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Cavalcare la tigre. Orientamenti esistenziali per un'epoca della dissoluzione
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Cavalcare la tigre. Orientamenti esistenziali per un'epoca della dissoluzione - Julius Evola - copertina
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Cavalcare la tigre. Orientamenti esistenziali per un'epoca della dissoluzione Julius Evola
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Descrizione


Julius Evola tratta in quest'opera del problema dei comportamenti che per un tipo umano differenziato si addicono in un'epoca di dissoluzione, come l'attuale. Il libro, però, venne pensato all'inizio degli anni Cinquanta. Cavalcare la tigre illustra la "via secca", cioè quella intellettuale, interiore, personale. Il detto orientale "cavalcare la tigre" vale per il non farsi travolgere e annientare da quanto non si può controllare direttamente: esso quindi comporta l'assumere anche i processi più estremi e spesso irreversibili in corso per farli agire nel senso di una liberazione, anziché, come per la grande maggioranza dei nostri contemporanei, in quello di una distruzione spirituale. Cavalcare la tigre può dunque venire considerato, quasi uno speciale "manuale di sopravvivenza" per tutti coloro i quali, considerandosi in qualche modo ancora spiritualmente collegati al mondo della tradizione, sono costretti però a vivere nel mondo moderno.
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Dettagli

2009
1 agosto 2000
232 p., Brossura
9788827213766

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lilimarlene
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Questo libro è un libro di controtendenza nel panorama filosofico attuale,oggi assistiamo prevalentemente al dilagare del pensiero debole. Invece questo libro,combatte per un pensiero forte, esprime delle linee di vetta,fa puntare in alto con coraggio il suo lettore.E un libro che coniuga una critica intelligente a Nietzsche,Heidegger,e Sartre con un recupero del pensiero orientale e dello stoicismo romano.Un'opera originale che è interessante anche da un punto di vista della critica del costume.

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Roberto Andreoli
Recensioni: 5/5

Il nichilismo, l'idea che l'esistenza non abbia alcun senso e che sia determinata esclusivamente dalla casualità e da fattori materiali, meccanici e biologici è ormai ampiamente condivisa. Questa convinzione è dovuta a quella ipertrofia della scienza moderna che è lo scientismo, ovvero l'applicazione del metodo sensistico e quantitativo ad ambiti che non possono essere ridotti a mera quantità materiale. Cosicchè ecco cadere sotto la scure della mentalità "square" scientista tutti i valori che in età premoderna davano senso alla vita ma che non hanno, agli occhi del razionalismo moderno, un fondamento "scientificamente comprovabile". La morte di Dio, la fine dei valori, la dissoluzione della forma in arte, la mancanza di radici e di senso dell'appartenenza, sono alcuni dei risultati di questa concezione. Ecco affermarsi le due facce della civiltà moderna: da un lato il predominio del razionalismo calcolatore, delle strategie di mercato, della burocrazia, del tecnicismo; dall'altro l'opposizione sbandata e irrazionale del neobarbarismo, dell'anarchismo, dell'esistenzialismo, delle mode underground, del primitivismo, del terrorismo. Morto Dio, desacralizzato il mondo, non resta che cercare rifugio in surrogati di valori: la ricerca del successo e del benessere, l'apoteosi del denaro, l'abbandono ai vari oppiacei fisici (droghe, alcool, sesso, cibo) e psichici (TV, entertainment, divertimento, consumo). Tutto ciò secondo Evola è destinato ad acutizzarsi sempre più; e nessun tentativo di agire in senso contrario potrà fermarlo. E' bene dunque che una ristretta élite tenti di rimanere il più possibile in piedi fra le rovine fino al punto zero dei valori. Solo allora forse, nel vuoto totale, gli uomini differenziati potranno riprendere una funzione attiva. Ora non resta che resistere senza farsi corrompere dalla degenerazione.

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