Traduttore: S. Morando
Editore: Bompiani
Anno edizione: 2001
Formato: Tascabile
In commercio dal: 8 novembre 2000
Pagine: 98 p.
  • EAN: 9788845246548
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Recensioni dei clienti

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    Gessica

    18/09/2018 10:11:02

    Questo breve romanzo, ambientato ad Amsterdam, è un lungo monologo di un ex avvocato che ha abbandonato tutto per vivere in un bar dove racconta a chiunque incontri della sua storia, sottomettendosi al giudizio altrui ma divenendo lui stesso giudice dal momento che considera le sue colpe come qualcosa di universale e di ascrivibile all'umanità intera, senza alcuna esclusione. Raccontare la sua storia significa ammettere come abbia sempre indossato una maschera per conformarsi agli altri e rendere la sua vita accettabile ed anche ammirabile da tutti, nascondendo la sua dedizione all'alcol e alle belle donne. Troviamo qui descritta in un profondo e toccante monologo la teoria dell’assurdo, cardine della filosofia di Camus, dunque consiglio a chiunque si voglia approcciare all'autore di avvicinarsi a questo libro, breve e quanto mai intenso.

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    Antonio

    17/09/2018 20:54:10

    Libro dalla potenza devastante. Clemence, il protagonista nonché narratore, è una delle figure emblematiche nella letteratura di Camus, una delle quali che esplica al meglio la sua filosofia dell’assurdo, lente attraverso la quale analizza la condizione umana. Il protagonista, proprio come il dio latino Giano, scopre di avere una duplice faccia, una duplice identità. Una affabile e piena di virtù esibite pubblicamente, mentre d’altra parte si resta intrappolati nella propria monotonia, nella ripetizioni di gesti quotidiani e alienanti, in cui l’unico rifugio sembrano solo l’alcol e il sesso. Resosi conto della propria condizione, Clemence abbandona la propria professione e fugge ad Amsterdam, dove troverà nel Mexico-city il luogo in cui redimersi, ma soprattutto redimere. In quel luogo si confessa ai propri uditori e di far confessare, assumendo le veci un falso profeta, portando le persone alla consapevolezza ultima. Ma la sua non è una redenzione, bensì una caduta. Clemence abbandona la sua maschera di duplicità, ma ciò facendo non diventa migliore, ma perde solamente quella sorta di compassione di facciata, facendo crollare i valori e gli ideali che le persone si costruiscono per vivere in pace. Clemence si definisce un giudice-penitente, poiché confessando al prossime le proprie viltà (vere o fittizie che siano), costringe il suo interlocutore ad una presa di coscienza, facendolo rispecchiare all’interno delle sue parole. Da penitente a giudice. E così, accusando se stesso, riesce a rendere colpevole l’intera umanità.

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    Elena

    07/04/2016 09:07:16

    Un flusso ininterrotto di coscienza raccontata con lo stile spettacolare e perfetto di Camus. L'incontro con il non protagonista (ognuno di noi che legge e' il non protagonista che ascolta la storia) e l'io narrante in un bar di Amsterdan diventa l'incipit per questo monologo perfetto, un capolavoro di consapevolezza e dinamiche umane sviscerate con garbo, eleganza e soprattutto chiarezza. La trama che ti porta a sentirti la persona a cui viene narrata la vicenda umana di Clamence dalla sua stessa voce, ti coinvolge in maniera intima e incuriosisce oltre la lettura stessa. Clamence e' un avvocato parigino che presa coscienza della sua mancanza di vera grandezza umana al di sopra della folla e vistosi per ciò che è, umano e fallibile, tenta la dissoluzione in primis di se stesso, fallendo perché l'amor proprio supera ogni limite, quindi trasformandosi in giudice dell'altrui verità, incitando chi incontra, in virtù di una parlantina magniloquente e un fortissimo istrionismo che lo porta a mischiare verità e menzogne, a confessare i propri peccati. Un elogio alla verità, allo sfatare il misticismo religioso, alle umane debolezze e virtù. Vi posto l'incipit e vi consiglio di accomodarvi a fianco a lui al New Messico, il bar si trova ad Amsterdam e lui è lì che vi aspetta. "Potrei egregio signore, senza rischiare d'importunarla di offrirle i miei servigi? Temo che lei non sappia farsi intendere dall'esimio gorilla che presiede ai destini di questo locale. In effetti egli parla solamente Olandese. Se non mi autorizzerà a patrocinare la sua causa, non indovinerà che lei desidera del ginepro"...

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    eds

    17/07/2015 21:36:14

    Eccezionale monologo filosofico. Ecce homo. Ecco l'uomo. Siamo tutti come Clemence

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    jane

    08/06/2015 15:54:09

    Un monologo, scritto magistralmente, per analizzare un unico personaggio luciferino. Bisoga amaramente constatare che le coscienze come quella di Clamance ai nostri giorni sono assai diffuse.

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    eros55

    24/05/2015 10:41:53

    Libro difficile che merita una rilettura "con matita",che lascia l'amaro in bocca. Nel raccontare dell'avvocato ci si può ritrovare il proprio modo di pensare, il che lascia molto da pensare sulla vita che facciamo, bello.

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    Cristiano Cant

    25/11/2014 12:50:50

    La vita e le sue improvvise immediatezze tragiche nel solco esistenziale di un uomo pieno di sé, conscio del proprio valore, dei propri meriti, fiero,vanitosissimo; un brillante avvocato che qui si getta in se stesso con la squisita nuda sincerità di un uomo che rivede di colpo ogni sua mossa, ogni virtù, stendendo sulla sua coscienza un velo di colpe e ripensamenti oltre la vecchia indifferenza e l'unicità di senso che prima lo trainavano. Un breve strepitoso apologo sulla doppiezza umana e sui suoi intensi spinosi bollori. Un destino che scopre se stesso nel tremendo accidente che lo annulla e che uccide la corazza delle proprie certezze. Capolavoro!

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    Michael Moretta

    18/12/2013 17:47:20

    Il libro è senza dubbio molto più complesso di altri romanzi di Camus quali La Peste o L'Étranger. La Chute è scritto nel 1956, un anno prima dell'assegnazione del Nobel e quattro anni prima della morte di Camus. È scritto nella piena maturità dell'autore ed infatti ci indica con buona precisione la sua filosofia di vita.  L'unica somiglianza di questo libro rispetto ad altri di Camus sta nel modo in cui il racconto è scritto, cioè un monologo di una sola persona che si racconta ad un iniziale sconosciuto. Ed in questo La Chute assomiglia senza dubbio a Lo Straniero. Ma le similitudini finiscono qui perché il libro si sviluppa in modo totalmente diverso, mostrandoci chiaramente la visione della vita e delle persone che Camus ha tratto dalla sua esperienza.  La storia è ambientata ad Amsterdam e comincia in un bar del porto, in cui l'ex avvocato Clamence, esercente ora la misteriosa professione di giudice-penitente fa amicizia con un altro avventore francese e comincia a parlare di se, apparentemente senza motivo. La vita di Clamence è ricca di successi, professionali, amorosi, popolari ma lui nutre un amore sviscerato solo per la sua persona. Trova piacere nell'aiutare gli altri e nell'apparire perfetto, ma solo perché questo rende felice lui. Due fatti segnano la sua vita, facendola cambiare, e tutti e due capitano di notte, al ritorno da una delle sue donne. Una misteriosa risata e la caduta di una donna nella Senna, a cui lui non ha nemmeno cercato di porre rimedio. Da questo momento mille dubbi e domande vengono a turbare la sua vita sconvolgendola e costringendolo a smettere la professione, sistemarsi ad Amsterdam ed iniziare questo misterioso altro lavoro, che ci verrà spiegato solamente nelle ultime pagine del libro e che rivela, appunto, una parte della concezione camusiana della vita e del suo significato.  Un libro assolutamente affascinante, non semplice ma che è assolutamente rivelatore del genio indiscusso di Albert Camus.

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    Fabrizio Dafano

    18/03/2013 19:09:38

    Opera espressione di uno straordinario autore, cantore della libertà incardinata nella condizione umana. Metafisica esistenziale, critica teologica e accenti di puro lirismo si amalgamano all'interno di un monologo, spietato e dolente al tempo stesso. Se "Lo straniero" è abbaglio di sole sull'umana vicenda, "La caduta" è un viaggio oscuro nelle nebbie dell'anima.

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    lina

    10/12/2012 00:25:36

    mirabile per i due terzi, un po' tronco il finale. non all'altezza de LO STRANIERO.

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    Francesco

    05/06/2011 18:57:02

    In un lungo monologo un'avvocato , ridotto a vivere ai margini della società , racconta il proprio passato di uomo di "successo" . Una vita costruita su dei falsi valori a poco a poco messa in crisi da piccoli episodi che rivelano al protagonista il suo egoismo camuffato da altruismo con tutta la sua meschinità . Con la rappresentazione di questo personaggio , Camus sembra esprimere una critica di derivazione nicciana , ai falsi valori della nostra civiltà che celano un vuoto esistenziale .

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    Davide

    15/05/2011 00:23:34

    Lucidissima rappresentazione della condizione emotiva umana. Intenso, spiazzante, a mio avviso superiore a "Lo straniero".

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    Jessica

    09/09/2006 17:15:23

    Davvero un bel libro, a volte però non di comprensione facilissima, ma comunque ti fa aprire gli occhi sulla (squallida) realtà in cui viviamo dove tutto è falsità e paura.

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    Piergiorgio

    10/03/2006 18:38:27

    Un libro da far leggere a tutti un classico della Letteratura Quella con la L maiuscola Un libro che'personalmente'ha cambiato il mio modo di vedere le cose valutando azioni e parole con il loro peso. Semplicemente fantastico!!!!!

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    co

    17/01/2006 19:39:58

    "mi trovavo in agio in tutto, ma nello stesso tempo non ero soddidfatto di niente.Ogni gioia mi spingeva a desiderarne un'altra...correvo così, sempre appagato e mai sazio, senza sapere dove fermarmi,fino al giorno in cui la musica cessò, e le luci si spensero..." Non c'è nient'altro da aggiungere,leggetelo!

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    15

    26/11/2005 22:03:33

    Stupendo. più o meno condivisibili le idee.. è da leggere lasciando da parte ipocrisie e giudizi. si legge veramente molto bene, in primis perchè il linguaggio è colloquiale, una confessione libera e in seconda battuta perchè cresce continuamente l'attesa della conclusione. lo consiglio vivamente!

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    guaido

    27/10/2005 16:55:14

    Libro troppo personale per essere commentato unanimamente, chi ci si ritrova, chi no. Per me è e sarà il libro da rileggere una volta l'anno, tanto per tornare coi piedi per terra. Unico.

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    faby

    05/06/2005 18:15:01

    Trama esigua per un lavoro basato essenzialmente su piani mentali.

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    molho

    20/05/2005 10:04:12

    maaah...non l'ho ancora terminato ma a me non è piaciuto tantissimo, anzi!! consiglio invece di Camus, la peste...quello sì che è un bel librettino!!

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    sergio

    18/12/2004 13:48:54

    fantastico!!!

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