La casa della moschea

Kader Abdolah

Traduttore: E. Svaluto Moreolo
Editore: Iperborea
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 28/08/2008
Pagine: 466 p., Brossura
  • EAN: 9788870911633
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    nanni

    28/01/2018 15:34:04

    Lettura non facilissima, all'inizio specialmente stenta un po’ ad essere avvincente. Ma si tratta di un bel libro. Interessante e sembra ben rappresentativo di una realtà che io conosco poco e mi è piaciuto approfondirla un po'.

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    furetto60

    09/06/2017 10:04:38

    Esempio di come dovrebbe essere scritto un romanzo, scrittura lineare, pochi aggettivi, nessun giudizio palese. Drammatico e lirico, appassionante, si arriva in fondo con la speranza che vi sia un seguito. Uno dei migliori libri letti negli ultimi dieci anni.

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    Michela

    28/03/2017 13:05:36

    All'indomani delle stragi di Parigi, ho sentito l'urgenza di comprendere meglio cosa stesse succedendo, e di conoscere, per quel po' che avrei potuto, il mondo islamico. Come sempre, ho chiesto 'consiglio' ai libri: non ho, nemmeno lontanamente, preso in considerazione la Fallaci e ho preferito leggere La casa della moschea di Kader Abdolah, un esule iraniano fuggito dal regime degli ayatollah. Una saga famigliare che l'autore ha scritto per far conoscere all'Occidente il vero mondo musulmano. Ovvio che il mio percorso di conoscenza è appena iniziato, ho già scovato altri titoli interessanti ma, nel frattempo io ve lo consiglio. Anzi dovrebbe essere quasi un dovere, come aprire la mente in questi mesi difficili e, apparentemente, senza luce. Chiudete La rabbia e l'orgoglio e leggete questo... "Tu non sei l'unico a leggere il Corano, lo leggo anch'io, ma ciascuno lo legge a proprio modo"

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    silvia

    31/12/2016 14:27:32

    Libro avvincente e portatore di molti valori positivi da testimoniare sempre e comunque, anche di fronte alla brutalità umana. Da leggere assolutamente!

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    Cristiano Cant

    24/03/2015 10:07:18

    Tavolozza narrativa di meravigliosa evocazione, romanzo a dir poco bellissimo, attuale e remoto nei suoi scatti storici duri e sublimi insieme. Le polveri delle Mille e una notte sparse su un inafferrabile luccichio di decenni persiani splendidi come un cielo pieno di applausi, bui come preghiere spinte nell'eccesso, favolosi e cruenti al tempo come la vita in ogni contradditorio corso umano. Tanti personaggi a succedersi su un palco di tradizioni e mutamenti non semplici; caratteri che si voltano di colpo su se stessi deragliando nel loro opposto, bene o male che fosse, tormenti politici e ricadute familiari, affettive, drammaticamente serie negli equilibri silenti vissuti sino ad allora. Storia vera di un Islam di lacrime, poesia, stupore e paesaggio nel cono di un rancore fra fazioni a seminare paura e distruzione. Primo libro che leggo di Abdolah, e già si tocca la perfezione della sua voce di esule, forse l'unica a leggere davvero fra le costole di un addio sofferto alla propria patria, ad amarla da lontano in un canto di nostalgie e mancanze pregne di rara vicinanza letteraria. Un effluvio di sogni e di promesse, odori e superstizioni, fiducie e fedeltà. Un angolo di mondo difficile e incantato, dove all'astio di una vendetta fa da contrappeso la mano del perdono, del buonsenso (la figura di Aga Jan è di una bellezza strepitosa), della regola a cui si torna con rinnovata adorazione. Le cicogne sul minareto non si posano più, ora le antenne della televisione dominano e chiamano, ma la poesia dei lontani respiri, l'eco della radice più fertile sanno riemergere dalle pozze più dolorose e rifiorire come in un'alba indenne. Un capolavoro.

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    Stefania

    01/10/2014 18:10:03

    Bello, bello, bello. ASSOLUTAMENTE DA LEGGERE!!!!!

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    Alberto Castrini

    10/10/2012 23:39:11

    Il personaggio, attorno al quale si sviluppa la lunga storia, è Aga Jan: ricco mercante e capo del bazar locale. Ma esattamente il fulcro è invece la moschea della quale il mercante è proprietario e custode. Attorno ad essa si svolge non solo la vita appassionante della grande famiglia e lo scorrere di almeno tre generazioni ma anche quella dell'intera comunità che diviene specchio della vita dell'intero Iran. L'autore, Kader Abdolah, è un iraniano che vive in Olanda come rifugiato politico dal 1988. La famiglia é patriarcale e opportunamente, nella prima pagina un bell'albero genealogico vi aiuterà a collocare con esattezza tutti personaggi. Però non temete, la lettura non è per nulla noiosa, anzi, il romanzo appartiene alla felice schiera di quelli che non vi annoiano mai, coinvolgendovi sin dalla prima pagina. I personaggi sono ben disegnati: la moglie, il nipote Shahbal (voce narrante), la bellissima figura di Lucertola, il perfido? Abdolah sottolinea bene la figura del capostipite che imposta la vita e le sue relazioni sociali basandosi sulla fede nel Corano, come vita equilibrata, domestica. Poi sopraggiunge il diluvio del Komeinismo e niente, nemmeno oltre i confini dell'Iran, sarà come prima. La comunità, pacificamente islamica, viene tragicamente stravolta sino alle radici. Al regime corrotto e fintamente liberale dello Scià se ne sostituisce uno dominato dagli ayatollah. Ogni anelito di libertà e giustizia è cancellata con un'oppressione capillare che annulla le persone, e questa è purtroppo storia dell'oggi. Non racconterò ovviamente il finale, ma il messaggio è chiaro: il fanatismo, di qualunque segno e latitudine, serve solo ad una ristretta elite di burocrati, guardiana dei sacri testi e sorda ad ogni tolleranza e dialogo. Ammonisce anche a chi, tra noi, per bassi interessi di bottega o ignoranza, estende sommariamente questo giudizio alla comunità islamica tutta, marchiandola come fanatica, diversa e conseguentemente nemica.

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    Adriana

    28/03/2012 12:48:44

    Istruttivo ma mi sono annoiata un po'. Voto reale 2,5/5.

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    marcello

    21/10/2011 14:44:52

    E' un libro che mi era sfuggito e che amici durante un viaggio in turchia mi hanno fatto scoprire. L'ho finito il giorno dell'uccisione di Gheddafi e mi ha dato da pensare ancora più di ciò che sarebbe venuto spontaneo a ciò che ora potrebbe avvenire se ad un integralismo politico succedesse un integralismo religioso. Un libro veramente eccezionale per la sua poesia,la sua delicatezza nel descrivere non tanto i mutamenti politici ma quelli dell'animo e della tradizione.Con i valori che mutano e le radici che restano. Finalmente una bella lettura!

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    PITRI

    22/04/2010 11:52:46

    MERAVIGLIOSO, assolutamente da leggere. Finalmente un bel libro. Ti coinvolge sin dalle prime pagine e, cosa non usuale, non perde mai di interesse. E' stato un dispiacere finirlo. Bello bello bello.

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    vitt12

    06/03/2010 11:45:06

    un vero gioiellino! Scritto in modo superbo e poetico, da non perdere

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    Fabio

    01/09/2009 15:57:12

    E' il primo libro che leggo dell'autore, ma sicuramente non sarà l'ultimo. Un viaggio meraviglioso nelle piccole e grandi cose di un'importante (anche se di provincia) moschea iraniana, che viene travolta dalla caduta dello scià, dalla guerra Iran-Iraq ed infine dalla sfida di Khomeini agli USA, ai mushaiddin ed ai comunisti e dalla caduta di Khomeini stesso. Ed in mezzo a questi eventi storici, la famiglia si sfalda facendo emergere due personaggi fantastici: uno ben visibile - Aga Jan - il solido scoglio cui tutti si aggrappano nel mare in tempesta della storia ed uno più nascosto, ma determinante per l'influenza che ha sul marito e su tutta la famiglia - Faquri. E' un libro molto dolce raccontato quasi sottovoce, che rivela l'amore profondo dello scrittore per quel mondo, un amore ammantato di nostalgia per il suo "esilio" in Olanda. 450 pagine divorate in 7 giorni ed avrei voglia di rileggerlo questa volta più lentamente per assaporare ancora meglio i dettagli della narrazione!!!

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    Sandra

    05/07/2009 11:55:16

    un libro affascinante, semplicemente bellissimo.

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    Sarah

    13/03/2009 22:47:41

    Premettendo che la coltura araba, mediorentale e orientale, non la sento affine alle mie corde, mi sono molto appassionata a questo romanzo, scivola veloce pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, non vedevo l'ora di leggere l'evolversi dalla storia, parole delicate.

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    Nunziante Rusciano

    05/03/2009 15:21:49

    Già dal Alef Lam Mim dei capitoli iniziali,questo bellissimo libro incanta, le parole racchiudono un simbolismo magico, forse il mistero dell'universo, ed è così che il bravissimo Kader Abdolah inizia ed affascina tutti con un un racconto,denso di nostalgie per la terra lasciata, per le persone scomparse e per quelle che arriveranno dopo di noi. Bellissime splendide metafore sulla magia di una terra la Persia, la nazione dei leoni degli scià e della religione estrema, che non poche volte dimostra più umanità delle interpretazioni che ne danno gli uomini. Bellezze e brutture raccontate con uno stile elegante, mai volgare, non si condanna ne si assolve nessuno, lasciando al lettore ( anche se nessuno può essere giudice di qualcuno)tutta la responsabilità di un giudizio. Infine ritrovo nello stile dello scrittore i dolci suoni dei racconti napoletani del Basile, la Persia perduta i luoghi e le persone care che scompaiono, tutto un mondo che non può ritornare, per citare da un famoso film:<< tutto si perderà come lacrime nella pioggia>> Grazie di cuore per il tuo racconto,Alhamdolellah...Dio sia lodato

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    gianluca guidomei

    11/12/2008 10:06:47

    Kader Abdolah è tornato a scrivere un libro importante. Con "La casa della moschea" l' autore torna a raccontare il suo paese, l' Iran, in tutta la sua incredibile complessità. Il risultato è ottimo, ma non raggiunge il capolavoro "Scrittura cuneiforme": forse perchè oggi Abdolah ha elaborato con più calma e lucidità le tragedie e le contraddizioni che hanno accompagnato la crescita del suo paese. Per questo non riesce ad essere un romanzo irresistibile, manca, soprattutto nella prima parte, di passione, anche se devo dire che vi sono alcune pagine in cui compare un personaggio secondo me straordinario, che può rappresentare un simbolo significativo: la moglie di Khomeini, Batul, una donna invisibile, nascosta da sempre nel suo chador, che uno dei protagonisti, Nosrat, regista e fotografo decide di "spiare", perchè intravede in lei uno spiraglio di ribellione al fondamentalismo islamico degli ayatollah, alla violenza totalitaria, ad una cultura che mortifica da secoli le donne. Batul vuole mostrarsi, mostrare la sua bellezza, la sua femminilità, testimoniare la propria esistenza. E' la grandezza dell' Uomo, che nessun regime può sconfiggere, mortificare, perchè ci sarà sempre qualcuno che sentirà una qualsiasi pulsione alla ribellione, che sognerà la libertà e che lotterà per questo. Non è vero che l' universo tende all' ordine: ciò che lo mantiene vivo è chi porta disordine.

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