migranti e contro di noi c'era il rifiuto, la paura, lo smarrimento, si era considerati solo forza lavoro, senza tutele ne diritti. Questo libro insegna che la storia si ripete nella mancanza di voglia di accogliere gli immigrati. Importante è la Memoria per non commettere sempre gli stessi errori. "La memoria è un ponte verso la libertà" - Lo scrittore Filippo Alosi.

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    Giovanna D'A

    08/09/2020 20:16:47

    La Storia esige di essere raccontata. Non basta l’aver sfogliato, tra i banchi di scuola, libri di repertorio per entrare nel vivo di un passato che oggi più che mai ci richiama a percorrere quei passi “addietro” per poter trovare risposta a tanto di ciò che accade nel presente. “Cacciateli!”, così tanto per chiamarlo in tono confidenziale, è un libro-scoperta, frutto di una ricerca senz’altro condotta con la professionalità di un occhio giornalistico, ma anche con un forte coinvolgimento affettivo. È la storia degli emigrati italiani del secondo dopoguerra, una storia che si intreccia con quella del popolo svizzero. L’accordo bilaterale del ‘48 sancisce tra Italia e Svizzera una interdipendenza del quale, per certi versi, fanno le spese i migranti italiani costretti ad espatriare per non morire di fame. Si parte lasciando alle spalle un Paese ridotto in ginocchio dalla guerra per cercare fortuna, nuova speranza. Concetto Vecchio raccoglie ed estrapola frammenti di vita che parlano di baracche, miseria, lavoro, ricongiungimenti familiari, polizia degli stranieri, espulsioni, contratti stagionali o annuali. Non manca di riportare il racconto dei suoi genitori Carmelo e Pippa e i suoi ricordi di bambino. Tuttavia la vicenda posta in primo piano, nel quadro di questa storica migrazione, è l’ascesa nel panorama politico svizzero di quegli anni di un ricco intellettuale, James Schwarzenbach, deputato del partito Nationale Aktion, e ideatore della battaglia referendaria del ‘70 contro “inforestiamento”, ovvero contro l’invasione straniera, anzitutto italiana. È l’inizio per gli italiani in Svizzera di un calvario xenofobo che divide la popolazione. Tanta cruda realtà emerge dai resoconti e dalla interviste, si passa dall’appellativo apparentemente simpatico di “mangia spaghetti” all’offensivo “Tschingg”. Tutto è accaduto non molti anni fa, eppure sembra quasi di poter vedere davvero quell’emigrato che, parlando a stento il tedesco, dice: “Sono anch’io una persona!”.

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    FranLem

    08/09/2020 14:15:31

    Attraverso un lavoro meticoloso di ricostruzione storica, l’autore ci presenta un doloroso viaggio a ritroso nel tempo, in cui il vissuto della sua famiglia si erge a paradigma di quello di numerosissimi italiani emigrati in Svizzera negli anni Sessanta. Un racconto al passato che inevitabilmente si proietta e si ramifica sino ai giorni nostri, in cui a cambiare soltanto i soggetti dei processi migratori, ma non le dinamiche. Minaccia per il buon vivere civile, elemento di frattura della coscienza identitaria, l’emigrato diventa il fulcro della divisione, attorno al quale si alimenta una propaganda retorica che si nutre di percezioni negative e verso il quale vengono convogliate le paure e le insicurezze che turbano la società. Le frontiere diventano il punto di tensione in cui si fronteggiano due campi di forza opposti, l’aspirazione di chi vuole entrare e la ritrosia di chi è già dentro. In Svizzera, tale tensione culminerà nel referendum di cui parla il libro. Dentro o fuori. Ma non sono solo le frontiere fisiche dei controlli e dei fili spinati, ma sempre più frequentemente sono quelle invisibili dell’esclusione sociale e del rifiuto a lasciare il segno più tangibile. Definito dallo stesso autore come “un memoriale sui nostri padri, gli ultimi di ieri”, non si può quindi che pensare agli ultimi di oggi e, tendendo lo sguardo un poco oltre, ai nostri figli, che potrebbero essere gli ultimi di domani. Conoscere storie come questa ci aiuta a ricordare. E che se ne condivida la memoria, perché ne “sia suggellato il ricordo”.

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    GiuliaD

    07/09/2020 15:58:09

    La storia si ripete, anche quella della xenofobia. E chi oggi è carnefice, domani potrebbe essere vittima. “Cacciateli! Quando i migranti eravamo noi” è la storia del primo referendum contro gli stranieri nella storia europea. È la Svizzera degli anni Settanta ma potrebbe essere qualsiasi altro luogo, perché l’inclinazione al rifiuto valica i confini temporali. Concetto Vecchio racconta una storia di estraneità, di paura, di smarrimento; una storia di sogni delusi e di rifugi che non sanno consolare. Senza retoriche ammiccanti, il libro racconta il bisogno che tutti abbiamo di essere accolti; al contempo, schizza sullo sfondo la mancanza di voglia di accogliere, che tutti dovremmo riconquistare. Perché anche quando non è rimasto nulla da difendere, c’è ancora qualcosa da condividere.

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    Rosi M

    05/09/2020 04:54:11

    Nata in Svizzera nel 67, il periodo della mia infanzia coincide con gli eventi raccontati in questo libro, che mi ha preso subito. Le prime cento pagine le ho praticamente divorate. Quel "comportati bene sennò arriva Schwarzenbach" lo ricordo benissimo insieme a sentimenti di timore e di rispetto che parole come queste ti trasmettevano. C'era sempre l'uomo nero, vestito con la croce svizzera che prima o poi ti avrebbe buttato fuori, guai a comportarsi male. L'autore ha fatto una ricerca accurata, d'inchiesta per raccontarci un periodo che solo chi l'ha vissuto sulla propria pelle come i nostri nonni e genitori può raccontare. Il loro pudore nel raccontarsi e nel raccontare un'esperienza di vita da stranieri in un paese accogliente perché ti offriva lavoro, prosperità e sicurezza, ma anche ostile e esigente verso il diverso, lo straniero che per l'appunto chiamavano Gastarbeiter, cioè lavoratore ospite, e si sa che l'ospite dopo un po' è come il pesce. Viene raccontato molto bene il personaggio di Schwarzenbach che allora noi più giovani sentivamo spesso nominare, ma che nessuno mai ci ha veramente presentato. Quel suo primo discorso in consiglio federale e quel volantino che dal contenuto xenofobo non si distingue poi tanto dai slogan di oggi: se ne sono susseguiti poi nel tempo di referendum contro gli stranieri in Svizzera, l'ultimo è alle porte tra qualche settimana! Si dice che conservare la memoria aiuti a non ripetere gli stessi errori. La nostra società ha tanto bisogno di buona memoria. Lavoro preziosissimo che consiglio a tutti di leggere.

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    Maurizio Nappa

    03/09/2020 19:06:30

    Uno dei punti di forza di questo libro è il non poter essere catalogato sotto un genere letterario preciso, perché l'autore mescola sapientemente generi diversi: non è (solo) un libro di memori, anche se l'autore ripercorre l'avventura migratoria dei suoi genitori, non è (solo) un saggio giornalistico, anche se le informazioni di quel tempo sono molto precise e dettagliate. La scrittura è semplice e scorrevole, esattamente l stessa che Concetto Vecchio usa nei suoi articoli su Repubblica, e ciò rende il libro accessibile a tutti. Altro pregio è il non aver fatto il parallelismo tra i migranti italiani all'estero e i migranti che arrivano in Italia oggi: la similitudine è talmente evidente che il lettore può farla da sé, e da solo deve farla, per rendersi conto di quanto dura sia la realtà che ci circonda. Questo libro ci dà anche una piccola lezione di storia: è nella tranquilla e sonnolenta Svizzera che nacque il populismo in Europa, a casa di quel James Schwarzenbach che propose un referendum contro gli immigrati, con lo slogan di "prima gli Svizzeri!". La Storia si ripete, inevitabilmente: durante la presentazione del libro, a Zurigo, l'autore immaginava che, fra cinquant'anni, ma forse anche meno, il figlio di una coppia, arrivata in Italia col barcone, racconterà la storia dei suoi genitori. Testo da far leggere nelle scuole, per far scoprire ai giovani non solo come eravamo, ma anche cosa siamo diventati.

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    Massimo

    02/09/2020 10:33:24

    Vecchio recupera una storia recente ma dimenticata; il referendum nella civile Svizzera per limitare l'ingresso dei lavoratori italiani stagionali e i diritti relativi con particolare riferimento ai ricongiungimenti familiari; la storia nasce da un dato personale; l'autore era uno dei figli dei lavoratori stagionali che ha subito le limitazioni e le umiliazioni di tale immigrazione. Due elementi colpiscono nella ricostruzione di Vecchio, che non fa un memoriale, ma una ricerca storica che trova sostanza ed effetto nel dato biografico: a) la sensazione che i lavoratori itialiani fossero considerati pura mandopera, utensili da impiegare nelle industrie, invisibili e senza identità; la negazione dell'identità, della loro esistenza al di fuori dell'ambiente di lavoro, della loro personalità significa una totale cancellazione del valore del singolo; b) la vergogna di cui si facevano carico i lavoratori, che come stagionali e stranieri si sentivano in colpa di non essere assimilati e di essere diversi; non è un caso che in molti casi si sia verificata una rimozione delle discriminazioni subite, una volta raggiunto lo status di "cittadino". Una ricostruzione di grosso impatto, efficace e profonda anche nei sentimenti che porta alla luce.

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    Margherita Fabbri

    31/08/2020 12:42:45

    Il libro racconta un pezzo di storia dimenticata, ma che ci appartiene in quanto collegata alle radici della nostra cultura e che riviviamo ai giorni nostri, seppur in un’altra, quasi speculare, sfaccettatura. È incredibile pensare come, in un modo o nell’altro, la storia e le storie di ognuno di noi si ripropongano nel corso ciclico della vita. Il romanzo, insieme alle testimonianze riportate, riflette un passato di notevole e impressionante attualità. Si parla di migranti, soprattutto italiani, e delle loro vite, tra cui anche quella dei genitori dello stesso autore, costretti alla fuga dal paese d’origine - l’Italia - per mancanza di lavoro e in cerca di un futuro migliore, per poi ritrovarsi sfruttati e considerati unicamente come forza lavoro, senza tutele né diritti. Siamo nella Svizzera del secondo dopoguerra, quando James Schwarzenbach, politico e deputato di un partito di estrema destra, dà inizio ad una campagna contro gli emigrati italiani che durerà anni e sfocerà nel 1970 in un referendum per espellere dalla Svizzera 300.000 stranieri, perduto per pochi voti. Queste memorie del dopoguerra ci invitano a riflettere, ponendoci di fronte a questioni che ci riguardano, ricordando prima di tutto chi eravamo e cosa abbiamo vissuto noi, come popolo, prima di diventare il paese che siamo oggi. Il ricordare la nostra storia può farci affrontare con un’ottica più cosciente e razionale, quello che succede oggi in Italia, paese divenuto terra che accoglie migliaia di migranti. Tutto ciò fa riflettere sul perché certe situazioni di disumanità vengano ancora permesse dai governi e cosa si celi davvero dietro a movimenti politici che con la loro intolleranza e facendo leva sulla paura nei confronti del diverso, sono capaci di propagandare idee che manipolano e contagiano gli strati in genere più deboli della popolazione. Alla luce di queste considerazioni, l’Autore evoca la necessità di evitare che la storia continui a ripetersi, seppure a parti invertite.

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    salaele89

    10/08/2020 12:48:30

    In un periodo storico delicato per il nostro paese, che vede fronteggiarsi idee e opinioni diverse in merito al discorso migranti, l'autore se ne esce con questo libro che è in parte un racconto familiare e in parte un reportage della situazione dei migranti italiani in Svizzera negli anni '70. Il libro evidenzia come anni fa il popolo che migrava era il nostro e il popolo accogliente si trovava nella nostra stessa situazione attuale di indecisione: da una parte la necessità di lavoratori, dall'altra il diverso spaventa sempre. Proprio su questa paura in Svizzera fondano un partito politico. Un uomo che, quasi più per gioco che per altro, porta avanti la sua battaglia contro gli immigrati come a voler dimostrare che facendo leva sui sentimenti umani più profondi, quale ad esempio la paura, anche l'uomo più sensibile diventa crudele con il suo simile. Ma il libro non si ferma qui. Sottolinea anche, molto bene, la circolarità della storia. Prima di essere popolo accogliente eravamo popolo migrante. Le stesse popolazioni che ci hanno accolto in passato sono state, a loro volta, migranti e chissà a quando si può risalire con questa circolarità. Un libro di facile lettura, molto attuale nonostante l'argomento sia di storia passata. Uno stile di racconto molto lineare e dettagliato. Libro interessante di cui consiglio la lettura.

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    elide apice

    03/08/2020 14:00:31

    Un referendum dal sapore razzista, nazionalismo, politica di pancia, il pefetto mix per fomentare l'odio razziale. Era il 1970 e lo svizzero Schwarzenbach si fa promotore di una delirante quanto votata proposta di referenfum contro gli stranieri in Svizzera. Quella Svizzera già popolata da tanti italiani che si trovano al centro delle tematiche di difesa della razza, di paura dell'altro, di iniolerranza verso lo straniero. Una storia molto bene raccontata da chi quei momenti li ha vissuti seppur bambino e li ha ritrovati nel ricordo dei genitori migrati appunto invizzera. La storia si ripete ed è impossibile oggi, leggendo questo libro, non pensare alle nuove ondate migratorie e a certe politiche che di umano e di civile non hanno nulla e imparare a ricordare dalle memorie di ciò che è narrato per intraprendere un reale percorso volto all'inclusione.

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    Giulia

    31/07/2020 16:02:50

    Un po‘ romanzo famigliare, un po‘ reportage giornalistico racconta la storia del referendum contro gli italiani in Svizzera nel 1970, intrecciata con la storia dei genitori di Vecchio. Libro bellissimo, di grande attualità. Si legge tutto d'un fiato. Nella situazione del nostro paese, dove dilagano le tendenze nazionaliste e xenofobe, si apprezzano ancora di più opere come questa: un indagine storica, documentata, obiettiva, lucida. Letto questo libro si potrebbe dire ai politici anti-immigrazione: "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire". Chi legge oggi questo libro-testimonianza non può non riflettere sulla situazione italiana. Schwarzendach è il predessore e l'antesignano dello Schwarzenbach italiano. E' proprio vero: historia magistra vitae.

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    Ilaria Chiara

    30/07/2020 20:59:11

    Ho creduto di leggere un libro, e alla fine mi sono ritrovata a guardare attraverso uno specchio. Per descrivere "Cacciateli! Quando i migranti eravamo noi" occorre partire semplicemente da una data, il 1970. Nel 1970 viene indetto in Svizzera il primo referendum contro gli stranieri nella storia d’Europa. Forse ai più potrebbe non suonare strano, in fondo la storia è composta sempre dallo stesso, ciclico, seppur nuovo, ripetersi degli eventi. Eppure, fa un effetto decisamente diverso quando inizi a realizzare che lo straniero è un tuo compatriota. Fa decisamente effetto pensare che, nati qualche anno prima, gli stranieri potevamo essere anche noi. Concetto Vecchio ci guida con la sua penna attraverso gli anni, ci fa sfogliare le sue pagine per aiutarci a far luce su una fetta di storia non troppo conosciuta, ci presenta James Schwarzenbach, l'autore famigerato di un referendum per espellere gli italiani dalla Svizzera senza motivi apparenti. La Svizzera, terra florida che dava da mangiare a tutti. Terra d'economia, un'economia che aveva ragione d'esistere anche e soprattutto grazie al contributo della forza lavoro italiana. Che motivo c'era, dunque, di promuovere una campagna d'odio così vasta? Nessuno. Ecco cosa si evince da queste pagine. Una sola verità, palese e lampante: l'odio non necessita di motivazioni. Ci troviamo davanti a un libro diretto, conciso, crudo nella sua semplicità, un libro in grado di spiegarci che la natura di ogni discriminazione, più o meno recente che sia, risiede nella scarsa capacità dell'essere umano di imparare dai propri errori. Concetto Vecchio ci spiega senza mezzi termini che la storia è maestra suprema di vita ma noi siamo alunni che non vogliono proprio imparare. Questo non è un libro che nasce per dare spiegazioni ad atteggiamenti razzisti che si ripetono nel corso del tempo, non nasce per indorare la pillola, no. Questo è un libro che spiega come la natura dell'uomo sia quella di ricercare necessariamente un difetto nelle

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    Ilaria Abruscia

    26/07/2020 14:39:44

    “Mi colpisce la regolarità della Storia, la circolarità delle cose, il fatto che tutto torni prima o poi, o si riproponga, con altre facce, ma con i medesimi destini. Uomini ai margini, spesso invisi. Gli ultimi”. A scrivere ciò è Concetto Vecchio, autore e protagonista di un libro che ci racconta una pagina di Storia dimenticata ma dalla sorprendente attualità. Giugno 1970: in Svizzera, il politico Schwarzenbach si fa promotore di un referendum razzista – che addirittura sfiorerà la vittoria – per espellere dal Paese trecentomila stranieri (per la maggior parte italiani). La penna di Vecchio, il quale ha vissuto in Svizzera fino ai suoi 14 anni, va a scavare nella Storia, nelle vite quotidiane di migranti (tra cui anche i suoi genitori, siciliani) sradicati dalla propria terra d'origine in cerca di un futuro migliore per le proprie famiglie, messi ai margini della società svizzera di allora, sfruttati come forza lavoro, ammassati in baracche, e abbandonati a se stessi, senza alcun diritto. Attraverso le parole e le storie che ci vengono raccontate e in qualche modo affidate – storie che, a maggior ragione come italiani, ci appartengono costituendo il nostro passato – è possibile un utile esercizio di memoria per ricordare quello che siamo stati e interpretare meglio, alla luce di ciò, gli accadimenti di oggi, proprio nel nostro Paese divenuto terra di approdo e speranza per molti migranti. Laddove la propaganda politica faccia leva sulla paura dell'altro, del diverso, dello straniero, il virus dell'intolleranza finisce col ritornare a contagiare i pensieri e le azioni di popoli e governi. Tutto ciò emerge chiaramente dalla lettura di questo libro, e forse sta proprio qui il messaggio di fondo che l'autore vuole offrirci. È allora compito di tutti noi cittadini ricordare quanto accaduto per non permettere alla Storia di continuare a ripetersi.

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    n.d.

    22/07/2020 16:02:21

    Libro davvero interessante, da leggere con molta attenzione poiché tratta argomenti importanti. Consigliato

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    Fabrizio Valsecchi

    21/07/2020 13:23:40

    Wilde scrisse: “La memoria è il diario che ognuno porta sempre con sé”. Penso proprio alla memoria, l’arma più potente e la voce più autorevole della storia, quando penso al romanzo-verità di Concetto Vecchio e al sofferto vissuto-testimonianza che l’autore, in uno stile diretto e coinvolgente, ci presenta, narrandoci di temi mai fuori moda quali migrazioni e razzismo e raccontando anche a chi vuol dimenticare e cancellare il passato e il peso ingombrante delle sue anamnesi più pungenti, il suo iter di straniero e d’ombra sola ed emarginata in terra elvetica, negli anni in cui Schwarzenbach perse per un soffio la sua feroce crociata per la cacciata di tutti gli stranieri. Il lettore, navigante sull’ali della speranza, del coraggio e della coscienza comune e collettiva, può così volare libero come il vento tra le sue pagine, scoprendo non solo che “siamo sempre lo straniero di qualcun altro”, che “dalla valigia si conosce il forestiero”, che “lo straniero è come un fratello che non hai mai incontrato” e che “l’uomo nella strada è sempre uno straniero”, ma soprattutto che i migranti, i clandestini e le vittime di xenofobia e classismo siamo stati pure noi, Italiani che con spirito creativo e tanta volontà abbiamo provato anche in altre Svizzere “quanto sa di sale lo pane altrui”, saggiando un destino da “diversi” colmo di paura e d’alienazione figlio dell’odio, della bugia e dell’egolatria, che anche oggi vivono forti in una sorta di divide et imperat senza limiti e confini. Non citerò tutte le angherie e le privazioni che l’homo faber Vecchio e altri suoi connazionali hanno dovuto subire e sopportare, né mi unirò alla fertile letteratura su come la propaganda di certe idee fiorisca e attecchisca de alieno. Mi limiterò a consigliare la lettura di “Cacciateli”, dicendovi “Qui sosta in silenzio, ma quando ti allontani, parla.” Perché la memoria è un ponte verso i cieli intonsi di giustizia e verità e, se non cade come le foglie d’autunno, può cambiare la nostra umanità.

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    giulia

    13/07/2020 12:07:20

    Questo libro ci aiuta a ricostruire la storia dei nostri nonni. Personalmente ho parenti che hanno vissuto la storia dei due protagonisti e sono partiti per trovare un futuro migliore in Svizzera. Ricco di emozioni e avvolgente.

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    Pasqualina

    08/07/2020 17:56:36

    Un libro che profuma di ricordi delicati e di momenti difficili. I protagonisti sono Pippa e Melo, genitori dell'autore, che come tanti italiani negli anni '60 partirono per la Svizzera in cerca di lavoro. Attraverso le loro voci un passato che sembra lontano si fa presente; storia, sentimenti e poesia, si fondono per sottolineare ancora una volta che abbiamo il dovere di non dimenticare. Ringrazio l'autore per averci permesso questo viaggio intimo nella vita della sua famiglia e di tanti nostri connazionali.

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    Raffaele

    08/07/2020 10:31:43

    Siamo tutti "meridionali" di qualcuno. Un libro che aiuta a fare memoria dell'emigrazione italiana in Svizzera, ma in certo qual modo aiuta anche a riflettere sul tempo presente. Aiuta a guardare l'esistente con occhi diversi, a cogliere le inevitabili differenze con il passato, come le inattese similitudini. Il cuore dell'uomo, in fondo, è sempre lo stesso. Sta a noi saper imparare dalla storia, dalle vicende nostre e dei nostri simili per cercare, un po' alla volta, di costruire un mondo sempre più a misura d'uomo. Dove, in fondo, ci sia spazio un po' per tutti.

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    Anna Maria

    04/07/2020 08:47:23

    Attraverso il ricordo della vicenda dei lavoratori italiani immigrati in Svizzera negli anni '60 e '70 con toni delicati e, tuttavia, di denuncia sociale, la storia particolare si erge a racconto universale che potrebbe ben adattarsi ad ogni epoca e ogni geografia: pare che il genere umano non riesca proprio a prescindere dai paesi di provenienza, dalle etnie, dalle "razze" (concetto inesistente in scienza presente solo in qualche mente bacata) e, invece, pensare che siamo tutti lo stesso genere umano, appunto, con ciò rinnegando il significato profondo del termine. E' diverso da quello che accade oggi in gran parte della civile Europa, ma anche dell'avanzata America, nonché ancora negli angoli più lontani del pianeta nei confronti dei percepiti "diversi" da noi? Finché non sarà più necessario raccontare di queste condizioni disumane, non potremo dirci UOMINI.

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    L

    17/05/2020 13:32:32

    Una storia di immigrazione, di differenze culturali, di povertà, di rifiuto del diverso, di odio. Potrebbe essere ambientata in Italia, durante gli anni Dieci del ventunesimo secolo, ma racconta una realtà meno nota, quella della Svizzera degli anni ’60 e ’70 del Novecento. Una storia estremamente attuale che aiuta a vedere il presente attraverso una prospettiva diversa.

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    Ritochka

    17/11/2019 07:06:50

    È sufficiente sostituire il nome di Schwarzenbach a quello di un noto ministro italiano e siamo, di colpo, nell'Italia dei nostri giorni, in cui arrivano migranti ma da cui ancora si parte. Una storia familiare e collettiva che, se tenuta a mente, dovrebbe portarci ad essere accoglienti e migliori. Molto molto interessante.

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    Massimo

    03/11/2019 17:06:41

    Il merito di riportare alla luce attraverso un ricordo familiare che non è solo autobiografia una storia spesso dimenticata, le condizioni degli emigranti italiani in Svizzera e il referendum che cercò di "frenare l'invasione". Il tentativo fallì, ma era il sintomo di un clima che divenne per un certo periodo difficile da sostenere e da accettare. Un libro molto delicato nei toni, nel rispetto dei sentimenti, del vissuto e con una forte attualità politica. Un aspetto emerge chiaro anche se forse inatteso: gli italiani vittime della discriminazione, della difficoltà a farsi accogliere e a integrarsi si sentono quasi in colpa per non essere "accettati", quasi un rovesciamento da vittima a responsabile.

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    Kle

    21/09/2019 15:32:06

    Una storia da conoscere. Una storia che narra della Svizzera, dell'Italia, di piccoli e grandi razzismi, di una politica che fa leva sulle divisioni e fomenta l'odio. Da leggere e studiare nell'Italia attuale.

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    paolo1963

    20/08/2019 15:42:10

    A mio avviso il pregio maggiore del testo sta nel rievocare una vicenda pressoché dimenticata, vale a dire il trattamento riservato agli emigrati italiani in Svizzera tra gli anni '50 e '60 del Novecento, per alludere all'attuale situazione degli emigrati extracomunitari in Italia. Per dire la stessa cosa con le parole dell'autore: "Colpisce la regolarità delle cose, il fatto che tutto prima o poi si riproponga, con altre facce, ma con i medesimi destini. Uomini ai margini, spesso invisi. Gli ultimi".

Vedi tutte le 24 recensioni cliente

RECENSIONE VINCITRICE DEL PREMIO ESTENSE DIGITAL PIAZZA NOVA 2020

Rosi M
Nata in Svizzera nel 67, il periodo della mia infanzia coincide con gli eventi raccontati in questo libro, che mi ha preso subito. Le prime cento pagine le ho praticamente divorate. Quel "comportati bene sennò arriva Schwarzenbach" lo ricordo benissimo insieme a sentimenti di timore e di rispetto che parole come queste ti trasmettevano. C'era sempre l'uomo nero, vestito con la croce svizzera che prima o poi ti avrebbe buttato fuori, guai a comportarsi male. L'autore ha fatto una ricerca accurata, d'inchiesta per raccontarci un periodo che solo chi l'ha vissuto sulla propria pelle come i nostri nonni e genitori può raccontare. Il loro pudore nel raccontarsi e nel raccontare un'esperienza di vita da stranieri in un paese accogliente perché ti offriva lavoro, prosperità e sicurezza, ma anche ostile e esigente verso il diverso, lo straniero che per l'appunto chiamavano Gastarbeiter, cioè lavoratore ospite, e si sa che l'ospite dopo un po' è come il pesce. Viene raccontato molto bene il personaggio di Schwarzenbach che allora noi più giovani sentivamo spesso nominare, ma che nessuno mai ci ha veramente presentato. Quel suo primo discorso in consiglio federale e quel volantino che dal contenuto xenofobo non si distingue poi tanto dai slogan di oggi: se ne sono susseguiti poi nel tempo di referendum contro gli stranieri in Svizzera, l'ultimo è alle porte tra qualche settimana! Si dice che conservare la memoria aiuti a non ripetere gli stessi errori. La nostra società ha tanto bisogno di buona memoria. Lavoro preziosissimo che consiglio a tutti di leggere.

  • Concetto Vecchio Cover

    Concetto Vecchio è giornalista alla redazione politica de "La Repubblica" e scrive sul Venerdì. È autore di Vietato obbedire (Bur Rizzoli, 2005) sul '68 alla facoltà di sociologia di Trento con cui ha vinto il premio Capalbio e il premio Pannunzio, Ali di piombo (Bur Rizzoli, 2007), Giovani e belli (Chiarelettere, 2009), Giorgiana Masi (Feltrinelli, 2017) e Cacciateli! Quando i migranti eravamo noi (Feltrinelli, 2019). Approfondisci
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