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Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788806221300

65° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Classica (prima del 1945)

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    KidChino

    18/11/2015 13.02.19

    L'aggettivo che meglio descrive questo libro è pieno. Pieno. Pieno di vergogna. Pieno di vita. Pieno di morte. Pavese qui annuncia la consapevolezza umana di non poter fare nulla di fronte alla guerra. Quell'inettitudine che riempie un uomo e al contempo lo svuota. Non essere mai abbastanza. Accontentarsi e sopravvivere. Il distacco verso ciò che lo circonda. Verso alti uomini che agiscono. Distacco dalla morte. Un libro pieno di senso di vergogna di un uomo verso se stesso. Lontano da tutti e lontano persino da se stesso. Forse è vero che soltanto per i morti la guerra è finita davvero. Ed io ho letto in questo libro una guerra interiore sullo sfondo della guerra vera. Una guerra fatta di sentimenti ed emozione oltre che di armi e sangue. Una guerra addirittura peggiore di quella combattuta sul campo. La guerra è egoismo. La guerra è male. Ma resta una consapevolezza che forse è il pensiero più orribile. La guerra è certa. La guerra è necessaria. Si... Ma per chi?

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    Paolo

    06/05/2015 08.41.06

    Già dal titolo si percepisce un distacco, che è quello del protagonista dalle cose del mondo, la guerra, l'amore, la paternità, la vita stessa infine. Sentimenti e sensazioni rincorse, cercate, sognate ma in fondo mai volute veramente. Il suo dramma è in quel conflitto tra immaginazione e realtà, che lo porta a sfuggire i dolori che la vita vissuta per intero inevitabilmente comporta. Da qui la vergogna di sentirsi inadeguato, di non meritare l'amore e nemmeno la morte. Un libro carico di un dolore sordo, inespresso, e per questo ancora più intenso. Non si scrivono più libri così. Non ci sono più scrittori come Pavese.

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    sandro landonio

    31/08/2014 14.13.45

    Il libro mi sembra renda ottimamente le speranze e le paure di quell'anno fra estate del '43 ed autunno del '44. Il protagonista non é naturalmente simpatico, con tutto il suo distacco dalla tragedia che lo circonda e di cui lui stesso, nei momenti in cui questa sembra poterlo afferare, ha timore. Ma ciò poco importa, é la Collina la vera protagonista, un luogo dove ci si può fermare a guardare il disastro che avviene "laggiù" in città. Tramite Lei, Pavese riesce a comunicarci quello che poteva essere il senso di angoscia che attanaglia tutti di fronte all'immane tragedia della guerra, anzi forse proprio la compiaciuta noncuranza nei toni narrativi del professor Corrado rende ancor più credibili le emozioni delle diverse semplici persone che lo circondano. Probabilmente all'uscita del romanzo,molte persone vi hanno ritrovato espresse molte loro sensazioni vissute; il lettore d'oggi comunque riceve l'efficace testimonianza della situazione degli esseri umani di fronte ad un orrore che non possono evitare.

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    paolo

    21/07/2013 14.41.12

    Anche quando si cimenta con la cronaca, meglio, con la storia, la scrittura di questo nostro grande autore (e spiacciono certe umiliazioni inflittegli da commentatori in vena di cattiveria) rimane unica nella sua continua ricerca, nel suo sperimentalismo incessante che mescola italiano e dialetto, che aggiunge il necessario e toglie l'inutile. A tal punto è scoperto questo uso quasi scentifico del linguaggio da far sorgere talvolta (ma solo qua e là) il sospetto di letterarietà. Come detto, pur con la grande storia sullo sfondo, scopo dell'autore rimane quello di raccontare prima di tutto le debolezze dell'uomo Pavese: la paura di morire, ma anche quella di trovarsi a vivere una vita disutile, solitaria e vile, fatta di fuga e di ricerca di una felicità impossibile. E mentre la Sua Langa è dilaniata dalla guerra civile che costringe a classificare anche i morti in buoni e cattivi, guardare con nostalgia dolorosa a quella Casa in collina diventa un modo tutto intimo per voltare lo sguardo altrove.

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    andreab

    21/01/2009 17.18.47

    Un capolavoro; (anche se non il capolavoro di pavese), qualcosa di immenso, per come è scritto, per come è sussurrato, per come paesaggi e personaggi sono pennellati. Perchè scrivere un libro non è solo raccontare una storia ma farle prendere forma tramite un uso artistico della lingua. Per amelia (che un po' superficialmente da' i voti come se si trattasse dell'ultimo romanzo di Ken Follett) : è vero, il personaggio di Corrado è scialbo, insignificante (vigliacco?), ma non possiamo giudicare i romanzi in base ai personaggi, ma in base a come essi sono rappresentati e quanto di umano vi è in essi. Corrado è l'uomo nella sua tragica dimensione banale , l'uomo di inazione. L'uomo col mal di vivere...l'uomo (Pavese) che poi si ritirerà dalla vita suicidandosi.

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    carlo72

    12/12/2008 00.23.56

    Un rapido e preciso squarcio sui fatti ormai storici che hanno dilaniato la coscienza civica italiana al termine della seconda guerra mondiale. La storia raccontata dal punto di vista delle persone più semplici. Potrebbe capitare a te, a me. La vicenda del protagonista sembra un pretesto e forse manca di fascino, ma colpisce con immagini sempre molto forti nonostante l'apparente "banalità" delle azioni.

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    anna

    08/09/2007 19.03.50

    Molto bello, soprattutto nella parte finale..

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    BraveHeart

    26/07/2007 13.47.54

    In poche pagine c'è tutto il travaglio umano che un uomo, per nulla eroe, deve affrontare e che l'arrivo inaspettato della guerra, ormai finita, amplifica in maniera spropositata. Un uomo con un carattere duro a volte impossibile ma con una fragilità da renderlo a volte più indifeso del ragazzino Corrado. Un gran bel libro.

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    amalia

    02/07/2006 19.16.14

    A parer mio questo libro è veramente deprimente.sicuramente coloro che amano pavese mi assalteranno; ma le condizioni di corrado sono veramente deprimenti. un uomo, un vigliacco. troppo pensante e di difficile lettura a tratti, per via delle ripetute riflessioni interne che sembrano direttamente dell'autore e non del personaggio. angosciante e per niente soddisfacente.

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    love

    12/06/2006 19.49.11

    pavese è un genio letterario..il romanzo è molto profondo anche se scritto in maniera semplice..illustra molti aspetti della guerra che la nostra generazione di ora non conosce con una sensibilità artistica e letteraria colta e caratteristica di un autore raro e ormai quasi inesistente..purtroppo!

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    nunzio

    06/06/2006 23.52.03

    non mi è piacuto.... il messaggio che lancia l'autore è profondo ma il romanzo in sè non decolla mai.

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