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Roland Barthes

Traduttore: R. Guidieri
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2003
Pagine: 130 p. , ill.

6 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Arte, architettura e fotografia - Fotografia e fotografi

  • EAN: 9788806164973

Recensioni dei clienti

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    lucia

    02/11/2012 16.22.45

    Passione per la fotografia. Poi un amico carissimo mi regala questo libro. E guardo le immagini, mie e degli altri, con altri occhi. Con altra ottica. È un testo che spalanca la porta su qualcosa di meraviglioso. Ecco, questo è il punctum. Assolutamente consigliato a chi ha voglia di andare oltre il "click".

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    Luana

    19/06/2005 22.12.52

    Incuriosito da una fotografia, ne segue tutta un'evoluzioe che va dall'idea fotografica, allo scatto, al soggetto ripreso, infine allo spectator. Un percorso analogo alla camera oscura, ma che si compie prima, nella nostra mente che è la camera chiara, nel momento in cui si pone davanti una fotografia cercandovi emozioni e significato.

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    Patrizia Giannini

    03/12/2004 19.05.08

    Con una sorta di viaggio soggettivo, l'atteggiamento fenomenologico di Barthes, ci accompagna dentro l'universo emotivo e mentale di colui che guarda, legge e interpreta, passa fluente su colui che compone, e si posa sul soggetto: l'immagine. Immagine che resta impressa, inesorabile, trasmettendo informazioni grazie ad un effetto latente in sé stessa, un effetto che si offre a chi guarda, lo scuote ed in conclusione lo attrae, per poter essere assimilato. Ma il viaggio non si esaurisce di fronte allo stupore dell'attrazione, prosegue e persegue la scoperta dell'ineluttabilità della compressione del tempo, sotto l'istanza della realtà. Persegue la non profondità (quindi lucida) dell'evidenza pura, la non esistenza dell'immagine che pure testimonia la sua esistenza stessa, come un'allucinazione, che al contempo non esiste ma c'è; a rilevare paradossalmente, la follia dell'autenticità non mediata dai codici civilizzati. Ed infine persegue il pericolo della "derealizzazione" dell'immagine, che si produce nella società dell'effimero. In questa "nota sulla fotografia", quasi fosse un appunto, una considerazione veloce, Barthes sembra prendere per mano il lettore per condurlo nelle sue riflessioni, su una forma d'arte che sempre più ci appartiene ed è presente nelle sue diverse forme. Lo scritto è accompagnato da diverse fotografie, che l'autore esamina con noi, parlandoci di esse e di sé, come il soggetto di un esperimento basato sullo sguardo; il vedere, il cogliere, l'elaborare elementi significativi. Una lettura che resta dentro e lavora nella nostra percezione delle cose, e che forse ce le fa guardare (fotografare) con un occhio più attento, più sensibile alla dignità in sé delle stesse. Non so, se per tutti questo libretto compatto, solido, simile ad un taccuino "compagno di viaggio", può diventare uno strumento per il proprio fotografare, anche se io lo credo. E' certo che alcune citazioni del testo, assumono il rigore e la penetranza della poesia.

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    gianluca

    22/09/2004 10.51.38

    Sottilissime, chiarissime e disparate considerazioni sulla fotografia, indispensabili per chi la pratica e utili per chi la guarda e basta. Senza nessun formalismo accademico,senza le raffinatezze intellettuali della Sontag, Barthes, interrogandosi, ci fa avvertire l'aura metafisica della più sfuggente e della più moderna delle arti.

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