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Cavalcare la tigre. Orientamenti esistenziali per un'epoca della dissoluzione

Julius Evola

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Dimensioni: 2,53 MB
Pagine della versione a stampa: 232 p.
  • EAN: 9788827222744
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Gaia la libraia

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Nuova edizione. Evola tratta in quest’opera del problema dei comportamenti che per un tipo umano differenziato si addicono in un’epoca di dissoluzione, come l’attuale. Partendo da una decisa opposizione a tutto ciò che è residuale civiltà e cultura borghese, viene cercato un senso dell’esistenza di là del punto-zero dei valori, del nichilismo, del mondo dove “Dio è morto”. Il detto orientale “cavalcare la tigre” vale per il non farsi travolgere e annientare da quanto non si può controllare direttamente, mentre è possibile così evitarne gli aspetti negativi e forse anche ipotizzare una possibilità di indirizzo: assumere i processi più estremi e spesso irreversibili in corso per farli agire nel senso di una liberazione, anziché in quello di una distruzione spirituale.
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    Riccardo

    17/10/2018 20:22:28

    "Cavalcare la Tigre" è l'altro libro problematico di Evola (insieme a "Rivolta contro il Mondo Moderno"), l'altro libro che troppi ciechi apologeti e troppi sordi denigratori hanno frainteso fino a snaturarlo. Non entro nel merito delle tematiche affrontate, troppo complesse da affrontare in una rapida recensione, ma occorre ricordare che ad una simile opera ci si accosta con cognizione di causa.

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    Marco

    08/12/2017 20:27:38

    Un capolavoro scaturito dal genio imperituro del Maestro. Di imperdibile lettura, profetico, profondo, radicalmente reazionario ed attuale. Da studiare meticolosamente , leggere e rileggere, respirare, ed inebriarsi di aria pura. Un'altra spietata quanto lucida analisi della lordura moderna ed un potentissimo antidoto contro lo scoraggiamento e l'abbandono del proprio essere al pecorume che oramai contraddistingue il mondo attuale. Il barone ravviva quella fiammella inestinguibile della lotta interiore contro il nauseante e satanico nuovo ordine mondiale. Un grande, magnifico Evola.

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    Roberto

    07/04/2010 11:14:17

    Il nichilismo, l'idea che l'esistenza dell'uomo non abbia alcun senso e che sia determinata esclusivamnete dalla casualità e da fattori materiali, meccanici e biologici è ormai ampiamente condivisa. Questa convinzione è dovuta a quella ipertrofia della scienza moderna che è lo scientismo, ovvero l'applicazione del metodo sensistico e quantitativo ad ambiti che non possono essere ridotti a mera quantità materiale. Cosicchè ecco cadere sotto la scure della mentalità "square" scientistica tutti i valori che in età premoderna davano senso alla vita ma che non hanno, agli occhi del razionalismo moderno, un fondamento "scientificamente comprovabile". La morte di Dio, la fine dei valori, la dissoluzione della forma artistica, la mancanza di radici e di senso dell'appartenenza, sono alcuni dei risultati di questa Weltanschauung. Ecco quindi affermarsi le due facce della civiltà moderna: da un lato l'abbandono alla razionalità calcolatrice, alle strategie di mercato, alla burocrazia, alla mentalità caratteristica degli ambienti borghesi e capitalistici; dall'altro l'opposizione sbandata e irrazionale del neobarbarismo: l'anarchismo, l'esistenzialismo, le mode underground, il primitivismo sociale, il terrorismo. Morto Dio non resta dunque che cercare rifugio in surrogati di valori: la ricerca del successo, la glorificazione del denaro, l'abbandono ai vari oppiacei fisici (droghe, alcool, sesso) e psichici come la TV, l'entertainment, lo spettacolo. Tutto ciò secondo Evola è con molta probabilità destinato ad estremizzarsi sempre più; e nessun tentativo di agire in senso contrario potrà fermarlo. E' bene dunque che una ristretta cerchia di uomini tenti di rimanere il più possibile in piedi fra le rovine fino al punto zero dei valori. Solo allora forse, nel vuoto totale, gli uomini differenziati potranno riprendere una funzione attiva. Per ora non resta che sopportare senza farsi corrompere dalla degenerazione.

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