Capitalismo predatore. Come gli USA fermarono i progetti di Mattei e Olivetti e normalizzarono l'Italia

Bruno Amoroso,Nico Perrone

Editore: Castelvecchi
Collana: RX
Anno edizione: 2014
Pagine: 93 p., Brossura
  • EAN: 9788868261313
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    sergio8755

    16/08/2017 17:11:18

    E’ un peccato grave che tesi così eterodosse vengano esposte in una forma ridotta, confusa e banalizzata. Alla fine della lettura di questo pamphlet, infatti, si resta veramente interdetti dall’insieme di affermazioni tanto nette quanto generiche e indimostrate, talvolta anche ridicole, che evocano - purtroppo senza distanziarsene - teorie complottiste sui mali italiani come puro frutto di ingerenze esterne. Come nella Settimana Enigmistica il libro butta tra le pagine eventi a piacere e unisce i punti per trarne la grafica del complotto geopolitico contro la sempre risorgente abilità imprenditorial/manageriale italica, affossata dai maneggi di inglesi, francesi, tedeschi e, naturalmente, americani. Abbiamo: la morte (sospetta) di Mattei; quella di Olivetti (molto meno sospetta ma, essendo solo al momento fatidico, sempre sospettabile); quella del di lui collaboratore nello start up della Divisione Informatica dell’azienda; l’improvviso deflagrare di mani pulite che azzera un ceto imprenditoriale (e politico?) evidentemente fin lì efficace, meritevole e innovativo; le privatizzazioni del sistema italiano delle partecipazioni statali; la famosa (famigerata?) cena sul panfilo Britannia che di poco precedette l’avvio del programma. Fatti ed eventi lungo un arco pluridecennale che, messi in fila, mostrano un disegno a grana (troppo) grossa: il mostro capitalista predatore di governi e finanzieri stranieri che azzanna l’italica volpe. Veramente troppo poco, l’argomento meriterebbe ben altro lavoro. Ci si chiede il perché di questa scelta infausta - pubblicare un brogliaccio, appunti per un progetto di ricerca - che nuoce gravemente alle tesi che vuol sostenere. Se, infatti, si volevano affossare e ridicolizzate alcune interessanti ipotesi interpretative sui rapporti tra il sistema produttivo italiano e quello degli altri paesi occidentali “più avanzati” (parole di una volta), ebbene il libro centra in pieno il bersaglio. Il voto non è alle tesi ma al loro svolgimento.

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