Traduttore: E. Kampmann
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 29 novembre 2011
Pagine: 330 p., Rilegato
  • EAN: 9788806197063
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Descrizione
Ma che cosa significa tornare a casa? Quando casa è ormai il luogo dell'abbandono dove «nulla cambia, se non per sbiadire, intaccarsi o consumare»; quando il ritorno non è il dolce approdo dell'errante ma l'amaro ripiego del fallito; quando il figlio prodigo, Jack, l'esilio lo porta nell'anima?

«Casa e Gilead sono meravigliosi romanzi sulla famiglia, l'amicizia, la vecchiaia. Ma sono anche grandi romanzi sulla razza e la religione nella vita americana. C'è insieme intransigenza e indulgenza [in Casa], amarezza e gioia, fanatismo e serenità. È un'opera sfrenata, eccentrica, radicale che sorge dalla più ampia, la più fertile, tradizione letteraria americana.» - The New York Times

Glory Boughton ha trentotto anni qandò una delusione amorosa la riporta nella natia Gilead per occuparsi del vecchio padre e della consunta casa avita. Il fratello Jack ne ha qualcuno di più allorché, pochi mesi più tardi, bussa alla stessa porta in cerca di un approdo per il suo spirito tormentato. Le braccia del patriarca si aprono ad accogliere il più amato dei suoi otto figli, il più corrotto, il più smarrito. Ma il suo cuore e la sua mente faticano a fare altrettanto. Nella versione robinsoniana di quella che l'autrice definisce la più radicale delle parabole evangeliche - capovolgendo, come fa, le nozioni di merito e ricompensa -, l'accento cade sul momento successivo a quello della festosa accoglienza: il momento del perdono, della piena reintegrazione nella casa del padre, laddove il limite umano si fa più invalicabile. Il terzo romanzo di Marilynne Robinson ci ripropone un mondo familiare: l'immobile cittadina agraria di Gilead, "fulgida stella del radicalismo" nella sarcastica rivisitazione di Jack; la metà degli anni Cinquanta, con i loro scontri razziali e la loro sedata quiescenza; il venerabile pastore presbiteriano Robert Boughton, ormai troppo stanco, e i suoi due figli più interessanti, la dolente Glory e l'oscuro Jack. Stesso luogo, tempo, personaggi del precedente "Gilead", dunque (compagno contiguo anziché sequenziale di questo "Casa"), ma diversa prospettiva a illuminare da un'altra angolazione più trascendente e insieme il più terreno dei temi: 'nostos', il ritorno a casa.

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    Emilio Berra

    22/08/2018 12:37:51

    Libro bellissimo. Un capolavoro imperdibile. La scrittrice Marilynne Robinson dona al lettore momenti di una profondità che incanta e stupisce, assuefatti come siamo alla superficialità. Qui ci pone di fronte a un personaggio che disorienta chi pone troppa fiducia nella razionalità. Un libro che è un grande romanzo d'amore familiare e di conflitto, con una donna che "prendeva tutto a cuore" e che "aveva paura di arrabbiarsi, e questo la faceva arrabbiare" ; e il fratello che usa l'ironia e l'intelligenza forse per proteggersi, forse per fuggire da se stesso. Poi il vecchio padre, i cui silenzi "non erano mai solo silenzi". Ma "che cosa significa tornare a casa?" .

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    luciano

    19/04/2016 20:52:03

    Si ritrovano in questo romanzo i personaggi di " Gilead". " L'esausta, umile, rurale, Gilead, Gilead dei girasoli". A Gilead c'è il vecchio e malato reverendo Boughton, assistito dalla trentottenne Glory, la più piccola dei suoi otto figli, la più sensibile, facile alla commozione. La grande casa, ormai, è vuota. Sette degli otto figli vivono lontano dal padre; uno di loro, Jack, il figlio più amato e prediletto dal padre, dopo vent'anni di assenza, ritorna alla casa del padre: " Tornate a casa, tornate a casa, voi che siete stanchi, tornate a casa." e " Casa" è il racconto di quella prolungata assenza, di quel ritorno, del rapporto tra Jack, il padre e Glory. Jack è un personaggio sofferente, che si considera uno zero, che non si fida di se stesso, che beve, che ha tentato di togliersi la vita... e quando la sua sofferenza si manifesta, Jack, " si porta le mani al viso", come a volerla allontanare da se o a nasconderla a chi lo osserva. Questo è anche un romanzo sulla vecchiaia con le sue malinconie, le sue debolezze fisiche, la sua stanchezza, la sua vulnerabilità, la sua fragilità.

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    Cristiana

    09/02/2016 09:42:14

    Ultimo letto della trilogia di Gilead in cui mi sono immersa, letteralmente, quasi per un paio di mesi; il più belo dei tre? Così mi sembra, ma probabilmente solo perchè è l'ultimo, perchè è permeato di una malinconia simile a quella che io ho pensando di non avere un altro libro della Robinson da leggere. Comunque è bellissimo! Specie per chi ha un fratello che ama, per chi ha un rimpianto, per chi è in fuga da un luogo e da un momento della vita: per tutti? A me sembra proprio di si. Scritto benissimo e con una traduzione fantastica.

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    enrico.s

    02/10/2012 18:17:23

    Marilynne Robinson è una scrittrice eccezionale, un singolare impasto di temi e stili che discendono direttamente da Flannery 0'Connor (per le tematiche morali poste in maniera a volte intransigente), Henry James (per l'attenzione maniacale ai dettagli e alle sfumature che svelano la psicologia dei personaggi) e di William Faulkner (inevitabilmente, visto dove si svolge la vicenda). Non si cura delle mode letterarie del momento, non ha paura di scrivere come si faceva cento anni fa; usa uno stile denso, che si dipana lentamente e che ti "attira" nella storia con una forza alla quale è difficle opporsi. Alla fine, i suoi personaggi risultano più "veri" della maggior parte delle persone in carne e ossa che ci circondano. Bellissimo romanzo (come l'altro pubblicato sempre da Einaudi, "Gilead").

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    Loris

    11/04/2012 15:10:22

    Sono tornato sui sentieri di carta di Gilead, in cerca della stato di grazia che quella lettura mi aveva donato. Come spesso accade, l'attesa carica di aspettative ha generato una (parziale) delusione. I temi restano alti e la qualità della scrittura è pregevole. In luogo però della felice commistione tra il racconto privato e la Storia cui si assisteva nel memoriale di Ames, questo 'Casa' si svolge in un orizzonte ristretto che risulta a tratti soffocante. L'unità di luogo e tempo è scalfita solo da scarne rivelazioni sui trascorsi dei protagonisti, stralci di cronaca che arrivano dallo schermo tv e dotte discussioni escatologche. Tutto ruota intorno a tre personaggi, alle loro complesse personalità, filtrate da un narratore che sposa il punto di vista di Glory. La 'casa' del titolo è luogo fisico e spirituale, scenario e fulcro del narrare, oggetto al contempo di amore, nostalgia e repulsione. Il sentimento prevalente al termine della lettura è l'amarezza, solo mitigata dalla promessa di una possibile e futura riconciliazione.

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    claudio

    05/04/2012 10:40:43

    Altro grande libro della Robinson, dopo Gilead. Anche questo è ambientato nella cittadina americana ed ha praticamente gli stessi personaggi del primo, solo a parti invertite. Là era la famiglia Ames, qui è la famiglia Boughton, il reverendo amico da sempre del reverendo Ames. E si svolge in contemporanea. Qui c'è il figliol prodigo che torna a casa dopo vent'anni passati chissà dove e chissà come: ma casa è un termine troppo grosso per lui, per la sua vita disordinata. E neppure l'intervento della sorella minore Glory riuscirà a "salvare" Jack.

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