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Traduttore: E. Cicogna
Editore: Mondadori
Edizione: 5
Anno edizione: 1988
Formato: Tascabile
Pagine: 406 p.
  • EAN: 9788804314639
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Recensioni dei clienti

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    Giuseppe

    15/06/2014 14.30.11

    Macondo è il villaggio immaginario di un inverosimile racconto vestito da fiaba. Il mondo è tanto recente da far pensare ancora che fosse piatto, non tutte le cose hanno già un nome e per parlarne bisogna tenerle davanti e indicarle col dito. José Arcadio Buendia è il fondatore del villaggio e la sua stirpe resta il cardine della narrazione. José Arcadio, sua moglie Ursula, i figli Aureliano, Amaranta e José Arcadio, e i numerosi discendenti con cui si rischia di confondersi nella lettura a causa dei nomi simili, avvicendano ostinati sogni utopici, ostacolati da singolari epidemie e sciagure: la peste dell'insonnia, un diluvio lungo quattro anni seguito da una siccità di dieci, trentadue guerre di cui nessuna vinta. Un secolo che trasforma la Strada dei Turchi - il centro del paese - in un fiorente centro di scambio. Vi passano zingari colti come Melquiades, e bananieri schiavisti, e il villaggio si piega alle invenzioni e alle scoperte, il treno, il telefono, la radio, ma disilluso impara a rifiutare ciò che inganna l'animo, persino le macchinose storie inventate dal cinema e dal teatro. La vita reale l'ha indebolito con meraviglie e drammi, poli di una clessidra che il destino capovolge meccanico e puntuale fino ad abbandonarlo in un labirinto di strade miserabili con appena qualche lampada accesa. Nel villaggio la solitudine si sussegue tra le antinomie e le consuetudini. Non è una condanna, ma un patto che ogni componente di sette generazioni osserva senza rendersene conto. L'amore sacrale è la vana cura del cuore. Si conserva nella camera di pergamene o in un nascondiglio pieno di monete, si costruisce in un infinito sudario o con pesciolini d'oro venduti in cambio d'oro dello stesso valore. Ad esso si contrappone una rara paura. Tutto finisce per marcire sotto il peso dell'antica premonizione di un bambino che nasce con la coda di maiale, ma forse è la salvezza di una ciclica centenaria Divina Provvidenza.

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    Gaetano Asile

    23/02/2014 13.40.16

    La penna di Marquez è una di quelle che si amano molto o si amano poco. Non sono d'accordo con chi dice che questo autore possa essere odiato. Resta uno dei libri migliori che ho letto, nel quale alla parabola discendente dei fasti dei Buendia, si accompagna una rassegnazione che si nota in uno riga man mano che procediamo verso la fine. In un lungo elenco di personaggi, che puntualmente nascono crescono e muoiono secondo una legge universale e inesorabile che qui ben si manifesta, appare costante la nostalgia, i cento anni di solitudine, che sono una cifra caratteristica di chiunque faccia parte della famiglia del Colonello Aureliano. Sicuramente da leggere e innamorarsene.

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    Claudio Mattera

    03/08/2013 12.21.22

    L'inizio sembra il preludio a un romanzo straordinario, ma l'entusiasmo del lettore segue la stessa parabola discendente dei Bunedìa, finanche al sospetto di trovarsi dinanzi alla sceneggiatura di una telenovela sudamericana. Gli ingredienti necessari (amore, tradimento e morte) ci sono tutti e tutti muovono la giostra perpetua degli "Arcadio" e degli "Aureliano" che, vivi o morti che siano, coesistono con naturalezza nel delirante scenario onirico dell'Autore che è Macondo. Il finale ultradecadente e allucinato interrompe una trama oramai divenuta flebilissima e riconduce il lettore al punto di partenza, come in un brutto sogno destinato a ripetersi all'infinito fino al risveglio. "Cent'anni di solitudine" va letto come prova che si può scrivere un romanzo anche non avendo una storia, basta mettere in campo la bravura, oppure, la follia.

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    Salvatore

    13/06/2013 05.41.39

    C'è poco da dire! C'è chi la ama e chi la odia! Tutti, però, devono al cospetto di quest'opera concordare che "è senza antenati". E quando si respira uno stile nuovo non si può votare insufficiente. La storia può essere noiosa (per me non lo è stata), ma lo stile davvero no, tant'è ch'è valso un Nobel. C'è chi non ama i Led Zeppeling ma non si può dire che quello non sia un groove nuovo caduto come una palla infuocata dal cielo. E' il caso analogo! PS: se i nomi possono annoiare, vi consigli di stamparvi l'albero genealogico dei Buondia disp. su wikipedia.

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    Dario

    28/05/2012 11.47.33

    Cent'anni di storia della famiglia Buendìa dal primo all'ultimo della stirpe che si susseguono sul cerchio della vita ripetendo nomi, situazioni, errori, vizi ... e chi più ne ha più ne metta. Una serie di solitudini fiabesche collegate tra loro e tutte legate alla misteriosa profezia di uno zingaro svelata solo nelle ultimissime pagine ... Se amate questo autore 'Cent'anni di solitudine' vi farà innamorare ancor più. Se non lo conoscete vi consiglio di iniziare da altri libri tipo 'Dell'amore e d'altri demoni'. Garcìa Marquez dimostra ancora una volta di avere una fantasia incalcolabile che in questo capolavoro straripa abbattendo qualsiasi argine catapultando il lettore in una storia dai toni fiabeschi dove però non si intuisce nessun finale ( lieto o tragico che sia ) ma si ha la sensazione di girare intorno ad un cerchio. Capolavoro unico, da leggere e rileggere con infinita attenzione.

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    chiara

    24/04/2012 00.57.57

    capolavoro! all'ultima pagina letta,chiudendo il libro,ho sentito che tutto il mondo di Macondo, che ormai mi circondava,veniva risucchiato nuovamente fra le pagine di questo libro. magia?

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    guglielmo aprile

    26/02/2012 12.13.21

    dell'uomo esce un'immagine come frammento risonante del magma della creazione, esplosione di energie antichissime, selvgge, irreversibili - che poi si organizzano in una danza, narrativamente. E tale energia è l'eros che la alimenta. E l'eros è furia strugente e divorante, arroventa le atmosfere, è domanda che attende per sempre una risposta. Non si spiega per quali ragioni nasca l'attrazione verso un'altra persona: è una cosa che ci connette all'enigma muto del nostro essere nel cosmo. D'altronde, le donne latine hanno una carica erotica inimitabile. O meglio, le popolazioni di tutta la fascia equatoriale del pianeta respirano il sesso a un grado più intenso, con naturalezza e fantasia, come affermazione gioiosa e ludica della loro vitalità, ludico abbandono. Colombiane, venezuelane, messicane...: sono più portate. Ci si allontana dall'equatore, e il sangue si raffredda. Sarà dovuto al caldo, agli eccessi della stessa natura, a influssi della flora sovrabbondante, delle piogge colossali, al turgore e al fervore in cui a tutti i livelli, animale e vegetale, si sviluppa prospera la vita. E anche il desiderio esplode in forme parossistiche, travolgenti. Le attività del pensiero appaiono futili, gli interessi della mente secondari, e si accantonano; solo i sensi, sollecitati al massimo dall'esuberanza dei colori e degli odori, si attivano a pieno regime e l'uomo segue il loro torrente in piena. C'è un personaggio, una ragazza di eccezionale bellezza e inconsapevole di quanto sia bella, che col solo profumo del suo corpo è capace di portare gli uomini a impazzire o ad ammazzarsi: l'innocenza contiene una vena di perdizione... Un romanzo sulla carnalità violenta e obnubilante che prolifera a contatto con la grande natura, sulla sensualità della stessa natura, sulla seduzione della femminilità latina... Questo, e molto altro, è 100 anni de soledad... guglielmo aprile

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    S.A.

    30/05/2011 08.16.34

    Ma.. non è che mi abbia fatto impazzire. Libro particolare, sicuramente non è una lettura per tutti, in ogni caso lo trovo estremamente sopravvalutato.

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    luca

    31/03/2011 17.59.27

    Ho appena finito di leggere il romanzo e la mia impressione è che, per l'assegnazione del Nobel a Marquez e a questo libro, si sia tenuto più conto della "novità" creata dall'apparire sulle scene mondiali una cultura fino ad allora ignorata (quella sudamenricana per intenderci), che all'effettivo valore dell'opera. La stessa infatti, non scende assolutamente in profondità nell'animo di molti di loro e non dice assolutamente nulla di nuovo di quanto non si sappia su quei popoli: che siano stati colonizzati? Lo sapevamo! Che compagnie bananiere si siano impossessate delle loro terre? Lo sapevamo! Che vivono in un mondo pieno di pregiudizi e riti alchemici e/o religiosi? Lo sapevamo! Che si chiamano tutti con lo stesso nome e fisicamente si assomigliano più o meno tutti? Lo sapevamo! Per cui, cosa mi lascia questo romanzo? Una selva di nomi tutti uguali tra cui confondersi, una serie di diavolerie assurde spesso immotivate (una che fa disegni sui muri con le proprie feci ? Un'altro circondato da farfalle gialle? Un altro ancora che appare dopo decine di anni e gli sparano subito in testa? Lutti che colpiscono la casa in continuazione come se fosse di colpo scoppiata la peste?) Insomma, tali vicende astruse e insensate devo confessare mi hanno a volte dato la sensazione di leggere del ghiaccio venduto agli esquimesi, per restare in tema col romanzo. Ho letto di molto, molto meglio.

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    giuseppe

    24/03/2011 13.07.12

    Storia monotona e banale. Troppo primitivismo senza senso per i miei gusti. Preferisco i classici russi.

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    Monica

    17/12/2010 18.38.21

    In una narrazione asciutta, intessuta di concreta magia, lontana da inutili sensazionalismi, si svolge l'epopea lunga cent'anni della famiglia Buendìa. Le premonizioni, i fatalismi, l'ineluttabile destino, l'oblio, l'erotismo, la solitudine governano le vite dei personaggi. A partire dai nomi che si ripetono di generazione in generazione, al pari di situazioni e pene dell'animo che presentano meccanismi già visti e destinati a partorire i consueti effetti, così la storia che non ha nè inizio nè fine, ma gira in tondo e semplicemente ad un tratto scompare senza lasciare traccia di sè. Inimitabile.

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    chiara

    05/11/2010 12.28.53

    Intenso...da tutti i punti di vista. Impegnativo nella lettura, visto l'infinito albero genealogico. Il romanzo a mio avviso piu' caratterizzante dell'autore. Un libro da leggere con calma, magari d'inverno. Io lo ho amato cosi' :-)

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    Luca Stringara

    25/09/2010 12.16.34

    Una narrazione tumultuosa, una favola insonne, una magia del racconto, un fiume di parole che sa di parto prodigioso, una maledizione che sa di fatesco, un dannato ritmo strategico e proletario. Marquez t'incanta, non con la grammatica, ma con il fascino di un enorme racconto da focolare. "Il segreto di una buona vecchiaia non è altro che un patto onesto con la solitudine." "La saggezza non vale la pena se non è possibile servirsene per inventare un nuovo modo di cuocere i ceci."

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    Marco

    06/06/2010 01.31.03

    Cent'anni di solitudine è un capolavoro assoluto della letteratura mondiale e senz'altro il miglior libro del premio Nobel Gabriel Garcia Marquez. Questo non significa che sia un libro per tutti. Seguire l'intreccio degli Arcadi, e degli Aureliani può essere complicato ma non è neppure indispensabile. Chi conosce un po' la realtà latino americana lo amerà di sicuro. Si puo rileggere molte volte e trovare sempre qualcosa di nuovo.. il termine "realismo magico" è perfetto per definire questo magnifico libro.

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    Martin

    30/01/2009 01.40.58

    Il primo quesito che bisognerebbe porsi giudicando un libro forse è: questo libro ESTETICAMENTE è valido? (e lasciare da parte un po' i "pensieri", parola quanto mai abusata o le "riflessioni che ci fa fare"). Senza aprire la immortale questione sul gusto (vi do una notizia però, ci sono libri belli e libri non belli, checchè se ne voglia..) credo si possa rispondere tranquillamente che il libro è esteticamente di ottima qualità. (primo puntoo a vantaggio). Un altra cosa che mi lascia perplesso è chi dice che il libro sia un insieme di assurdità. Ma per Dio, è palesemente una storia che ha anche del favolistico, che vuol raccontare il mondo attraverso immagini e non per forza attraverso ragionamenti. Questa critica, insieme a quella della poca caratterizzazione dei personaggi, potrebbe essere tranquillamente portata al Furioso ariostesco; e sfido chiunque a negare che qulla sia un'opera sublime. Il problem è che forse ciò che conta di più non è il singolo personaggio, ma il suo agire, la parabola che la sua vita prende. Macondo è in fondo il paese dell'anima di ognuno di noi, i personaggi fasi, reazioni, momenti che noi attraversiamo, o siamo tentati di attraversare. A chi non è capitato di intentare imprese "nobili", spinto dal giovanil furore, senza averne chiari i contorni? E quante volte queste si sono manifestate solo come un'esibizione narcisistica di sè stesso. (ecco allora il Generale Aureliano). E questo è solo un esempio. Dal rapporto con gli altri, ai timori di creare a causa di una azione intimamente sbagliata un "bambino con la coda di maiale". E allora nel complesso la caratterizzazione non sarà così banale. ("ma è il mio cuore il paese più straziato.")

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    lorio82

    20/10/2008 17.06.41

    Lo sconsiglio vivamente. Fate beneficenza con i soldi destinati al libro, piuttosto che buttarli come ho fatto io. Sono disposto a regararlo! Mi rammarico e vederlo lì infilzato tra gli altri libri,alcuni bellissimi,mi dà urto! Una storia che non ha varamente nulla da insegnare,un libro pieno di fesserie, nessuno spunto, nessuna riflessione. Che confusione!Una successione di eventi ridicoli e nauseanti, gente che nasce e muore di continuo, figlio del figlio del nipote del suocero e così via tutti con lo stesso nome. Difficile da portare a termine,estremamente sopravvalutato! Mi stupisco degli altri commenti positivi! ??? com'è possibile apprezzare una spazzatura del genere???Spiegatemelo. Graie Ciao. PS. Spero con questo post di aver risparmiato a qualche utente questa PESSIMA LETTURA!

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    sara

    29/08/2008 10.12.42

    Noioso come pochi...... Non lo consiglio!!!!

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    RikStyle

    09/07/2008 18.41.59

    E' il mio libro preferito! Lo rileggo in continuazione e non mi stanco mai! un capolavoro insuperato e insuperabile!

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    GEA

    04/02/2008 18.30.51

    Premesso che giudico il libro cn gli occhi di una quattordicenne dico che sn rimasta..letteralmente stupefatta e tuttora nn so esprimemrmi,nn so se dire bello o brutto.Le parti della guerra di Aureliano le ho trovate noiose,le descrizioni d'amore tra i personaggi molto creative,coraggiose,tuttavia sn un po' spinte,ma nn volgari.Il personaggio che + mi ha colpito è stato Melquiades,mi è piaciuta molto la figura del vecchio saggio che dopo la morte vive ancora e che all'inizio dei tempi scrive la storia della famiglia Buendìa.All'inizio volevo affezionarmi al personaggio di Aureliano(primo),ma poi nn ci sn riuscita scoprendo un carattere quanto mai controverso che ho incomiciato quasi ad odiare quando si avvicinava la sua fine.Anche Remedios la bella che sale al cielo mi è piaciuta,la sua incredibile innocenza( o forse no?) mi hanno lasciata senza parole.Cent'anni di solitudine è certamente un libro da ammirare,perchè nn appartiene a nessuno genere,è inclassificabile,ma nn deve per forza piacere a tt anche se è mlt osannato.Ad esempio io alla fine nn ho pianto e ciò nn è un buon segno,nonostante la conclusione col vento forte che spazzia via tutto(soprattutto le famiglie maledette:))sia commovente, e ciò testimonia che nn è un libro che mi ha fatto innamorare,forse perchè parla di troppe cose e in certi punti di getta addosso un'inspiegabile depressione.

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    Dario

    18/11/2007 19.08.33

    Fantastico è dir poco.......un bellissimo libro coinvolgente e che non ci si stanca ma di leggere!!!!

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