Il caso Battisti. Un terrorista omicida o un perseguitato politico?

Giuliano Turone

Editore: Garzanti Libri
Collana: Saggi
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 7 luglio 2011
Pagine: 176 p., Brossura
  • EAN: 9788811601357
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Recensioni dei clienti

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    marco b.

    12/10/2011 16:58:48

    Ottimo libro: serio, onesto, argomentato. Ce n'era davvero bisogno.

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    claudio

    16/09/2011 10:00:20

    Complimenti al giudice Turone che ha voluto cimentarsi nella ricostruzione del caso Battisti. E finalmente ho capito tutto quello che il pur diluvio di notizie sul caso non mi aveva fatto comprendere. E cioè che Battisti è un terrorista condannato in tutti i gradi di giudizio in processi che sono stati giudicati da più parti (fra l'altro dalla Corte i Giustizia di Strasburgo) equi e garantisti.

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  Il testo ha un indiscutibile pregio, che collima con il tono autorevole della scrittura. È l'andamento pacato, mai animoso, con il quale l'autore, già magistrato a Milano, si è adoperato nella ricostruzione della vicenda politica, giudiziaria e anche morale di Cesare Battisti, il terrorista fuggito prima in Francia e poi in Brasile, e oggi, di fatto (non meno che di diritto), uomo libero malgrado le molteplici condanne passate in giudicato. Giuliano Turone ha compulsato i cinquantatré faldoni che raccolgono l'iter penale di Battisti e ne ha ricostruito l'intera traiettoria, dagli esordi come criminale comune al passaggio alla militanza nei Proletari armati per il comunismo, per conto dei quali compie, o partecipa al compimento, di quattro omicidi, fino ai giorni della sua latitanza, trasformatasi poi in "esilio". Colpiscono molte cose nel testo, che si rivela un buon lavoro sul piano archivistico. Emerge infatti una contiguità tra il lavoro del giudice e quello dello storico (cosa di cui, peraltro, non dubitavamo): la transitività tra la dimensione criminale e l'eversione politica; la superficialità con la quale i sostenitori francesi dell'innocenza politica (ma non necessariamente giudiziaria) di Battisti si sono dedicati a una difesa a oltranza, al di sotto di ogni dubbio; il caravanserraglio mediatico che ha giovato all'impunità di un reo; la percezione degli anni settanta come di un'epoca di "guerra civile", così concepita dai protagonisti della lotta armata di allora e così recepita dai loro postumi difensori morali. Su tutto si fa luce la pessima immagine che l'Italia ha dato di sé, in questa come in altre vicende. La mancata estradizione, che rivela il conflitto tra le magistrature, a essa favorevoli, e i politici francesi e brasiliani, contrari, ne è la cartina di tornasole. Claudio Vercelli