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Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2010
Pagine: 326 p., Rilegato
  • EAN: 9788806200633
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- Ti hanno già detto dove ti mandano?
- Il Colonnello ha detto che mi mandano nei sabotatori… - Ho risposto con voce sfinita.
Lui ha fatto una pausa e poi ha chiesto con agitazione:
- I sabotatori? Cristo Santo, ma che gli hai fatto? Cos’hai combinato per meritarti questo?
- Ho ricevuto un’educazione siberiana.


Dopo aver pubblicato nel 2009 il romanzo rivelazione Educazione siberiana, Nicolai Lilin, giovane tatuatore nato a Bender, nella ex Unione Sovietica, ma italiano d’adozione, torna alla docufiction dando alle stampe un romanzo, se possibile, ancora più duro e intenso di quello precedente. Nel suo primo romanzo Lilin è il giovane protagonista di una storia di formazione che lo vede aggirarsi tra gang di adolescenti, riformatori minorili e famiglie criminali giunte dai quattro angoli della Russia in quella terra di nessuno che è la regione della Transnistria. Ma l’esperienza della strada, per quanto dura, non è niente rispetto a quello che lo aspetta al compimento dei diciotto anni: la leva obbligatoria nell’esercito della Federazione Russa.
Bastano pochi mesi di durissimo addestramento perché Nicolai Lilin, detto Kolima, venga catapultato all’improvviso e per due anni nel mezzo di un conflitto sanguinoso. In Cecenia, e nelle zone confinanti con il Caucaso del Nord, l’Armata Rossa sta conducendo la seconda operazione antiterroristica contro i gruppi indipendentisti e i loro alleati. Il nemico da abbattere è dunque l’esercito dei ribelli ceceni, appoggiati dai terroristi islamici addestrati in Afghanistan e finanziati dagli Stati Uniti e dall’Europa, ma per i soldati della Federazione Russa ogni bersaglio di quella guerra è semplicemente un “arabo”.
Ancora una volta Lilin si ritrova immerso in una comunità ristretta di individui pronti a dimenticare le regole tipiche della convivenza civile per rispondere ad un’unica esigenza primaria - la sopravvivenza - e ad un unico imperativo morale - la fratellanza tra sabotatori. I sabotatori sono un corpo speciale delle truppe d’assalto che viene impiegato nelle azioni militari a sostegno delle prime linee, dei parà e degli esploratori, per compiere interventi di disturbo nei confronti del nemico. Loro non portano le divise dell’esercito, non hanno lo stesso equipaggiamento e non seguono gli ordini gerarchici. Ogni azione richiede una dotazione di armi diverse, così come ogni situazione richiede l’utilizzo di tattiche particolari che l’ufficiale in comando, il Colonnello Nosov, veterano della guerra in Afghanistan, ha appreso sul campo di battaglia. I sabotatori hanno bisogno di muoversi in fretta e senza lasciare tracce, sono freddi, spietati e imprevedibili, per loro muoversi al buio e di notte è normale. All’interno del corpo dei sabotatori Kolima, il siberiano, è un cecchino. I suoi compagni, Mosca, Scarpa, Zenit e gli altri, gli hanno insegnato tutte le tecniche per non soccombere durante la battaglia, ma la precisione e la calma necessarie ad ogni cecchino, la freddezza che ti consente di abbattere il nemico guardandolo dritto negli occhi, l’ha imparata andando a caccia con suo nonno tra i boschi della Siberia.
Nel caos delle azioni portate a termine nelle zone interne degli Urali, sui costoni delle montagne a precipizio o negli edifici abbandonati di città fantasma, un gruppo di giovani soldati impara a conoscere la linea sottile che separa la vita dalla morte, l’uomo dalla bestia. Nella distruzione totale, nel delirio delle violenze e delle torture, Kolima smette di riconoscersi come essere umano e nello stesso tempo inizia a comprendere le ragioni che stanno alla base di un conflitto iniquo e inutile.
La scrittura è disturbante e crudele, un’esperienza toccante capace di testimoniare la regressione di un uomo nella spirale della distruzione e della follia. Una discesa negli inferi senza precedenti in Italia, dove la narrativa di guerra non era mai stata così spietata e spogliata da ogni ideologismo, disarmata al cospetto della tortura della memoria e del rimorso.

Recensioni dei clienti

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    Luca

    04/09/2015 15.42.31

    É un libro di una durezza incredibile. L'autore racconta la guerra da protagonista attivo senza preoccuparsi di essere condiviso o capito. Uno spaccato di lucida, obiettiva e orribile realtà che, come accenna nel finale, la gente comune non può nemmeno immaginare. E non è un racconto di lontani tempi passati, di conflitti appartenenti ad un'altra epoca, è la narrazione di uno dei molti conflitti dell'era moderna, forse per questo ancora più spaventosi.

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    Francesco

    02/10/2013 13.20.34

    Secondo libro che leggo di Lilin. Leggermente più lento di Educazione siberiana ma nonostante questo credo che sia ben scritto ed articolato. Per quanto concerne il contenuto è un vero colpo allo stomaco. Diretto e crudo mette i brividi e fa comprendere ancora una volta che la guerra non è mai giusta nè la soluzione. Grande Lilin.

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    Leonardo Banfi

    03/09/2013 14.55.18

    Un romanzo denso di vita vissuta veramente. Nicolai dopo aver illustrato in Educazione Siberiana la vita da adolescente/bambino ci catapulta nella atrocita' della guerra dove se lotti con le unghie ti salvi altrimenti sei spacciato. Nella atrocita' della guerra si rafforzano i legami interpersonali con i tuoi compagni, si diventa una famiglia dove la vita di ognuno dipende dalle azioni degli altri. Due anni di lotta, di vita passata a combattere, a sopravvivere, o il nemico o tu. Uno stile di scrittura decisamente migliorato dal suo primo libro Educazione Siberiana, e una struttura narrativa migliorata. E' un libro di esperienze di guerra, di sentimenti, di vita vera realmente vissuta e tramandata a noi attraverso la sua penna. Un libro toccante e sbalorditivo , vero, atroce e crudele, per coloro che non hanno mai combattuto e che non si sono mai trovati difronte alle atrocita' della battaglia e a dovere uccidere per salvare la propria vita e quella dei compagni.

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    Laura

    28/07/2013 23.18.57

    È un libro che sconvolge, sveglia.. Racconta la guerra dal punto di vista di chi l ha vissuta sulla sua pelle con una semplicità sorprendente e un linguaggio cosi diretto che sembra di essere con lui a fissare il nemico tramite il mirino diottrico. Svela particolari della guerra in cecenia (e quindi di tutte le guerre) che ogni persona dovrebbe sapere, se non altro x RISPETTO nei confronti di chi ha combattuto x la sua patria. Grande scrittore e grande uomo kolima, complimenti.

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    federica

    13/12/2012 23.40.52

    Lilin non delude.Non concordo con i commenti negativi che parlano di uno svolgimento noioso e poco interessante dal momento che si parla di una guerra.La guerra è morte e sopravvivenza e monotonia e l'autore ha reso benissimo il concetto arricchendolo di sensazioni personali e punti di vista.Mi ha appassionato il legame con i compagni e il rapporto col capitano.Il linguaggio è molto diretto e molto comune,il nostro linguaggio.Ho sentito parlare di persona Lilin quando avevo 17 anni,ha fatto una presentazione di educazione siberiana nella mia scuola a Nuoro,e nonostante fosse in una scuola ha usato espressioni chiare (anche volgari) che mi hanno fatto apprezzare ancora di più il suo modo d'essere.E' diretto se ne frega di quello che la gente pensa di lui,parla con sincerità e con una libertà di espressione non concessa nelle scuole;ha sconvolto tutti in modo positivo.E' risultato essere una persona alla mano,così come traspare dal libro.Se abbia o no vissuto queste esperienze non lo so,ma non parla come uno che ha sentito dire.Non vedo l'ora di leggere il prossimo libro che son sicura non mi deluderà.

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    Vincenzo

    24/07/2011 23.00.49

    Crudo, violento ai limiti dell'incredibile, al punto da distrarre dal tema centrale del libro, la guerra cecena. Le teorie complottiste del capitano, le azioni decise da superiori incompetetenti, la violenza che stravolge la mente di chi sopravvive sono costanti di ogni guerra ma sono attualizzate in maniera troppo reale nel contesto ceceno per essere frutto del sentito dire. Linin mi pare abbia vissuto molto e inventato poco.

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    Matteo

    12/07/2011 23.42.24

    Il libro è da consigliare. Si vede la guerra dalla diottra del mirino; si conoscono, inoltre, aspetti del conflitto in Cecenia forse sorvolati dai media.

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    Andrea

    27/06/2011 15.34.29

    Decisamente più credibile del primo libro, permangono i soliti dubbi sulla reale partecipazione dello scrittore agli eventi descritti. Forse Lilin dovrebbe limitarsi a scrivere in terza persona e magari citare le fonti. Sembra scritto sulle "solide" basi del sentito dire.

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    Angelo

    16/06/2011 20.45.30

    Completamente d'accordo con Andrea. E' il diario di guerra di un ragazzo sempliciotto e un po' scapestrato. Non ci si poteva aspettare certo la prosa di Guerra e Pace. Un libro che aiuta a capire fin dove possa giungere l'animo (l'animale?) umano. Terribile ma illuminante.

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    Andrea

    21/05/2011 23.25.42

    Certe critiche sono assurde, per non dire ridicole. Lilin scrive in italiano, e lo fa bene, pur essendo di lingua madre russa. Secondariamente, si tratta di un racconto sulla guerra: non è un manuale di balistica. Un libro duro, asciutto, lontano da ogni traccia di moralismo. Un pugno nello stomaco! Ce ne fossero di italiani che scrivono così!

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    Marco

    16/04/2011 01.53.31

    I libri si leggono per diversi motivi. Credo che in essi non bisogna assolutamente ricercare particolari snellezze linguistiche o stili per forza ricercati. Lilin non credo abbia mai studiato per diventare scrittore e non si sforza nemmeno di esserlo. Però ha voluto lo stesso raccontare alcuni passaggi della sua vita che sicuramente sono molto distanti e diversi da quelli della stragrande maggioranza di tutti noi, il cui apice delle difficoltà è probabilmente arrivare a fine mese con lo stipendio o poco più. Lui a 30 anni può dire di aver visto cose che molti di noi(fortunatamente) non vedranno mai, ma che è giusto che si sappiano. Anche per tornare ad apprezzare le nostre noiose ma confortevoli quotidianità. Bravo Nicolai, adesso fatti una vita tranquilla!

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    Sergio

    14/04/2011 18.24.55

    Il libro ha un grande valore per ciò che contiene non per come è scritto. Questo libro mette a nudo avvenimenti, pazzie e sofferenze umane che normalmente ci vengono nascosti dai media d'informazione. Questo è il suo immenso valore, fa riflettere. Lo consiglio a tutte le persone che non hanno chiaro cosa significhi guerra.

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    br1

    19/12/2010 12.18.19

    ...buon libro...è il primo che leggo dell'Autore, ma ho già provveduto a recuperare "l'educazione Siberiana" per poter meglio comprendere e giudicare l'autore...devo però concordare con altri dicendo che mi è piaciuto particolarmente l'inizio dell'Opera e la conclusione...la parte centrale mi ha sì coinvolto ma meno...comunque nel complesso non sarei così negativo come altri commenti...lo reputo un buon libro.

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    Dalila

    02/09/2010 16.39.09

    In parte d'accordo con l'opinione di Piero. Il libro mi è comunque piaciuto e lo consiglio sicuramente. E' la guerra in Cecenia, vista e vissuta da quel ragazzino cresciuto con un'educazone siberiana. Scritto in modo chiaro e diretto, un libro che parla di sopravvivenza. Personaggio interessante Lilin, spero non smetta di scrivere.

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    Teresa

    27/07/2010 16.47.32

    E' un'occasione mancata. Poteva essere un interessantissimo squarcio su uno dei conflitti più sporchi degli ultimi anni e invece ... Sono rimasta anch'io sorpresa dalla grossolanità sintattica (che forse poteva andare bene per un manoscritto trovato su un cadavere, non per un testo di uno scrittore). E resta aperta la questione se è scritto in pessimo italiano da chi non è di madre lingua o se è stato tradotto con i piedi da chi non conosce il russo. Pur non essendo esperta della materia, ero pure rimasta colpita dall'impiego di termini astrusi per indicare le armi e, dato l'argomento e il passato dell'Autore ho le stesse perplessità negative espresse da altri commenti. Come se un chirurgo descrivesse gli interventi parlando di coltelli invece che di bisturi .. (dettaglio che stride ancora di più in un libro edito da una casa editrice kolta "per eccellenza"). Alla fine se apprezzate il genere rimane un interessante serie di racconti di guerra, ma con i citati limiti d'insieme, senza contare il prezzo.

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    piero

    22/07/2010 10.26.37

    Ho letto questo libro ad un anno di distanza dall'educazione siberiana. Direi che il precedente è di qualità superiore. Questo risulta interessante all'inizio e alla fine. Nella parte centrale anche se è ben descritto l'orrore della guerra sarebbe stato meglio parlar meno di operazioni militari e magari dedicare alcune pagine alla "situazione cecena" magari citando la Politkovskaya o altri in modo da capire il perchè di una guerra.

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    Joseph

    19/07/2010 19.39.53

    Il libro è eccellente. Per la traduzione, occorre prestare attenzione al punto di vista russo, e alla concitazione che trasmette. Certo, Andy Mc Nab è più preciso, ma alla fine Lilin risulta non meno coinvolgente. Voglio dire: la traduzione esatta di bobine leggere per i mitra o di mitra pesanti per i calibri 14,5 mm non è che lasci a desiderare, è solo che l'autore, non sovraccaricando di termini tecnici il testo, trasmette molto bene la frenesia della guerra e la scarsità di tempo nell'affibbiare il nome preciso a ogni arma, a favore di un suo utilizzo eccellente. E' evidente che Lilin conosce in ogni suo particolare le caratteristiche delle armi anche occidentali, e i suoi effetti devastanti. In guerra è meglio usare bene una spada nelle sue caratteristiche piuttosto che conoscerne la marca, e trasmettere la verità del combattimento, piuttosto che elencare facili standard noti probabilmente solo a noi occidentali. Anche il riferimento al 'remo' che ha proiettili con l'ogiva nera che fanno esplodere i giubbotti rende bene, molto meglio che se l'autore avesse scritto che era un barrett.

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    s

    19/07/2010 18.16.19

    Nicolai Kolima Lilin è una persona di una umanità e una intelligenza fuori dal comune. altro che imperfezioni lessicali. chi le critica dopo aver fatto il servizio di leva (e non una guerra) è quantomeno comico, per non dire ridicolo. gran libro, come l'educazione siberiana.

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    ale

    07/07/2010 10.30.25

    Crudo, diretto, è un ottimo resoconto su quella che è stata la guerra in Cecenia. Parla di odio, di disprezzo e del nulla che vale la vita in queste circostanze. Però, spesso, è abbastanza noioso e ripetitivo. Con 100 pagine in meno avrebbe fatto comunque la sua figura.

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    Maurizio

    06/07/2010 12.47.17

    Concordo in pieno. Occasione sprecata. Perchè alla fine ti chiedi se chi scrive "bobine per mitra leggeri" intendendo i nastri di proiettili delle mitragliatrici PKM o non ha alcuna dimestichezza con l'italiano (ed è gravissimo pubblicare un testo, pur interessante, per altro a prezzo esoso, che contiene grossolanità del genere, senza alcuna revisione, non dico tecnica, ma proprio lessicale) oppure scrive per sentito dire. Per non parlare poi dei fantomatici "sabotatori" (termine ormai usato solo nei romanzi d'appendice) cui lo scrivente apparterrebbe, solo in alcune pagine identificati, più correttamente (per altro con grafia incorretta) come spetsnaz. Alla fine sarebbe anche un buon libro (gradevolissime anche le citazioni "storiche" ad inizio di ciascun capitolo) ma se appena avete fatto il servizio di leva vi viene voglia di buttarlo in un secchio dopo ogni svarione, tipo i "sistemi missilistici di fuoco unito" che trovate a pag 86.

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