Il caratteraccio. Come (non) si diventa italiani

Vittorio Zucconi

Editore: Mondadori
Collana: Frecce
Anno edizione: 2009
Pagine: 256 p., Rilegato
  • EAN: 9788804593676
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"Italiani, brava gente", recita il detto popolare e il titolo di un celebre film di De Santis degli anni Sessanta. Ma possiamo davvero dire di essere ancora un popolo solare, positivo, di buon cuore? Gli scandali e le recenti vicende della storia nazionale suggeriscono una brusca virata verso qualità meno nobili, che fanno pensare all'esistenza di un vero e proprio "caratteraccio italiano". Ovviamente c'è il bello e il brutto in ogni paese, così come in ogni popolo, ma cosa contraddistingue i tipici esemplari di donne e uomini "italici", cosa ci rende unici nel panorama internazionale? Potrete scoprirlo tuffandovi nella lettura di questo godibile pamphlet di Vittorio Zucconi. Un libro che affonda, senza scrupoli e con molta ironia, nel cuore e nella mente di noi italiani e nella storia di un democrazia per molti versi ancora immatura, «che ha bisogno, come la rana di Galvani, di periodiche scosse per muovere le zampette e sembrare viva, restando morta».
Chiamato a tenere un corso di storia dell'Italia contemporanea agli studenti di un esclusivo college americano, Zucconi vive, sulla sua pelle di italiano in terra straniera, la difficoltà di capirsi e di raccontarsi, non solo agli altri, ma ancor prima a se stesso.
Decide di affrontare la difficile impresa partendo da vicende storiche, di cronaca e racconti di vita personale, che, svelando episodi emblematici del passato, aiutino a immergersi nell'attualità dei nostri giorni. Lo studente d'oltreoceano e, con lui, noi lettori di questo libro seguiamo le vicende di politici di ieri e di oggi, personaggi del jet set, industriali, attori e soubrette, che hanno contribuito alla formazione dell'identità nazionale. Sempre che si possa parlare di un'identità ben definita. Su questo punto Zucconi non cela una certa dose di scetticismo: «ognuno di noi ha la propria concezione e definizione di che cosa sia, e se esista, un carattere italiano, se sia buono, cattivo, generoso, rissoso, superficiale, sentimentale, laborioso, infingardo, ambiguo, opportunista, lazzarone (o "lazzerone" come diceva civettando Gianni Agnelli, anche lui italiano al cento per cento), avaro, misantropico, xenofobo». Insomma, se un caratteraccio italiano esiste, si tratta di un caratteraccio assai mutevole. "Uno, nessuno e centomila", il monito pirandelliano ci calza a pennello. Da Porta Pia agli anni bui del fascismo, dalla nascita della Repubblica a Tangentopoli, da Mussolini a Togliatti, da De Gasperi a Berlusconi, questa storia, poco accademica ma molto spassosa e coinvolgente, in cui non mancano richiami allo sport, al costume e al gossip, ci restituisce il ritratto di un'Italia in cui «lo scandalo è il solo motore dei cambiamenti, nel campionato di calcio come nel campionato delle poltrone». La terra della revolutio interrupta, allergica ai cambiamenti radicali e alle rivoluzioni, i cui abitanti si definiscono innanzitutto per ciò che non sono: anticomunisti, antiamericani, anticlericali, antilaicisti, antifascisti, antimeridionali, antiberlusconiani. Ma in cui è possibile trovare, in un sussulto di amor patrio, anche motivi di orgoglio. Per esempio, quando il ricordo va a quanti, autentici eroi, sono stati pronti a farsi uccidere per servire la comunità e fare i proprio dovere, o a coloro che, con non meno coraggio, umilmente, ogni giorno fanno il proprio lavoro, magari in un ufficio pubblico lasciato in condizioni disperate o in un'amministrazione allo sfacelo.
Chissà se gli studenti di Zucconi, grazie alle sue lezioni, avranno scoperto il segreto dell'italianità. Senza dubbio noi italiani, dopo aver letto questo libro, potremmo dire non solo di esserci divertiti, ma anche di conoscerci un po' meglio.

Recensioni dei clienti

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    Luciano

    21/02/2010 16:28:15

    Non è tra i migliori libri di Zucconi. A volte noiosetto, non coinvolge e non diverte come "L'aquila e il pollo fritto".

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    Erminia

    02/02/2010 17:12:10

    Adoro Vittorio Zucconi, specialmente nella veste di direttore di radio Capital. Infatti i suoi commenti politici al vetriolo (contro i nostri governanti) sono formidabili ma in questo libro non so.... E' come se il testo fosse il risultato dello "sbobinamento" di un lungo discorso. Infatti nel discorrere ci si può permettere divagazioni ed incisi poichè le diverse intonazioni della voce aiutano chi ascolta ad intendere, ma nella scrittura tutto ciò stanca il lettore che inizia a leggere un periodo, poi giù con tremila incisi e divagazioni e alla fine, per capire, deve rileggere daccapo altrimenti non sa dove l'autore volesse andare a parare. Il contenuto è buono ma lo stile lascia a desiderare. In futuro un pò più di cura e, comunque, grazie lo stesso.

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    giuseppone

    07/01/2010 19:14:46

    IN parte e' un deja' vu, di tanti libri sul carattere degli italiani.Alcune osservazioni sugli italiani sono originali ed interessanti.Lo stile di Zucconi, a volte e' faticoso, i suoi periodi sono pieni di subordinate ed incisi, pero' tutto sommato stuzzica l'attenzione del lettore.Le ultime pagine sono dedicate a cosa pensano alcuni studenti esteri del BELPAESE,ma nulla dicono di piu' di quello che gia' si sapeva.

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