Carnaio - Giulio Cavalli - copertina

Carnaio

Giulio Cavalli

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Editore: Fandango Libri
Anno edizione: 2018
Pagine: 218 p., Brossura
  • EAN: 9788860445773
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Finalista al Premio Campiello 2019. Finalista al Premio Napoli 2019.

Con uno sguardo che ricorda Saramago e Bolaño, Carnaio è un incubo di carne e soldi, la profezia di un mondo prossimo, in cui l'ultimo passo verso l'abisso è già alle nostre spalle.

«Carnaio riflette sul rapporto tra noi e loro. Tra noi, abitanti di un occidente meta e sogno di tanti, e loro, fuggitivi, i disperati che scappano da privazioni e violenze sperando in una vita migliore» - L'Osservatore Romano

«Giulio Cavalli gioca con il macabro e il grottesco, e immagina, impiegando anche il proprio talento di uomo di teatro, un porto investito da centinaia di migliaia di cadaveri di "stranieri". Che diventano una risorsa economica» - La Lettura

"DF è il centro del mondo che scivola verso l'orrore"

Giovanni Ventimiglia è un pescatore, da tutta la vita raccoglie nelle sue reti acciughe e granchi, anche se negli ultimi anni il mare è diventato avaro e sulla sua piccola nave non ha più un equipaggio. Il pesce lo vende nel mercato di DF, un paesino aggrappato alla costa come tanti, con un parroco che fa la predica ma va a puttane, un sindaco che è padre di sindaco, un'emittente locale che scalda i cuori delle casalinghe con il suo conduttore brizzolato. Ma un giorno di marzo Giovanni attraccando al pontile trova un cadavere, un uomo che in ammollo dev'essere stato per giorni, un ragazzo non di quelle parti, forse dell'Est o del Sud, uno di colore comunque. E dopo di lui, i ritrovamenti di cadaveri sbiaditi dall'acqua, tutti giovani, tutti neri si susseguono, senza che le autorità locali riescano a trovare un filo, cumuli di cadaveri da seppellire, identificare, gestire. E da DF chiedono aiuto, ma da Roma prendono tempo, impongono accertamenti, tanto che, per non venire sommersi, i cittadini saranno costretti a escogitare un sistema per affrontare l'emergenza, e poi nel tempo trasformarla in profitto.

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    Ismaele Tartari

    05/06/2020 15:38:20

    Un romanzo davvero "disturbante", che può essere letto come una nemmeno tanta malcelata denuncia della nostra società consumistica, egoistica, discriminante, massificata, decadente. L'onda di cadaveri dalla pelle scura che sommerge DF è terribililmente inquietante. A fine libro vi è anche un profetico riferimento al COVID19 (mascherine, guanti, distanziamento sociale). Echi di Saramago e Marquez, e soprattutto lo scarso utilizzo della punteggiatura e dell'abuso di periodi lunghi anche una pagina, me lo hanno reso un pò indigesto, anche se comunque il libro si legge tutto d'un fiato in poche ore.

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    Lucrezia

    17/05/2020 14:06:56

    Il clima che si respira nella cittadina di DF diventa sempre più teso, più immorale. La bruttura e la crudeltà dei cittadini arrivano al loro culmine mentre l'empatia verso quei giovani corpi senza identità e senza passato va a scemare sempre più. Un libro assolutamente da leggere per riflettere anche sulla situazione attuale e su ciò che è la cattiveria e l’odio umano. Un libro intenso, feroce, brutale che diventa indispensabile nella nostra attualità e nella nostra realtà!

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    Paolo

    17/05/2020 13:59:01

    Libro che sto per terminare e che per ora è stato un percorso intenso, feroce, tremendo e in larga parte anche inquietante. Sulle coste di DF, il mare inizia a far arrivare cadaveri di essere umani non identificati. Prima sono qualche unità, poi decine, poi le maree iniziano a trasportare e a depositare lungo le strade di tutto il paese, che ne viene sommerso, centinaia e poi migliaia corpi tutti uguali per etnia, altezza e peso. "Carnaio" è una bella riflessione su ciò che è attuale senza essere banale, su una comunità che per difendersi dall'onda d'urto dei corsi che si riversano sulle spiagge, costruire muri e barriere.

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    ferox

    17/05/2020 11:20:50

    nella vicenda di un paese di mare travolto da un'ondata di cadaveri e da un degrado delle coscienze che giunge fino al cannibalismo organizzato industrialmente, Cavalli crea una metafora del degrado umano e valoriale dell'Italia piccola e brutta dell'era del sovranismo populista. Un documento e un monumento letterario imperdibile, parodia dei tic di una nazione impazzita.

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    SK

    16/05/2020 14:47:22

    Un libro contemporaneamente assurdo e verosimile. Uno stile di scrittura particolarissimo ma perfettamente abbinato all'irragionevolezza della storia raccontata. Disarmante, terrificante eppure così vicino a quello che vediamo succedere ogni giorno.

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    Livia

    16/05/2020 08:24:18

    Non so bene dire che impressione mi abbia lasciato questo libro. Nella parte iniziale qualcosa, forse la scarsa punteggiatura, mi ha ricordato la scrittura di Saramago, un flusso indistinto di narrativa e dialogo che lascia presagire l’inizio di una catastrofe. Poi però il libro prende inaspettatamente una piega macabra, ad inasprire quel senso di disconnessione, quella indifferenza che si fa atrocità governata, organizzata. Credevo che l’autore volesse insegnarci qualcosa sull’indifferenza che viene manifestata nei confronti dei migranti, che non vengono trattati come esseri umani, poi non sono riuscita a capire come mai il libro abbia preso una piega di stampo quasi nazista. Forse è lo scossone di cui abbiamo bisogno per svegliarci dal torpore dell’ignoranza.

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    robbie

    15/05/2020 22:23:10

    Un romanzo potente e forse inquietante,che porta a farsi tante domande su noi stessi e la realtà sociale che oggi viviamo.

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    Natalia

    13/05/2020 21:54:21

    L'autore è stato molto coraggioso e anche equilibrato a trattare un tema come quello di misteriosi morti in mare durante tempi come i nostri, tempi divisivi e disumani. Un linguaggio che ricorda quello di Saramago, e una distopia che ci aiuta a riflettere su ciò che siamo e ciò che possiamo diventare, sono gli elementi principali di questo bello e toccante romanzo, che consiglio a tutti per risvegliarci un po', o almeno si spera.

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    Ronnie

    13/05/2020 17:23:01

    Un romanzo assurdo, allucinante, grottesco e disturbante. "Carnaio" è la metafora dell'emergenza data dall'immigrazione: una piccola e anonima cittadina vive una terribile crisi quando dal mare cominciano a giungere cadaveri dalla pelle scura. Prima uno, poi due, poi milioni e milioni di morti, in una serie di ondate ingestibili. Le reazioni della popolazione, comprensibili ma eccessive, danno al romanzo quel tocco di assurda plausibilità che rende davvero disturbante la lettura. Più si prosegue, più sopra le righe diventa la narrazione. Qual è il punto più basso che può raggiungere l'essere umano? E da che parte sta la giustizia? "Carnaio" è uno di quei romanzi che nessuno si aspetterebbe, ma che tutti dovrebbero leggere.

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    Ire

    21/02/2020 07:59:38

    "Tra l'altro sono quelli, che hanno affossato la nostra pesca, la nostra agricoltura e il nostro turismo. Quindi, secondo logica, quelli sono la nostra pesca, la nostra agricoltura, il nostro turismo. È la natura che insegna agli uomini come adattarsi alle situazioni." Una storia che stravolge per la sua crudezza e disumanità. E il lettore da che parte sta? Ci si trova immersi nel contesto di DF, una cittadina di pescatori che improvvisamente si ritrova invasa da corpi di stranieri neri morti, onde di migliaia di africani che riempiono le spiagge. Ed è proprio a questo punto che emerge la crudeltà dell'uomo, l'uomo che pensa solo al profitto, tralasciando/mettendo in secondo piano le emozioni e la tragedia degli esseri umani arrivati fin lì. Il peso dei morti viene sfruttato economicamente, cadaveri che diventano il motore dell'economia cittadina, si trasformano in energia, profumi, divani, borsette e cibo. Un romanzo da cui dobbiamo imparare, un romanzo che deve renderci consapevoli anche del mondo attuale dell'immigrazione, stiamo all'erta perché la realtà molto spesso supera la fantasia.

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    Laura

    11/02/2020 09:27:44

    Una storia grottesca e disturbante.  Iniziata da una strana ed inquietante "invasione" di corpi, che approdano sulle coste di una cittadina di cui conosciamo solo le iniziali DF. Dopo un'iniziale curiosità e preoccupazione verso ciò che sta accadendo, cresce l'intolleranza, la chiusura, la paura. E l’idea di sfruttare quella strana invasione per ricavarci economicamente qualcosa e dare nuova linfa alla città massacrata dalla stampa e incompresa dalla politica. Costruito in un crescendo, raccontato attraverso le voci dei cittadini, le loro giustificazioni, la Realpolitik, senza mai un pensiero,  una parola per quei corpi, che prima di essere tali, erano uomini con una famiglia, una vita dei sogni, è una critica all'indifferenza che ci sta rendendo aridi. Un monito a cosa potremo diventare se dimentichiamo di essere UMANI, di provare empatia e solidarietà per gli altri. Un romanzo da leggere per riflettere 

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    francesco

    24/09/2019 19:21:29

    Libro che si legge in un fiato. Penetrante, duro, crudo, si porta con sè il disagio morale dei nostri tempi proiettandoci in un futuro non molto distante. Da leggere per riflettere. Ho apprezzato molto lo stile di scrittura.

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    Giada

    19/09/2019 20:58:54

    "Carnaio" è un libro forte, duro, tagliente e disturbante, la scrittura è un flusso che ti colpisce dritto allo stomaco, perchè ci mette di fronte a ciò che siamo e a ciò che potremmo diventare. In Carnaio ritroviamo temi più attuali che mai come il razzismo, l'indifferenza e le stragi in mare, temi su cui non possiamo abbassare lo sguardo. Penso che un libro come questo al giorno d'oggi debba essere assolutamente letto.

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    Wren

    19/09/2019 20:01:45

    Un romanzo sul tema attualissimo dell'immigrazione, ambientato in una città immaginaria, DF, che non sembra molto diversa da Lampedusa. La storia assume gradualmente i caratteri di una distopia. Un ammonimento importante di questi tempi, che ci fa riflettere sulla perdita di umanità a cui si può arrivare nel considerare i migranti. Tuttavia le scene molto crude e l'aggiunta di particolari sempre più macabri mi hanno reso difficile la lettura. Non mi ha convinto molto neanche lo stile, soprattutto per il continuo cambio di focus su diversi personaggi.

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    Brigida Boccheti

    19/09/2019 17:23:34

    Vorrei poter definire questo libro un romanzo “distopico“, ma la cosa che fa male di Carnaio, è che non si sa davvero quanto il racconto possa essere distante dalla realtà che già stiamo vivendo. A pensarci bene, non è diverso poi così tanto. Carnaio è uno schiaffo in faccia. Ci fa aprire gli occhi. La gente ipocrita che finge di non vedere, siamo proprio noi. Noi, che in una situazione politica così particolare, dove vengono chiusi i porti a dei poveri disgraziati che cercano solo un rifugio e una vita nuova, noi tacciamo, voltiamo il capo dall’altra parte, ci fingiamo indignati… ma in realtà non facciamo niente. Solo perché magari non parlano la nostra stessa lingua, perché non sono nati nel nostro stesso paese. Sono così spersonalizzati, che vengono descritti tutti allo stesso modo, tutti alti ugualmente, tutti con lo stesso peso, con la stessa corporatura. Non sono persone, sono solo un disturbo, un problema di cui bisogna liberarsi. E a DF lo si trova il modo per poter approfittare, per darsi da fare e ricavare benefici dalla sfortuna di avere avuto le coste invase da cumuli di cadaveri: si crea lavoro, si aprono fabbriche, si incrementa la mano d’opera, si creano prodotti. Come? Sulla pelle (con la pelle, la carne, le ossa, tutto) dei morti. Si lucra sulla sfortuna altrui, per ricavarne vantaggio. Vi sembra familiare come cosa? A me sì, ed è spaventoso.

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    Gennaro

    19/09/2019 13:38:24

    Un libro necessario. Crudo e diretto. Racconta senza fronzoli la perdita dell'umanità che la nostra società sta attraversando. La visione distopica di Cavalli richiama direttamente quello che sta accadendo nel mar Mediterraneo. Non a caso ci sono ripetuti riferimenti agli slogan politici degli ultimi anni e a personaggi del mondo politico italiano. Fa riflettere molto sul valore della dignità umana e su quello che stiamo svendendo in cambio di sicurezza e conformismo.

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    Domenico

    19/09/2019 09:38:57

    È facile immaginare DF come un paesino del sud Italia, di quelli indistinguibili dagli altri, sempre uguali a se stessi. Le cronache comunali hanno a che fare con il poco pescato, con le prossime elezioni, con tresche e tradimenti. Finché non arrivano «quelli». Neri, morti, indistinguibili l’uno dall’altro. Prima a passi lenti, poi sempre più veloci, poi a ondate. Nel senso letterale del termine. Perché da un certo punto in poi, a giorni alterni, onde di carne umana, proveniente non si sa da dove, si abbattono su DF. Eppure la piccola comunità non si perde d’animo: decide di sopravvivere ad ogni costo. Barriere, obitori d’avanguardia, percorsi di scarico, ciminiere, concerie, centrali elettriche: «quelli», i morti, finiscono per alimentare l’economia infetta di DF, ormai città stato indipendente amata o odiata dal resto del mondo. Oltre il momentaneo trionfo, però il destino di DF si avvia verso un futuro imprevedibile. Con questo libro, finalista al Premio Campiello, Giulio Cavalli costruisce una bellissima distopia contemporanea, tragica nella sua verità e imminenza. Le paure dei cittadini, la miopia della politica, l’intolleranza verso chi manifesta il dissenso sono restituiti al lettore in maniera vivida, come tanti ripetuti campanelli d’allarme. «Chi non si adatta diventa straniero. Chi è straniero diventa un impiccio, anche se un’ora prima era tuo fratello, tua moglie, tua figlia. La famiglia non esiste più, qui. Piango. Moltissimo, mamma.»

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    Nunzia

    19/09/2019 08:23:32

    Agghiacciante, disturbante ma non impossibile. È questo ciò che inquieta per tutto questo crudele romanzo:non è così lontano dalla realtà.

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    Antonio

    09/07/2019 13:20:28

    Agghiacciante è l’aggettivo con cui definirei la storia di Carnaio. Le prime pagine non lasciano presagire nulla dell’evoluzione terrificante di questa storia, una storia inumana di un’umanità degradata. È ancora più inquietante notare come nessuno dei protagonisti si chieda il perché si verifichino le ondate di “quelli”, come pensino invece a trarne un crudele ed immediato profitto e come gli abitanti di DF subiscano tacitamente e con terribile indifferenza le decisioni di chi è al potere. La storia è sicuramente l’occasione per mettere in evidenza quanta difficoltà abbiamo nel relazionarci con ció che ci è diverso.

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    Susanna

    11/04/2019 12:12:51

    Profondo, crudo, tagliente, Carnaio di Giulio Cavalli ed. Fandango, è un libro duro, durissimo che ci accompagna verso un inferno da cui non sembra esserci via d'uscita. Per questo libro l'aggettivo distopico forse è calzante, ma credo che l'autore abbia voluto soprattutto mostrare come, quando si superano certi limiti etici e sociali, la discesa verso l'abisso sia una conseguenza, nella convinzione che chi è pronto a superare il primo argine sia poi capace di superarne altri, senza fine. È un libro che parla di noi, come umanità, di quello che siamo stati (quando siamo arrivati all'orrore dei forni creatori), di quello che siamo e quello che potremmo diventare. Gli spunti che offre il libro, rispetto alla realtà che viviamo in questi giorni, sono tanti, ma lo consiglio anche per lo stile letterario. Mi dispiace che non sia fra i dodici finalisti dello Strega. "Con uno sguardo che ricorda Saramago e Bolaño, Carnaio è un incubo di carne e soldi, la profezia di un mondo prossimo, in cui l'ultimo passo verso l'abisso è già alle nostre spalle."

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Un corpo riverso sulla nuda terra, portato a riva dalla corrente, scuro di pelle, ringrinzito dall’acqua, irrigidito dalla morte, privo di identità. È l’emblema dell’immaginario contemporaneo: uno degli uomini perduti nel Mediterraneo, simbolo di una tragedia umana e insieme cuore di un discorso politico sempre più acceso, che divide il Nord del mondo sulla scia di due ideologie. Quali problemi vengono prima, i nostri o i loro?

Carnaio parte da quest’immagine. Un uomo scuro di pelle portato dal mare, una casualità quasi curiosa che spezza la monotona quotidianità degli abitanti di una piccola e anonima cittadina italiana, DF. Poi però ne arriva subito un altro, e un altro ancora, e alla fine quei corpi tutti uguali diventano una piaga sociale impossibile da gestire. Un’onda anomala di cadaveri.

È panico, DF ha bisogno di aiuto, ma nessuno riesce a trovare una soluzione: da Roma arrivano direttive irrealistiche, viene chiesto al sindaco di non spostare i corpi, lasciarli dove sono. E non ci si rende conto che quei morti infestano le strade, le case dei concittadini, le fogne. Non c’è tempo né modo di trattare il problema con il dovuto rispetto, l’unica soluzione è sgomberare il più rapidamente possibile le strade. Con gli spazzaneve, se necessario.

Nella disputa ideologica su chi viene prima, tra i problemi nostri e i problemi loro, Cavalli si pone dalla parte del “noi” estremizzando questa posizione in una storia grottesca, fantastica e terribilmente realistica. Gli abitanti di DF sono normali cittadini che desiderano risolvere un problema per loro concreto e urgente nel modo più rapido possibile. È irrilevante che quei cadaveri una tempo fossero appartenuti a degli esseri umani. Tanto vale maciullarne le membra, immagazzinarli in grossi capannoni, costruire un muro che li tenga lontani, fare tutto ciò che è possibile per garantire il benessere ai propri concittadini. Non è cattiveria, ma mancanza d’alternative.

Carnaio è un romanzo folle e lucidissimo, che mette in scena un crescendo di atrocità (quasi) sempre paradossalmente giustificabili. L’opera è costruita in un’inarrestabile climax ascendente: si comincia dalla reazione alla tragedia, in cui una piccola cittadina viene lasciata a se stessa da uno Stato sordo ai problemi concreti dei suoi abitanti. La cittadina allora decide di autogestirsi, e lo fa nell’unico modo possibile.

Eliminato il problema urgente – i morti fisicamente naufragati a DF – bisogna pensare a come evitare i problemi futuri. Ed ecco arrivare il muro. Questo però ormai non è più sufficiente, perché la cittadina è finita nel mirino “buonista” dell’Europa scandalizzata, e quindi l’unica soluzione è tentare di diventarne indipendenti, sopravvivere da soli sfruttando i propri punti di forza. Quei corpi, suggerisce un ingegnere, possono essere utilizzati anche per incrementare l’economia e rendere DF una nazione potente.
Intuire a priori il livello massimo di atrocità a cui conduce questo percorso richiederebbe un improbabile sforzo di fantasia. Ogni capitolo è un passo in più verso il baratro, fino a quando la situazione non sfugge definitivamente di mano e Carnaio si riduce alla grottesca parabola di uno Stato Totalitario.

La prima e l’ultima parte del romanzo sono narrati in terza persona, con uno stile grezzo, fatto di frasi infinitamente lunghe, talvolta ripetitive, piene di digressioni che ricalcano l’andamento incerto della mente umana. La seconda parte invece è narrata dal punto di vista di diversi personaggi, nella forma di pensieri espressi in prima persona, interviste e lettere, con una pluralità di toni e tratti stilistici che si adeguano alla diversità caratteriale dei singoli narratori. Diverse voci corrispondono a diversi ritmi, vari gradi di raffinatezza della scrittura e differenti reazioni alla tragedia di DF. Accettazione, sostegno, paura, abnegazione, sospetto, orgoglio, rabbia.

Al lettore non rimane che un continuo, viscerale senso di dubbio, su chi abbia ragione e chi torto, sul valore della morale e la sua inutilità pratica, sull’ipocrisia di chi pensa a loro prima che a noi e sull’egocentrismo disumanizzante di chi mette il noi prima del loro al punto da dimenticarsi che loro sono (o sono stati) persone. Cos’è più importante, un’ondata di venticinquemila cadaveri sconosciuti venuti dal nulla, o i quattordici concittadini che sono morti schiacciati dalla massa di carcasse?
Non fingete di sapere la risposta.

Anja Boato

Un autore stilisticamente impersonale, ma che sa quello che vuole, facendo emergere le voci e i punti di vista dei diversi personaggi. Una cittadina di pescatori, una specie di Aci Trezza catapultata nel presente, una ferocia che si nutre di combustibili in voga come il terrore del diverso, il cinismo, l’egoismo. Teatro, politica, narrativa, giornalismo: Giulio Cavalli – da una decina di anni sotto scorta per le minacce della ‘ndrangheta – ha più di un modo per portare avanti messaggi non molto in voga nell’Italia di oggi. Il suo ultimo romanzo, Carnaio (218 pagine, 17 euro), pubblicato da Fandango Libri, è solo l’ultimo foglio che mette in bottiglia e affida a chi vorrà leggere, a chi vorrà stare ad ascoltarlo, con quel po’ di coscienza che resta,

A DF, cittadina sul Mediterraneo ma anche piuttosto universale, proscenio del romanzo di Cavalli, le onde del mare consegnano cadaveri sulla riva, prima pochi, poi innumerevoli, tutti uguali, quasi dei cloni. Attirando velocemente l’attenzione mediatica, le telecamere di mille tv. Si fa in fretta a smarrire l’umanità a DF, si chiede aiuto al governo centrale, che nicchia, non sa e non dice come affrontare l’emergenza. E allora il sindaco, assecondato e sostenuto, più che alla giustizia pensa a quella che lui considera sicurezza, fa di testa sua, cerca addirittura di sfruttare i corpi, di ricavarne profitto. Sgradevole, ma non irrealistico, perché l’attualità ci racconta un’indifferenza, un’ipocrisia, una meschinità e una violenza che sono solo a un passo da certe conseguenze immaginate in queste pagine, cioè quella di monetizzare, in qualche modo, l’ondata dei cadaveri, in un meccanismo perverso. Pochi, pochissimi gli appigli di umanità, messi in scena da alcuni personaggi di questo romanzo corale, che si nutre dello sguardo e delle parole di singoli in un felice e convincente intrecciarsi di voci.

Carnaio è un romanzo sul vuoto da cui siamo circondati, su un’umanità smarrita e colpevole, non semplicemente confusa, ma che ha deragliato coscientemente da qualsiasi forma di civiltà, rispetto e solidarietà. E che si scaglia contro i “diversi”, a cominciare da chi non adegua il proprio pensiero alle opinioni che sembrano essere più in voga. C’è chi si adegua, per quieto vivere, e sposa il silenzio o addirittura posizioni aberranti. In pochi resistono e non allineano il proprio sguardo e le proprie parole. Più di una metafora di quello che accade oggi intorno a noi. C’è molto realismo, a dispetto del grottesco che dovrebbe percorrere il libro di Cavalli.

Recensione di Giovanni Leti

  • Giulio Cavalli Cover

    Scrittore e autore teatrale, dal 2007 vive sotto scorta a causa del suo impegno contro le mafie. Collabora con varie testate giornalistiche e ha pubblicato diversi libri d’inchiesta, tra i quali ricordiamo Nomi, cognomi e infami (2010), L’innocenza di Giulio (Chiarelettere 2012), Santamamma (Fandago 2017) e Carnaio (Fandango 2018). È stato membro dell’Osservatorio sulla legalità e consigliere regionale in Lombardia.Nel 2015 pubblica per Rizzoli Mio padre in una scatola da scarpe.  Approfondisci
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