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Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale - Filippo Focardi - copertina

Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale

Filippo Focardi

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Editore: Laterza
Edizione: 3
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 17 marzo 2016
Pagine: XIX-288 p., Brossura
  • EAN: 9788858123850

33° nella classifica Bestseller di IBS Libri Storia e archeologia - Storia - Specifici eventi e argomenti - Post-colonialismo

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Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle c...

Filippo Focardi

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Cattivo tedesco. Barbaro, sanguinario, imbevuto di ideologia razzista e pronto a eseguire gli ordini con brutalità. Al contrario, bravo italiano. Pacifico, empatico, contrario alla guerra, cordiale e generoso anche quando vestiva i panni dell'occupante. Sono i due stereotipi che hanno segnato la memoria pubblica nazionale e consentito il formarsi di una zona d'ombra: non fare i conti con gli aspetti aggressivi e criminali della guerra combattuta dall'Italia monarchico-fascista a fianco del Terzo Reich. A distinguere fra Italia e Germania era stata innanzitutto la propaganda degli Alleati: la responsabilità della guerra non gravava sul popolo italiano ma su Mussolini e sul regime, che avevano messo il destino del paese nelle mani del sanguinario camerata germanico. Gli italiani non avevano colpe e il vero nemico della nazione era il Tedesco. Gli argomenti furono ripresi e rilanciati dopo l'8 settembre dal re e da Badoglio e da tutte le forze dell'antifascismo, prima impegnati a mobilitare la nazione contro l'oppressore tedesco e il traditore fascista, poi a rivendicare per il paese sconfitto una pace non punitiva. La giusta esaltazione dei meriti guadagnati nella guerra di Liberazione ha finito così per oscurare le responsabilità italiane ed è prevalsa un'immagine autoassolutoria che ha addossato sui tedeschi il peso esclusivo dei crimini dell'Asse, non senza l'interessato beneplacito e l'impegno attivo di uomini e istituzioni che avevano sostenuto la tragica avventura del fascismo.
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    Cris ZH

    18/01/2020 11:43:14

    "L'identità collettiva di un popolo si forma anche attraverso il dimenticare (…) quindi noi abbiamo bisogno di riformulare i criteri di selezione della memoria." (P. Bodei). Questo libro, dalla scrittura asciutta e rigorosamente documentato, analizza la formazione di alcuni grandi miti della identità italiana contemporanea: principalmente il mito del fascismo inviso alle masse e della ansia di riscatto popolare, ma anche indirettamente il mito del primo fascismo "buono" e degli "Italiani brava gente". Questa revisione dei miti è fondamentale per avvicinarsi allo studio dell'evoluzione sociale, politica e culturale dell'Italia durante il ventesimo secolo.

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    luca bidoli

    12/01/2020 18:46:20

    Un ottimo testo, scritto molto bene e con una documentazione ineccepibile tra fonti primarie e secondarie, aggiornate e recenti, che rivede e riscrive sul "mito", ripetuto e consolidato, del soldato italiano buono ed umano, in netta e radicale contrapposizione con il " camerata" tedesco, barbaro e sanguinario. Il testo svela e rileva la natura e l'utilizzo di questo stereotipo, affermatosi in modo particolare sin dall'immediato 8 settembre, volto ad un riscatto morale e non solo, in vista della resa dei conti con gli avversari di ieri e delle inevitabili conseguenze delle guerre di aggressione "fasciste", rese estranee alla mentalità ed al sentire di tutto un popolo. Italiani brava gente, ma è davvero così? Questo testo insinua dubbi nelle nostre più intime convinzioni e rende palese la rimozione, quasi collettiva, di un ventennio di dittatura, feroce e criminale, e, soprattutto, dei suoi esiti di guerra, a fianco, non succubi, della potenza germanica.

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    Imprescindibile

    13/12/2019 11:49:35

    Smonta il mito ormai ultra-inflazionato degli 'italiani brava gente', un libro da leggere e da far leggere

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    Renzo Montagnoli

    27/10/2019 17:03:57

    Per quanto di non facile lettura, trattandosi di un testo rigorosamente storico e volto a capire i motivi, i modi e i fini del nostro processo (basti pensare che l’alleanza di Mussolini con Hitler viene vista dai monarchici, dagli antifascisti, dagli agnostici come frutto di un patto privato, come se le responsabilità di entrambi potessero essere tenute separate nell’aspetto civile da quello pubblico), mi sembra che il risultato che si era prefisso l’autore sia stato raggiunto, chiarendo non poche cose. E del resto per enfatizzare il bravo italiano è stato sufficiente esagerare la figura del cattivo tedesco; ora, premesso che è impossibile che tutti gli italiani fossero bravi e tutti i tedeschi fossero cattivi, non bisogna dimenticare che se nell’Unione Sovietica occupata i soldati nazisti spesso e volentieri commisero degli eccidi, anche senza piani preordinati, non devono essere tralasciati quelli compiuti dall’esercito italiano nei Balcani, crimini non dissimili da quelli commessi dal loro alleato. Che dire poi della nostra occupazione in Slovenia con deportazioni in massa nel famigerato campo di concentramento dell’isola di Rab, dove la mortalità era addirittura superiore a quella di Auschwitz? É evidente che il famoso motto evangelico “chi è senza peccato scagli la prima pietra” è alquanto pertinente. E invece si celebrano le vittime delle foibe (beninteso questi poveri italiani sopressi in modo così orrendo comportano un più che giustificato nostro sdegno), ma chissà per quale ragione non si parla degli eccidi da noi commessi in quelle zone, di cui furono vittime non solo uomini, ma anche donne e bambini. Le conclusioni dell’opera sono purtroppo disarmanti, perché Focardi evidenzia come il popolo italiano sia completamente privo dell’etica della responsabilità.

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    Arianna

    19/09/2019 19:18:15

    Acquistato e letto per un esame di Storia Contemporanea, l'ho letto tutto d'un fiato. Spedizione veloce.

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    bolatre

    25/07/2019 18:25:18

    Libro originale che tutti dovrebbero leggere. Tanti cliché da rimeditare!

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    Sergio

    14/01/2019 16:46:17

    Ottimo titolo, interessante e nuovo, pre molti versi. Una visione storica distorta quella che vede l'italiano "buono" per forza e sempre (italiani brava gente). Tanti episodi della nostra storia contraddicono questa assurda verità.

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