Editore: Nuages
Collana: Nuages
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 5 giugno 2008
Pagine: 120 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788886178600
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Descrizione

"Casa d'altri" è "un racconto perfetto", come lo definì Eugenio Montale sulle pagine del "Corriere della Sera" celebrando Silvio D'Arzo - pseudonimo di Ezio Comparoni (1920-1952), figura atipica e solitaria nel panorama letterario italiano del Novecento - scomparso prima di poter vedere pubblicato il suo capolavoro. Tra gli echi di un paesaggio purgatoriale, affiorano due figure una povera vecchia e un prete di montagna - tormentate da una domanda che non si lascia pronunciare e ammutolisce chi è chiamato a rispondere. Come in un giallo dell'anima, le tracce di un'indagine esistenziale scandita dall'attesa di una rivelazione continuamente differita alimentano una suspense che il silenzio non scioglie, fino a lasciare il lettore faccia a faccia con una verità da ascoltare con gli occhi girati dall'altra parte.

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    daniela tordi

    09/09/2010 20:24:38

    Ho scoperto quest'autore e questo magistrale racconto solo due anni fa, attraverso una bellissima riduzione teatrale, protagonista l'attore Silvio Castiglioni. Credevo che l'incanto delle parole mi venisse dalla bravura dell'attore, che sgrana in forma di monologo l'arco di una tragedia piccola e oscura, tutta racchiusa trai monti e le forre dell'Appennino Emiliano. Ma quando ho letto il libro ho provato lo stesso rapimento, doloroso e al tempo stesso incantato. D'Arzo racconta come si ara un campo, per solchi diritti, col giusto passo di chi sa quel che c'è da sapere, dunque non ha brama di apparire in alcun modo. Parla - miracolo che avviene in questo racconto come in pochi altri della nostra letteratura - per ineludibile necessità, con misura colma e tuttavia precisa, con un purissimo accento lirico, eppure con assoluta aderenza al vero, all'essenziale. E immagino che da qui scaturisca anche la sua maestria nel dirci le cose della natura, che non descrive, bensì osserva. D'Arzo è la crosta della terra, è l'uccello assiderato sul ramo, il gelo del torrente e l'abbaio dei cani, è tutte queste cose, come chiunque tra quelle abbia lungamente respirato. E nello scegliere di metterle su carta compie un movimento certo e fluido, talmente sciolto da ogni ambiguità - estetica e di senso - da incarnare un esempio di virtù letteraria profondamente commovente. Ogni singola parola è resa indispensabile dalla bellezza e intelligenza del disegno che le tiene insieme. Non c'è traccia del minimo artificio, tutto s'incarna con semplicità davanti al lettore, che entra senza sforzo nel segreto indicbile e umanissino di questa piccola, struggente storia, Credo che solo i padri della letteratura mondiale (i grandi romanzieri russi, francesi e inglesi) abbiano a tratti conosciuto questa perfezione. E mi domando come sia possibile che D'Arzo sia tanto misconosciuto nel suo paese.

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