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Valentina Brunettin

Editore: Alet Edizioni
Collana: Iconoclasti
Anno edizione: 2010
Pagine: 176 p. , Brossura
  • EAN: 9788875201425

Recensioni dei clienti

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    Tiziano

    13/06/2010 10.14.59

    Non sono uno che ama criticare i libri. Amo leggere e non potrei farne a meno; ho un rispetto reverenziale nei confronti di tutti gli scrittori. Difficilmente non riesco a finire un libro (anche solo per rispetto dei soldi che mi sono sudato per comprarlo), ma questo romanzetto non sono riuscito a finirlo, questo romanzetto non riesco a perdonarlo. Colmo di cliché che l'autrice, fubescamente, ci vuol fare ingoiare propinandoci la scusa che è tutta realtà: se Emma esistesse pregherei di non vedere mai pubblicato nulla di suo. I racconti che cospargono questo libro mi sembrano buttali solo per riempire le pagine, scritti solo per far scandalo (che schifo la violenza: evviva la violenza). Basta non ne posso più di questi mediocri scrittori. per me la letteratura è un altra cosa: è originalità, inventiva, stile, fantasia, critica costruttiva... Leggendo la Brunettin mi pare invece che non sia altro che un mero lavoro. Darei zero a questo libro, ma comunque rispetto sempre la fatica di scrivere. Resta comunque un libro inutile. Iconoslasta? Ma per favore: è più iconoclasta il fatto che non abbia finito di leggerlo!

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    Benedetta

    16/04/2010 09.41.45

    L'impatto è stato brutale, secco, nudo e crudo. I personaggi sono delineati benissimo e, soprattutto, verosimili, anzi, più veri che simili. La storia è strabordante di ipocrisia, di silenzi, tristezza, vita lasciata scorrere senza averla vissuta appieno, crudeltà (non sono forse crudeli Virgilio e Andrea?!), finto perbenismo, convenzioni sociali, solitudine (quanta!) e, ancora, tristezza e, infine, speranza. La scrittura che diviene riscatto. Ho letto e divorato di pancia il libro. Ho provato urto e nausea nelle strazianti parole che descrivono lo stupro (leggevo e la scena si delineava vivida nella testa!), nella falsità ipocrita di Virgilio troppo orgoglioso e troppo 'padrone', nella ipocrisia fine a se stessa di Andrea, nel racconto di Ele così Lolita e così bambina, e della sua amica Marta (è amicizia quella?), nonché nella tenerezza e nello stesso tempo nella tristezza di Emma. Ah, Emma! La leggevo e pensavo: "Riscattati! Vola via da quella casa, da Virgilio che ti usa, da Andrea che adora collezionare storie. Scappa! Liberati!" Emma è Laika. Così l'ho vista, sentita, letta e vissuta. Il libro mi ha travolta come un TIR in piena corsa. Ed ora ne riporto i segni, i lividi, le contusioni. Mi sento traumatizzata, tramortita e triste. Triste per Emma e non per Laika che è stato il filo d'unione. Il libro non aiuta a staccare a rilassarsi. No, incatena caviglie e polsi a terra, in una realtà che si vede ogni giorno nei volti delle persone, in tv o sui quotidiani. Scuote la coscienza, impone domande, riflessioni. Scuote e rimbomba dentro. Soprattutto Emma mi si agita dentro come un uccellino in gabbia. Invoglia chiudere gli occhi, voltare pagina, ignorare la realtà x comodità e/o vigliaccheria. Io non l'ho fatto. L'ho letto, divorato e ora devo digerirlo. L'ho fatto x Emma che ho amato ed abbracciato. Lei commuove x il suo coraggio: il cancro, la vita da 'single' in un monolocale che richiama in tutto la navicella di Laika.Ho pianto col suo sms."Non farlo. Non farla finita". La scrittura è riscatto.

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    elisa

    15/04/2010 15.47.47

    Il romanzo è scritto in due modi diversi, uno che è quello che ho preferito, è classico, vedi inizio, vedi laika, vedi emma nella parte finale. L'altro è moderno, vedi tema anoressiche, le scene di sesso così nei minimi particolari, le ricette con le calorie e il titolo. A me la parte migliore mi pare la classica, nel senso che la moderna lo è troppo rispetto a questa. Non so se le parti moderne sono state rimaneggiate o aggiunte per dare più effetto (anche il titolo è così, mentre il romanzo no). Mentre alcuni temi alcolismo sesso anoressia bulimia tradimento tortura e morte animale mi sono interessati molto, degli altri come la donna è descritta sempre debole appesa all'aspetto fisico e succube, non sono più così nella nostra società e per me sono superati, o almeno nelle grandi città. Virgilio rappresenta il padre padrone anche in senso edipico secondo una valutazione psicologica e bisogna lasciarlo alle spalle. Emma è così poco fiduciosa da non farcela e lui la manda anche via. Praticamente il finale non è a sorpresa (almeno per me). L'atmosfera è molto cupa e cattiva da parte di tutti. Secondo me la frustrazione è forse il problema, perchè lo sono tutti, soprattutto gli scrittori (è una frecciata tra le righe della scrittrice?). Ma forse anche Adele Ele e soprattutto Martina, la bambina brutta e rancorosa, che invece di aiutare è quasi contenta della cosa, ci gode perchè non è più sola. Un bel personaggio, che poteva avere di più nella storia. Anche lei è frustrata, ma vista la sua condizione forse è l'unica giustificabile. Ma anche Andrea è negativo, perchè sfugge di fronte al dolore di Emma, e poteva non farlo visto che Emma gli era stata sempre vicina. E attraverso Ingrid si vede il mondo dell'alcolismo che si vela a se stesso. Incredibilmente la cameriera non è frustrata. (Anche questo è un messaggio?). Comunque a me è piaciuta molto più la parte meno moderna e il suo titolo (strano). La copertina sembra caravan anche se i caratteri non sono così rovinati.

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    alessandro quintini

    10/04/2010 14.17.57

    un romanzo che continua a precipitare dentro di te come una pioggia battente, personaggi che alludono a un'umanità disidratata, impoverita, disperata. credere costa, e forse nessuno dei personaggi di valentina brunettin crede più, è molto più facile abbandonarsi al fluire delle cose, non opporsi con la propria volontà nè con sogni che si infrangono (quasi) sempre. e allora ci si lascia andare, non si punta e non puntando non si perde neppure. si resta in una specie di quotidianità il più possibile lontana dai rischi e dalle attese che potrebbero essere deluse. si accetta. ecco cosa fanno i personaggi dei cani vanno avanti, non lottano più. il romanzo mi ha molto irritato, forse perchè parla con una parte di me e gli dice com'è e cosa ha smesso di fare. mi ha dato molto fastidio questa immagine. ho cercato fino alla fine un riscatto non so se la fine del romanzo lo sia, si può dire di sì o di no. la brunettin indica la strada dell'essere e non del diventare 'vince chi sta qui, vincono i cani' ma il cane che lei descrive forse l'unico personaggio innocente viene torturato fino alla morte. se la cava meglio virgilio, se la cavano meglio i 'cani', loro sì, loro vanno avanti. non c'è via di scampo per valentina brunettin, per questo il suo romanzo mi ha dato così tanto, perchè mi ha fatto così incazzare dentro di me, così dire 'no, non è vero, è meglio di così' che ha determinato specie di una reazione. non è poco.

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    pierfrancesco baggio

    09/04/2010 19.39.25

    ho letto il libro, l'operazione di mercato della casa editrice per me è molto preparata e per nulla ingenua come invece si vorrebbe far pensare, ma comunque il romanzo toglie il fiato a leggerlo. forse lo avrei dedicato solo a laika, anche perchè la parte dopo il volo dello sputnik è quella che è più coinvolgente tra tutte quelle descritte nel romanzo. 'laika la bella, laika la cagnetta vanitosa, non poteva alzarsi neppure per vedere'. è un universo di creature bloccate e condannate, di cui forse lei è il simbolo assoluto, un'umanità che si sforza inutilmente, che cerca di uscire.

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    valentinamai

    06/04/2010 02.02.24

    A mio parere Valentina Brunettin ci regala un gran romanzo, pur negandoci uno dei piaceri fondamentali della lettura: l'immedesimazione. L'assenza di empatia che dimostra nei confronti dei suoi personaggi, pare la medesima che sfoggia nei confronti di se stessa e del pubblico. Fate caso alle interviste che rilascia, in cui spesso scandalizza, stigmatizza o dissacra, senza curarsi del contesto nè degli interlocutori. Il tutto con una naturalezza disarmante. Sarei portata a ricondurre la temperatura siderale che permea il romanzo a un'incapacità congenita dell'autrice, se non fosse per Laika. Unico personaggio trattato con partecipazione e calore. E allora mi chiedo - è forse un'intenzione dell'autrice quella di ricreare con la scrittura un'escursione termica simile a quella provata dalla piccola cagnolina nello Sputnik?

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    olivia

    04/04/2010 00.10.15

    voto alto al romanzo, ma faccio presente che tanti altri scrittori giovani quanto valentina brunettin forse anche più giovani di lei magari sarebbero potuti emergere se gli fosse toccato un certo trattamento di favore come a lei (che gli viene dato tutto) una casa editrice che punta tutto sul titolo in cui gli editor si dedicano da mesi solo alle operazioni che quel titolo deve mettere in luce. è facile per lei dire nelle interviste che gli editori sono coraggiosi e puntano sugli esordienti. ma quando mai? in quale film ha visto queste scene? sarà successo a lei che glielo hanno fatto. gli scrittori che non hanno vinto premi hai voglia se trovano gli editori, non c'è nessuno che li legge e neanche trovano risposta (neanche risposte negative, nessuno risponde niente per anni). bisogna essere realisti guardare in faccia le realtà vere dell'editoria e non fare di un caso un fascio.

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    massimiliano

    02/04/2010 17.58.19

    è un romanzo che lascia senza parole. inizio alla havier marias, iperletterario e anaforico, poi attacca. la seconda pagina è un elenco di cibi e calorie, che piacerà alle anoressiche, stile trainspotting. poi comincia a camminare e racconta. parla di una scrittrice giovane e imbarazzata, un talento così timido da non alzare mai la testa e da rimanere oscurato da una figura soverchiante che dice di volerla condurre, ed invece la imprigiona. delle storie che questa scrittrice vuole raccontare, sempre icone di donne violate fino al sogno finale, la storia di laika. una storia che nessuno ha osato scrivere perchè forse non ci si voleva pensare. ed è allora (e non è un caso secondo me) che il romanzo raggiunge il suo apice (ultime cento, tutta la seconda metà) è scritto in modo incredibile è come una macchina da presa che non stacca un attimo nonostante quello che ti fa vedere. in un gioco sadomasochistico la scrittrice ci porta e ci fa vivere tutto quello che attraversano i suoi personaggi compreso l'impossibile viaggio nel cosmo della cagnolina. della seconda parte non toglierei una riga è perfetto. e i suoi deliri (quello della poetessa che entra e esce) fanno parte dell'insieme: quella è la parte che spiega il romanzo, ma altri cani sono disseminati qua e là. per me questo è un romanzo epico, come non ne leggevo da anni. altro che trentenni in crisi sessuale e professionale (vere, per carità, ma basta, leggiamo solo libri su questo) qui siamo nella dimensione della letteratura e non della quotidianità. un libro come non se ne leggono più, che potrebbe essere riletto, che terrò tra le cose più care. dà speranza a chi dice che certi romanzi non ci sono più. la magia che possiede è innegabile. l'operazione forse è vero c'è è vero ma stavolta è al servizio di un opera che vale la pena leggere e che è bene che sia così lanciata. nonostante le invidie che suscita e susciterà questa ce la fa sicuro con le sue sole orze. può mettersi a braccia incrociate, per lei e contro i suoi detrattori, parla l'opera.

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    Luca Santi

    02/04/2010 13.12.50

    Ho letto tutti i romanzi di Valentina Brunettin: nei primi due però ho pianto, qui ho solo provato tanta tristezza e malinconia. Forse i temi trattati stavolta la induriscono un po' troppo. Una storia dura, spietata, raccontata senza tabù né pentimento. Mi colpisce tantissimo la sua predilezione per gli amori difficili, che solo i grandi scrittori hanno il coraggio di affrontare. Anche qui comunque secondo me c'è un pizzico di omosessualità ed è nel personaggio di Virgilio, nelle sue pose ricercate da dandy e nel tipo di rapporti sessuali (metrosexual?) che ha con le sue partner.

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    maria luisa malesani

    02/04/2010 13.04.55

    Il libro l'ho letto e, niente da dire!, merita il clamore che sta facendo e i premi che ha vinto. Però mi dissocio da certe gravi asserzioni della scrittrice che ho trovato in rete. Una scrittrice in vista e premiata da premi nazionali non può permettersi di dire certe cose. Cosa vuol dire "Il tradimento è un'evasione"? Stiamo parlando di un problema sociale grave che disgrega le coppie e la società, e che tra l'altro distrugge anche la coppia tratteggiata nel suo romanzo. Crede forse l'autrice che sia un caso che Emma e Virgilio si dividano? È l'infedeltà coniugale l'origine dei loro mali, qualunque lettore lo capisce. Certe interpretazioni lassiste e benevole sono alla radice di tantissimi problemi.

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    Carolina

    02/04/2010 12.56.18

    Un libro che si fa leggere volentieri e che lascia il segno come un livido.

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    Rosaria

    02/04/2010 12.49.33

    Questo libro è il risultato di una furba e spregiudicata operazione di marketing in ogni suo dettaglio, dalla cagnolina strappalacrime (il classico mélo che vende sempre perché fa piangere i lettori) all'insistito cinismo dei protagonisti e ad altri cocktail di violenza, sesso estremo, abusi su adolescenti e naturalmente malattia e morte.

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    luca

    29/03/2010 00.50.33

    questo romanzo in effetti ha quasi tutto, ritmo, montaggio, trama, personaggi, protagonista (tutti dicono che è emma, per me invece è laika il personaggio cardinale e l'unico innocente, tra l'altro, tra tutti quelli messi nella scena). se posso fare un mio appunto, però, io avrei un po' limato la esuberanza della scrittura, che ha un registro alto, in particolare all'inizio, e spesso non respira perchè non cala, dà prova delle eccellenti capacità formali di chi scrive, ma rischia forse anche di diventare troppo elevato. tagliandone un po'gli eccessi, si otterrebbe probabilente un risultato ancora maggiore (in questo senso le duecento pagine finali, più povere rispetto alla ricchezza delle prime, sono proprio per questo più riuscite). la caratterizzazione umana degli animali e animale degli uomini è affascinante e risulta credibile, il personaggio di emma è commovente, virgilio, seppure un po' stereotipato, ci appare come una persona familiare, laika è il personaggio più caldo (l'unico per cui forse la scrittrice prova autentica pietà e amore, per gli altri no secondo me, neanche quando vengono piegati e umiliati. lei ce li descrive così, come un dato di fatto) non parliamo della scena del medico con l'entrata e l'uscita contigua delle due donne, e poi anche la "congiunzione" finale del destino dei due personaggi chiave del romanzo, emma e laika. questo libro non ha limiti nelle ambizioni e si vede, si crede di essere, e per me alto non è solo il titolo della canzone dei rem che non a caso cita nella pagina di inizio, ma il posto dove voleva essere e farci andare. nessuno sarebbe morto con laika dentro quel tubo sparato nell'universo. altro che diciamolo, quella pagina nessuno la vorrebbe pensare per poi scriverla. lei lo fa e dove nessuno andrebbe lei ci va. riuscendo a tenere la misura senza avvicinarsi rende credibile quella pagina di storia che tutti volevamo dimenticare, e che lei ci ha fatto ricordare benissimo. i cani per me siamo noi. altro che ambivalenze. indimenticabile.

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    Lector in fabula

    28/03/2010 18.53.18

    Quante polemiche su questo "caso letterario". La questione invece è semplice: il romanzo è bello, leggetelo.

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    Teresa

    25/03/2010 17.06.29

    Un romanzo può più di cento servizi di Studio Aperto. Mia figlia ha letto l'estratto sullo stupro che le ha dato una sua amica e mi ha detto che questa qui sa come gira il mondo e che starà attenta in discoteca. Il libro l'ho letto anch'io, e al di là dell'ossessione per il sesso estremo posso capire perché la Brunettin arriva al cuore dei giovani. Gli scrittori raccontano la realtà, lei la vive.

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    Guido

    25/03/2010 16.59.06

    I commenti fatti finora sembrano la dimostrazione della massima "tanti lettori, tante letture". In effetti in questo romanzo c'è molto materiale: un cane spedito nello spazio, una coppia di scrittori col calo del desiderio e dell'ispirazione, una ragazza pinocchio stuprata dopo aver seguito lucignolo. C'è chi ci vede amore, chi ci vede violenza, chi ci vede freddezza. Questo romanzo è un prisma che filtra il mondo, un microcosmo che rappresenta simbolicamente e senza pretese di esaustività la realtà che ci circonda. A dispetto del gelo dei sentimenti nelle ultime cento pagine prende fuoco, come un pezzo di carta su cui una lente ha riflesso e concentrato la luce del sole. Abbacinante.

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    Clemente

    25/03/2010 12.09.52

    Libro tosto: non lo definirei nemmeno un romanzo - è un trattato sulla violenza. Un trattato preciso, lucido, spietato, che usa le parole come manganelli contro il lettore. Lo si finisce sanguinanti, con la pancia in subbuglio e la testa dolorante. Non è roba da signorine che si emozionano; anzi, le signorine che si emozionano ci fanno una brutta fine - uh, che brutta fine. Valentina Brunettin ci prova gusto, secondo me: è un narratore al limite del sadismo nei confronti dei suoi personaggi. Nessuno direbbe che è una femmina, e nemmeno che ha scritto libri su omosessuali: non è dolce per niente, scrive proprio come un maschio. Vorrei conoscerla. Massimo rispetto.

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    Pina

    25/03/2010 00.43.42

    Valentina Brunettin dà voce ai cani. Non a quelli impagliati da salotto, ma ai cani veri, sporchi e affamati che popolano le nostre città. Il suo romanzo non idealizza la loro vita randagia, ma affronta di petto la questione dei diritti. Con che diritto i comunisti hanno inviato Laika nello spazio? (Certo, chiederglielo era complicato.) Sulla sua groppa da bastardina, Laika si carica del dolore del mondo; eppure non è un simbolo vuoto come quelli della propaganda stalinista, perché la scrittura della Brunettin le restituisce l'anima. Non ho mai letto un libro così bello sui cani.

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    valentina

    22/03/2010 19.46.28

    E' il libro di un ritorno alla scrittura. Di Valentina, che a me ricorda, per certi versi (non tutti), Emma; di un "saluto", un addio al vecchio editore, simbolicamente rappresentato da Virgilio. Di un abbandono e di una ri-nascita che prende forma nella forza di un nuovo legame. A me questo libro è piaciuto. L'ho 'divorato' in qualche ora. E se penso alle pagine iniziali "Immaginatevi..." e quelli finali, identiche, non posso che sorridere. Valentina voleva dirci (e dirsi) qualcosa, che ancora mi sfugge.

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    Lettore

    20/03/2010 23.27.42

    Quante aspettative che avevo da questo libro. L'ho aspettato, ho sperato di trovarci una vera rivelazione come era stata annunciata. Invece c'è tanto e niente. Storie che rimangono in superficie senza sbocciare. I personaggi sono freddi, distaccati. Sono coinvolti senza conivolegere. C'è troppa freddezza nella narrazione, la Brunettin non convince (almeno per me) perchè non è riuscita ad emozionarmi. Resta una bellissima scrittura che purtroppo non è sufficiente. La narrazione rimane distaccata, non si schiera mai come avesse paura di essere giudicata. Salvo solo l'incontro tra Emma e la poetessa, il capitolo dove la poetessa si spoglia e racconta la vita dei suoi cani. Il resto è fermo. Forse mi aspettavo qualcosa di diverso.

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