La casa dei morti. La Siberia sotto gli zar

Daniel Beer

Traduttore: S. Crimi L. Tasso
Editore: Mondadori
Collana: Le scie
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 19 settembre 2017
Pagine: 459 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788804681854
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Descrizione
Alla luce di un'imponente mole documentaria, attinta a fonti poco note o inedite, Daniel Beer traccia una storia della Siberia come terra di contenimento e reclusione che ha i tratti di una discesa agli inferi.

«La Siberia era, nello stesso tempo, una terra di opportunità e una colonia penale, un paese di lioberi migranti e di esiliati prigionieri. Questa contraddizione, che verso la fine dell'Ottocento divenne stridente, avrebbe provocato il collasso non solo del sistema carcerario basato sull'esilio e sul lavoro coatto, ma della stessa autocrazia zarista»

La Siberia, la sterminata regione asiatica che a partire dal XVI secolo è diventata parte integrante prima dell'impero zarista, poi dell'Unione Sovietica e, oggi, della Federazione Russa, si è guadagnata la sua sinistra fama di luogo di dolore e di morte nell'Ottocento, dopo la sua trasformazione in meta di deportazione ed esilio per criminali comuni e oppositori politici, e nel Novecento, in quanto desolata e gelida scena del crimine del Gulag «rosso». Alla luce di un'imponente mole documentaria, attinta a fonti poco note o inedite, e avendo come modelli narrativi il Dostoevskij di Memorie di una casa morta e il Čechov di L'isola di Sachalin , Daniel Beer traccia una storia della Siberia come terra di contenimento e reclusione che ha i tratti di una discesa agli inferi, dove a suggestive descrizioni di paesaggi e preziose notazioni antropologiche si alternano potenti scorci socio-politici e racconti di vite eroiche e miserabili, di episodi di sublime virtù e di sordida abiezione. Fulcro dell'analisi è il progressivo disfacimento di un sistema penale basato sull'esilio e il lavoro forzato, e minato dall'insanabile contraddizione tra le esigenze di una colonizzazione che avrebbe potuto, specie con le scoperte e gli strumenti della modernità, sfruttare al meglio le enormi ricchezze naturali della regione e quelle, opposte, di un sempre più traballante regime carcerario esposto a evasioni, ribellioni, suicidi collettivi e, soprattutto, all'esecrazione interna e internazionale nei riguardi di pratiche vessatorie come i micidiali trasferimenti a piedi e in catene e la fustigazione. Nel caotico avvicendarsi di innumerevoli percorsi individuali e legami familiari distrutti da condizioni di reclusione degradanti, Beer individua un filo rosso che lega i nobili e raffinati «decabristi» russi che per primi si ribellarono all'autocrazia nel 1823, i patrioti polacchi deportati da quella che era una provincia dell'impero dopo le insurrezioni indipendentiste del 1830 e 1863, e i circoli terroristici social-rivoluzionari, anarchici e marxisti della seconda metà dell'Ottocento e dei primi due decenni del Novecento. I loro adepti popolarono galere, fabbriche, miniere e luoghi d'insediamento coatto dello sconfinato subcontinente siberiano e propiziarono, con il «contagio» delle loro idee, debolmente contrastato da alti funzionari locali corrivi o impauriti, la fatale svolta del 1917, nel marasma di un potere centrale falcidiato da centinaia di assassinii politici. E così, dopo le rituali celebrazioni di vittime e martiri dello zarismo, tutti ascritti d'ufficio alla propria causa, il nuovo regime comunista iniziò a ricostituire in Siberia – ampliandola – quella «prigione a cielo aperto» a cui sembra condannata, a dispetto della grandiosa bellezza e dei tesori che nasconde in grembo, da un tragico quanto imperscrutabile destino.

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Indice

Nota dell'autore

Prologo. La campagna di Uglic


I. Le origini dell'istituto dell'esilio
II. Il cippo di confine
III. Le spade spezzate
IV. Le miniere di Nercinsk
V. La repubblica decabrista
VI. Sybiracy
VII. La fortezza penale
VIII. «Nel nome della libertà!»
IX. L'esercito del generale Kukskin
X. L'isola di Sachalin
XI. Fustigazione
XII. «Guai ai vinti!»
XIII. Il continente si fa piccolo
XIV. Il crogiolo

Epilogo. La siberia rossa