La camera chiara. Nota sulla fotografia

Roland Barthes

Traduttore: R. Guidieri
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2003
In commercio dal: 11 febbraio 2003
Pagine: 130 p., ill.
  • EAN: 9788806164973

25° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Arte, architettura e fotografia - Fotografia e fotografi

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Descrizione

Il volume raccoglie una serie di riflessioni, considerazioni, digressioni sul tema della fotografia. "Medium bizzarro, nuova forma di allucinazione: falsa a livello della percezione, vera a livello del tempo", la fotografia viene scrutata non in sé, ma attraverso un certo numero di casi.

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Recensioni dei clienti

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    Daniele Curto

    19/09/2018 14:33:04

    Immenso saggio filosofico sul significato della fotografia. Roland Barthes si interessa di spiegare ciò che davvero rappresenta la fotografia e tutto ciò che può comunicare. Risulta una lettura discretamente complessa, non adatta a tutti.

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    Stefano Mannucci

    19/09/2018 13:29:46

    Stavo preparando la mia tesi di laurea sulla fotografia dell’Istituto Luce, quando, un giorno, scorrendo i volumi presenti in biblioteca, aprii per caso La Camera chiara di Roland Barthes. Iniziai a sfogliare il libro e iniziai ad essere subito catturato dalla profondità di quelle pagine: una serie di note, digressioni, riflessioni - come recita nella quarta di copertina del libro - su cosa sia la fotografia e sul rapporto che si instaura fra la fotografia e l'osservatore stesso. Cosa rende una fotografia attraente e cosa la rende indifferente o peggio ancora irritante? Cosa può far variare tali sentimenti tra osservatori diversi? Partendo da alcune immagini e ricordi Barthes conduce il lettore in una analisi sull’essenza della fotografia, da cui ha origine la sua interessante definizione dello studium e del punctum . Ancora più intense sono le pagine in cui Barthes attraverso la fotografia intraprende un viaggio alla ricerca della madre riflettendo sulla morte e sul dolore, sulla malattia e sulla cura verso la persona cara, sul lutto che non cancella il dolore. Non esagero se affermo che, dopo la lettura di quel libro, è cambiato il mio modo di osservare le fotografie, non solo quelle prodotte da altri, ma anche quelle da me prodotte, sempre alla ricerca del punctum in esse presente. Per questo considero La camera chiara senz'altro un saggio caposaldo, un testo eterno e fondamentale per chiunque voglia riflettere sulla fotografia ed entrare nel suo misterioso ed affascinante mondo.

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    Li

    18/09/2018 06:02:44

    Un piccolo gioiello che tutti gli appassionati non solo di fotografia, ma di arte più in generale dovrebbero leggere

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    Antonio

    29/04/2018 08:56:05

    Guida utilissima

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    lucia

    02/11/2012 16:22:45

    Passione per la fotografia. Poi un amico carissimo mi regala questo libro. E guardo le immagini, mie e degli altri, con altri occhi. Con altra ottica. È un testo che spalanca la porta su qualcosa di meraviglioso. Ecco, questo è il punctum. Assolutamente consigliato a chi ha voglia di andare oltre il "click".

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    Luana

    19/06/2005 22:12:52

    Incuriosito da una fotografia, ne segue tutta un'evoluzioe che va dall'idea fotografica, allo scatto, al soggetto ripreso, infine allo spectator. Un percorso analogo alla camera oscura, ma che si compie prima, nella nostra mente che è la camera chiara, nel momento in cui si pone davanti una fotografia cercandovi emozioni e significato.

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    Patrizia Giannini

    03/12/2004 19:05:08

    Con una sorta di viaggio soggettivo, l'atteggiamento fenomenologico di Barthes, ci accompagna dentro l'universo emotivo e mentale di colui che guarda, legge e interpreta, passa fluente su colui che compone, e si posa sul soggetto: l'immagine. Immagine che resta impressa, inesorabile, trasmettendo informazioni grazie ad un effetto latente in sé stessa, un effetto che si offre a chi guarda, lo scuote ed in conclusione lo attrae, per poter essere assimilato. Ma il viaggio non si esaurisce di fronte allo stupore dell'attrazione, prosegue e persegue la scoperta dell'ineluttabilità della compressione del tempo, sotto l'istanza della realtà. Persegue la non profondità (quindi lucida) dell'evidenza pura, la non esistenza dell'immagine che pure testimonia la sua esistenza stessa, come un'allucinazione, che al contempo non esiste ma c'è; a rilevare paradossalmente, la follia dell'autenticità non mediata dai codici civilizzati. Ed infine persegue il pericolo della "derealizzazione" dell'immagine, che si produce nella società dell'effimero. In questa "nota sulla fotografia", quasi fosse un appunto, una considerazione veloce, Barthes sembra prendere per mano il lettore per condurlo nelle sue riflessioni, su una forma d'arte che sempre più ci appartiene ed è presente nelle sue diverse forme. Lo scritto è accompagnato da diverse fotografie, che l'autore esamina con noi, parlandoci di esse e di sé, come il soggetto di un esperimento basato sullo sguardo; il vedere, il cogliere, l'elaborare elementi significativi. Una lettura che resta dentro e lavora nella nostra percezione delle cose, e che forse ce le fa guardare (fotografare) con un occhio più attento, più sensibile alla dignità in sé delle stesse. Non so, se per tutti questo libretto compatto, solido, simile ad un taccuino "compagno di viaggio", può diventare uno strumento per il proprio fotografare, anche se io lo credo. E' certo che alcune citazioni del testo, assumono il rigore e la penetranza della poesia.

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    gianluca

    22/09/2004 10:51:38

    Sottilissime, chiarissime e disparate considerazioni sulla fotografia, indispensabili per chi la pratica e utili per chi la guarda e basta. Senza nessun formalismo accademico,senza le raffinatezze intellettuali della Sontag, Barthes, interrogandosi, ci fa avvertire l'aura metafisica della più sfuggente e della più moderna delle arti.

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